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Mondiali 2026, per Senegal e Uzbekistan controlli e perquisizioni durate ore. Cannavaro tra “le vittime”

Arrivate negli Stati Uniti, le due squadre e i relativi staff tecnici sono state sottoposte a controlli intensivi

Nelle ultime ore diversi media hanno riportato che alcune delegazioni sono state sottoposte a lunghi interrogatori e perquisizioni stringenti al loro arrivo negli USA.

I dettagli emersi delineano una situazione di altissima tensione nei punti di frontiera degli Stati Uniti, in particolare all’aeroporto John F. Kennedy di New York. Le misure di sicurezza rigide, già previste per l’evento, sono state ulteriormente esasperate per ragioni sia politiche sia di ordine pubblico, scatenando forti polemiche a ridosso del calcio d’inizio.

Perquisizioni alla nazionale dell’Uzbekistan (Foto X)

Il caso dell’Uzbekistan di Fabio Cannavaro

L’episodio che sta facendo più scalpore in Italia riguarda la nazionale dell’Uzbekistan, guidata proprio dall’ex capitano azzurro Fabio Cannavaro. Al loro arrivo a New York, i calciatori, l’allenatore e l’intero staff tecnico sono stati bloccati in aeroporto e sottoposti a controlli straordinari durati diverse ore.

La delegazione è stata fatta mettere in fila indiana per passare sotto rigidi metal detector. Tutti gli effetti personali e i bagagli sono stati ispezionati minuziosamente da cani antidroga. Fonti di sicurezza statunitensi hanno parzialmente giustificato questo drastico protocollo con la contemporanea presenza a New York del presidente Donald Trump (il quale, tra l’altro, è stato pesantemente fischiato dal pubblico durante la partita della serie NBA al Madison Square Garden).

Il Senegal “blindato” e i precedenti geopolitici

Il trattamento shock non ha risparmiato nemmeno il Senegal. Anche la nazionale africana è stata trattenuta a lungo a causa di controlli incrociati sui visti e sui passaporti di alcuni membri dello staff.

Le proteste e il silenzio della FIFA

I media internazionali e i comitati delle squadre coinvolte stanno protestando duramente, parlando di un protocollo “esagerato” che compromette la serenità degli atleti a pochissimi giorni dal debutto e che rischia di trasformare un evento sportivo in un caso diplomatico. Dal canto suo, la FIFA mantiene il massimo riserbo, ribadendo che la sovranità sui visti e sulla sicurezza interna spetta esclusivamente ai governi ospitanti (USA, Canada e Messico).

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