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Scompenso cardiaco: vericiguat efficace anche nei pazienti più fragili

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Scompenso cardiaco, i dati italiani confermano il ruolo chiave di vericiguat anche nei pazienti più fragili

Nella pratica clinica italiana vericiguat viene utilizzato soprattutto nei pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta (HFrEF) più anziani, complessi e fragili rispetto a quelli arruolati nel trial registrativo VICTORIA, senza che emergano particolari criticità di tollerabilità. È quanto emerge dall’analisi del registro multicentrico italiano OpTIMa-HF, presentata al congresso Heart Failure 2026, che offre una delle prime fotografie real world dell’impiego del farmaco nel nostro Paese.

I risultati suggeriscono che i clinici italiani tendono a utilizzare vericiguat nei pazienti a rischio più elevato, spesso già sottoposti a una terapia ottimizzata secondo le linee guida, confermando la crescente fiducia verso questo approccio terapeutico anche nelle popolazioni più difficili da trattare.

Dal trial VICTORIA alla pratica clinica
Vericiguat è uno stimolatore della guanilato ciclasi solubile sviluppato per contrastare la disfunzione della via ossido nitrico–cGMP, alterazione chiave nella fisiopatologia dello scompenso cardiaco cronico.

Il farmaco ha ottenuto le raccomandazioni nelle linee guida dopo i risultati dello studio VICTORIA, trial che aveva arruolato oltre 5mila pazienti con HFrEF sintomatico e recente peggioramento clinico, mostrando una riduzione del 10% del rischio relativo di morte cardiovascolare o primo ricovero per scompenso rispetto al placebo.

Nonostante il posizionamento nelle linee guida, i dati di pratica clinica reale sull’utilizzo di vericiguat sono rimasti finora relativamente limitati, soprattutto in Europa.

Il registro OpTIMa-HF
L’analisi italiana ha raccolto retrospettivamente i dati di 572 pazienti trattati con una nuova prescrizione di vericiguat in 21 centri italiani partecipanti al registro OpTIMa-HF.

L’età media era di 70,5 anni e oltre un quarto dei pazienti erano donne. Le comorbidità risultavano molto frequenti: ipertensione nel 67,8% dei casi, diabete nel 41,1% e broncopneumopatia cronica ostruttiva nel 24,3%.

Dal punto di vista clinico, la maggior parte dei pazienti presentava sintomi NYHA II o III, mentre l’eziologia ischemica rappresentava la causa predominante dello scompenso.

Pazienti più anziani e più complessi rispetto al VICTORIA
Il confronto con la popolazione del trial registrativo evidenzia differenze molto interessanti. I pazienti italiani trattati con vericiguat erano mediamente più anziani rispetto a quelli del VICTORIA e presentavano:
• pressione arteriosa sistolica più bassa;
• funzione renale più compromessa;
• maggiore fragilità clinica complessiva.

I livelli di NT-proBNP risultavano invece sovrapponibili, suggerendo una severità di scompenso comparabile.

Dal punto di vista terapeutico, emerge chiaramente anche l’evoluzione dello standard of care nello scompenso cardiaco rispetto agli anni del VICTORIA. Nel registro italiano l’utilizzo di ARNI era nettamente superiore rispetto al trial registrativo, così come l’impiego degli antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi e soprattutto degli inibitori SGLT2.

Oltre l’84% dei pazienti riceveva infatti un SGLT2-inibitore e più della metà era trattata con tutti e quattro i “pilastri” terapeutici raccomandati dalle linee guida contemporanee.

Vericiguat come terapia “add-on” nei pazienti avanzati
Il dato forse più rilevante dello studio è proprio il contesto terapeutico in cui viene utilizzato vericiguat. Nella pratica clinica italiana il farmaco sembra essere introdotto soprattutto come strategia aggiuntiva nei pazienti già ottimizzati con le principali terapie disease-modifying, ma ancora ad alto rischio di riospedalizzazione e progressione clinica.

Questo riflette il profilo dei pazienti più problematici nella gestione quotidiana dello scompenso: soggetti anziani, spesso ipotesi, con funzione renale ridotta e multipli ricoveri pregressi, nei quali le opzioni terapeutiche aggiuntive diventano progressivamente più limitate.

Il fatto che vericiguat venga utilizzato con continuità anche in queste popolazioni suggerisce, secondo gli autori, una buona tollerabilità percepita dai clinici.

La sfida dello scompenso “worsening”
Lo studio conferma anche un cambiamento più ampio nella gestione dello scompenso cardiaco: la crescente attenzione verso il cosiddetto worsening heart failure, cioè quella fase di instabilità clinica caratterizzata da peggioramento sintomatico, incremento delle ospedalizzazioni e progressiva perdita di compenso.

È proprio in questo setting che vericiguat trova il suo posizionamento più naturale, come terapia finalizzata a ridurre il rischio di nuovi eventi e interrompere il circolo vizioso delle riospedalizzazioni.

Secondo gli autori, il registro OpTIMa-HF dimostra che nella pratica clinica reale italiana il farmaco viene ormai integrato all’interno di una strategia terapeutica avanzata e altamente aderente alle linee guida, anche nei pazienti più fragili e complessi.

Riferimento bibliografico
Marzano F, Paolillo S, Gargiulo P, et al. Vericiguat in Italian clinical practice: insights from the OpTIMa-HF registry and comparison with the VICTORIA trial. Presented at Heart Failure 2026.

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