I volontari di Sumud detenuti illegalmente sono ora nel loro quarto giorno di sciopero di fame (nessun cibo, nessuna acqua) e la loro condizione è critica
Sono al quarto giorno dello sciopero della fame e della sete Domenico Centrone, Leonarda Alberizia e gli altri otto detenuti della Global Sumud Flotilla (Gsf) arrestati e detenuti della Libia orientale “in un sito segreto e mentre le loro condizioni di salute precipitano”. Il movimento internazionale in una nota torna così a lanciare l’allarme sugli attivisti del ‘land convoy’, il convoglio che ha cercato di rompere il blocco israeliano su Gaza raggiungendo la Striscia via terra.
Degli undici arrestati lo scorso maggio dalle autorità della Libia orientale, in dieci stanno osservando da 96 ore lo sciopero della fame “a secco”, una iniziativa intrapresa “per protestare – scrive la Gsf – contro la loro detenzione illegittima, il diniego di assistenza legale, il prolungamento della custodia e i maltrattamenti subiti”.
Il movimento in una nota denuncia ancora: “Ad oggi, le condizioni di salute dei volontari in sciopero stanno peggiorando rapidamente”. Ieri diversi attivisti sono svenuti, tr acui “soprattutto le donne”, e nonostante questo “le autorità libiche continuano a negare qualsiasi monitoraggio medico
indipendente. Nessun team sanitario esterno è stato autorizzato a visitarli“. Secondo la Gsf, “sono i medici della delegazione stessa che sono costretti a monitorare e assistere i propri compagni in condizioni critiche, pur essendo essi stessi estremamente debilitati”.
Ancor più preoccupante il fatto che gli undici attivisti siano “reclusi in una struttura carceraria isolata e non civile gestita dal Ministero dell’Interno, nota localmente come ‘black site’ (sito nero)”. Il console italiano presso il governo orientale della Libia, Filippo Andrea Colombo, ha potuto visitare i due connazionali lo scorso 27 maggio. Martedì 2 giugno, quando le autorità hanno rinnovato di dieci giorni la detenzione cautelare, Colombo ha chiesto di poter effettuare una nuova visita, ma ad oggi nessuna risposta sarebbe ancora arrivata da Bengasi.
GLI ATTIVISTI DETENUTI IN “ISOLAMENTO TOTALE”
Dalla struttura, riferisce ancora l’organizzazione Gsf, provengono intanto informazioni inquietanti sulle condizioni detentive degli undici attivisti: “isolamento totale: i detenuti rimangono completamente tagliati fuori dal mondo esterno, senza alcun contatto con le proprie famiglie e senza accesso a una rappresentanza legale indipendente; false speranze strumentalizzate: le autorità stanno deliberatamente sommergendo i volontari di informazioni contraddittorie, promettendo ripetutamente il rilascio ogni due giorni per minarne la resistenza psicologica; manipolazione giudiziaria: ai detenuti è stato comunicato che compariranno davanti a un tribunale il prossimo martedì. Tuttavia, alla luce di una costante serie di inganni amministrativi, i volontari ritengono che si tratti dell’ennesima tattica volta a destabilizzarli emotivamente e a prolungare la loro detenzione arbitraria”.
La Gsf ricostruisce la vicenda, ricordando che il 24 maggio la delegazione negoziale di dieci membri “si è avvicinata a Sirte in buona fede per discutere con le autorità libiche il passaggio sicuro del convoglio umanitario. Invece di essere accolta per il dialogo, la delegazione è stata caricata con la forza su furgoni senza contrassegni e fatta sparire. Ai dieci delegati si aggiunge Mehdi Bouzguenda, volontario tecnico tunisino di 24 anni, arrestato il 19 maggio mentre rientrava nel proprio Paese”.
Lo scorso 2 giugno “la loro detenzione arbitraria è stata prorogata di ulteriori dieci giorni con il pretesto di presunte violazioni delle norme sull’immigrazione, nonostante tutti i volontari fossero in possesso di visti validi e fossero entrati legalmente nel Paese”.
La Global Sumud Flotilla conclude chiedendo “l’immediato accesso di osservatori medici indipendenti; l’accesso dei rappresentanti consolari internazionali; il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli undici volontari detenuti”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

