Recordati potrebbe presto lasciare Piazza Affari. Il gruppo farmaceutico italiano ha ricevuto un’offerta da parte di CVC Capital Partners e Groupe Bruxelles Lambert per il delisting
Recordati potrebbe presto lasciare Piazza Affari. Il gruppo farmaceutico italiano ha ricevuto un’offerta da parte di CVC Capital Partners e Groupe Bruxelles Lambert per il delisting della società e la sua trasformazione in azienda privata, in un’operazione che potrebbe raggiungere un valore complessivo di circa 10,73 miliardi di euro, pari a oltre 12 miliardi di dollari.
L’offerta prevede un corrispettivo di 51,29 euro per azione, con un premio del 13% rispetto al prezzo di chiusura registrato a marzo 2026, periodo in cui CVC aveva espresso per la prima volta il proprio interesse per l’acquisizione del gruppo.
Una nuova fase strategica per Recordati
Secondo quanto riportato dagli investitori, Recordati starebbe entrando in “una nuova fase di sviluppo”, caratterizzata da opportunità strategiche che richiedono maggiore flessibilità operativa, investimenti crescenti in ricerca e sviluppo e orizzonti temporali più lunghi rispetto a quelli tipicamente favoriti dai mercati finanziari.
Nel documento diffuso venerdì, i promotori dell’operazione sottolineano che il passaggio al privato consentirebbe all’azienda di beneficiare di maggiore flessibilità strategica; una base di capitale stabile; supporto azionario di lungo termine.
L’operazione si inserisce in una tendenza sempre più evidente nel settore biotech e farmaceutico: il crescente ruolo del private equity nel finanziamento e nella gestione delle aziende life science.
Il ruolo di CVC e l’accordo con Rossini
Elemento chiave dell’operazione è il coinvolgimento di Rossini, holding controllata da CVC e già titolare del 46,82% del capitale di Recordati, che ha accettato di aderire all’offerta. Se tutte le condizioni verranno soddisfatte, il closing dell’operazione è previsto nel quarto trimestre del 2026.
Per CVC si tratta di un ritorno strategico su un asset che conosce molto bene. Il fondo aveva infatti già acquisito il controllo di Recordati nel 2018 dalla famiglia fondatrice, salvo poi ridurre progressivamente la propria partecipazione negli anni successivi.
La “PE-ization” del pharma
L’operazione conferma quella che alcuni analisti definiscono ormai la “PE-ization of pharma”, cioè la crescente influenza dei fondi di private equity nell’industria biofarmaceutica.
Secondo Kazi Helal, senior biotech analyst di PitchBook citato da BioSpace, molte società biotech e pharma vedono oggi nel capitale privato una fonte di finanziamento più stabile rispetto ai mercati pubblici, soprattutto in una fase caratterizzata da volatilità finanziaria, aumento dei costi di sviluppo e crescente pressione sugli investimenti in innovazione.
Negli ultimi anni diverse aziende del settore hanno scelto o subito processi di delisting o acquisizioni da parte di fondi di investimento, spesso con l’obiettivo di proseguire programmi di sviluppo clinico lontano dalle pressioni trimestrali di Borsa.
Perché il caso Recordati è diverso
Il caso Recordati ha però caratteristiche particolari rispetto a molte recenti operazioni nel biotech. A differenza di molte aziende oggetto di acquisizioni “difensive”, il gruppo milanese non versa in una situazione di crisi, ma rappresenta una delle realtà farmaceutiche europee più solide e profittevoli nel segmento specialty e rare diseases.
Negli ultimi anni Recordati ha consolidato la propria presenza internazionale, ampliando il business nelle malattie rare e rafforzando il portafoglio specialistico attraverso acquisizioni mirate.
Proprio questa fase di espansione potrebbe aver convinto gli investitori della necessità di una governance più libera dai vincoli del mercato pubblico.
Un segnale per il pharma europeo
Dal punto di vista industriale, il possibile delisting di Recordati rappresenta anche un segnale importante per il pharma europeo. La crescente difficoltà dei mercati pubblici nel sostenere strategie di investimento di lungo periodo sta infatti spingendo molte aziende verso modelli finanziari alternativi.
Per il settore life science europeo si apre così una fase in cui i grandi fondi di investimento potrebbero assumere un ruolo sempre più centrale non solo nel finanziamento dell’innovazione, ma anche nella ridefinizione degli assetti proprietari delle aziende farmaceutiche storiche.

