Il progetto “Cuori Ribelli” di Una Voce per Padre Pio organizza 12 missioni salvavita l’anno, porta in Italia i casi più gravi e forma il personale sanitario locale. Dal 2021 oltre 600 bambini operati
Ogni anno nel mondo nascono circa 500.000 bambini con una cardiopatia congenita che necessita di intervento chirurgico. Nella gran parte dei Paesi ad alto reddito, oltre il 90% di loro sopravvive fino all’età adulta[1]. In Africa subsahariana, la stessa diagnosi può essere una sentenza: senza cure, la metà di questi bambini non raggiunge il primo anno di vita[2]. Non perché la malattia sia diversa. Perché mancano i medici, le strutture, i fondi.
Il divario è brutale nei numeri: in Africa subsahariana opera un solo chirurgo cardiotoracico ogni 4 milioni di abitanti, con una capacità pari all’1% di quella globale. Nella sola Africa occidentale, il rapporto scende a un chirurgo ogni 26,5 milioni di persone. La mortalità per cardiopatie congenite non sta diminuendo: negli ultimi dieci anni è aumentata nell’Africa centrale del 38,1% e in quella occidentale del 40,3%, mentre a livello globale calava del 34,5%[3].
A questa emergenza silenziosa risponde dal 2021 il progetto “Cuori Ribelli”, iniziativa umanitaria di Una Voce per Padre Pio, organizzazione non profit attiva dal 2008 con sede in Italia.
UNA CONDANNA PER MIGLIAIA DI BAMBINI
Le cardiopatie congenite sono malformazioni del cuore presenti fin dalla nascita. Nei Paesi ricchi, la diagnosi precoce e l’accesso alla chirurgia rendono questa patologia largamente trattabile. Nei Paesi a basso reddito dell’Africa subsahariana, la catena si spezza in ogni anello: mancano ecografi per lo screening neonatale, mancano cardiochirurghi pediatrici, mancano terapie intensive post-operatorie, mancano i fondi per pagare un’operazione che nei pochi centri disponibili può costare quanto il reddito annuale di un’intera famiglia.
Nella regione africana, solo due abitanti su dieci hanno accesso alla sanità di base: il dato più basso al mondo[4]. In questo contesto, un bambino nato con un difetto cardiaco grave è quasi certamente destinato a morire, spesso prima ancora che la famiglia si renda conto di avere di fronte una condizione operabile.
Le Nazioni Unite, con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), si sono impegnate a ridurre la mortalità neonatale e infantile entro il 2030. Le cardiopatie congenite sono la settima causa di morte infantile in Africa, ma — a differenza di HIV, malaria e tubercolosi — ricevono investimenti sanitari e attenzione pubblica del tutto sproporzionati al peso del problema.
IL PROGETTO “CUORI RIBELLI”
“Cuori Ribelli” nasce da una consapevolezza: nessun bambino dovrebbe morire solo perché nato nel posto sbagliato del mondo. Il progetto opera attraverso due assi complementari.
Il primo è costituito da missioni salvavita di team specializzati, che includono anche la formazione dei medici locali: durante ogni missione chirurgica in Africa, équipe italiane di cardiochirurghi, anestesisti e infermieri lavorano fianco a fianco con il personale sanitario africano, trasferendo competenze tecniche e metodologie operative. L’obiettivo non è sostituire i medici locali, ma renderli progressivamente autonomi, affinché sempre più bambini possano essere curati nel proprio Paese senza affrontare il trauma e i costi di un trasferimento internazionale.
Il secondo asse è quello dei corridoi sanitari umanitari: i casi più gravi vengono identificati in loco, diagnosticati, e trasferiti in Italia per interventi cardiochirurgici salvavita, interamente gratuiti per le famiglie. I bambini vengono operati nei più importanti centri di eccellenza cardiochirurgica italiani, tra cui l’Ospedale Gaslini di Genova, il Bambino Gesù di Roma, il Niguarda di Milano, il Monaldi di Napoli, l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e l’Ospedale del Cuore di Massa, tra gli altri. I bambini vengono seguiti lungo tutto il percorso: dall’individuazione del caso nel territorio africano, alla diagnosi, alle pratiche consolari e al rilascio dei visti, all’organizzazione dei voli sanitari, all’accoglienza e al ricovero in Italia, fino all’assistenza sociale alle famiglie durante la degenza.
Ad oggi, in soli tre anni, grazie al progetto “Cuori Ribelli” sono stati operati oltre 600 bambini provenienti da Costa d’Avorio, Camerun, Burkina Faso, Benin, Etiopia, Senegal, Gabon, Gambia, Libia, Venezuela e Kosovo. Sono stati, inoltre, effettuati oltre 2.000 screening gratuiti direttamente nei Paesi di origine.
I PAESI COINVOLTI: IL PESO DEL CONTESTO
Il progetto è attivo in Costa d’Avorio, Camerun, Burkina Faso, Benin, Etiopia, Senegal, Gabon, Gambia e Libia, con nuove collaborazioni in fase di attivazione. Ogni Paese porta con sé un contesto sanitario che rende la carenza di cardiochirurgia pediatrica ancora più grave. Tra questi, le situazioni di maggiore complessità sono in:
Costa d’Avorio. Nonostante la crescita economica degli ultimi anni, il sistema sanitario ivoriano rimane tra i più fragili dell’Africa occidentale: la mortalità infantile si attesta a 54 decessi ogni 1.000 nati vivi[5] e la speranza di vita è la più bassa dell’intera Africa occidentale (58 anni). Secondo il World Bank Group, il governo ivoriano avrebbe dovuto aumentare il budget sanitario del 25% annuo per rispettare i propri obiettivi di sviluppo[6]. La Costa d’Avorio ospita anche oltre 61.400 rifugiati dal Burkina Faso, il 58% dei quali sono bambini[7], aggravando ulteriormente la pressione sul sistema sanitario. Una Voce per Padre Pio è presente a Bonoua con un ospedale e due orfanotrofi oltre alla Maison Padre Pio, una struttura moderna che ospita in regime stabile di accoglienza e riabilitazione di bambini diversamente abili con varie patologie.
Camerun. Il Paese contava, (attualmente chiuso) unico centro cardiochirurgico operativo — il Cardiac Centre di Shisong, nel nord-ovest anglofono — per una popolazione di oltre 28 milioni di persone. Non esiste copertura sanitaria pubblica universale: le cure sono interamente a carico dei pazienti[8]. La crisi sociopolitica in corso nella regione anglofona ha reso il centro intermittentemente inaccessibile. In questa cornice, oltre 4 milioni di bambini camerunesi necessitano di assistenza umanitaria urgente[9]. Oggi, una delle poche risposte concrete a questa emergenza è rappresentata dall’Hôpital Général de Yaoundé, dove attualmente la nostra équipe svolge missioni di cardiochirurgia pediatrica e cooperazione sanitaria internazionale.
Burkina Faso. La situazione nel 2025 è definita “allarmante” dall’OMS: quasi il 31% delle strutture sanitarie è interessato dalla crisi, il 17,7% è completamente chiuso per effetto dei conflitti armati. I servizi essenziali — vaccinazioni, urgenze, assistenza alle donne incinte — sono gravemente compromessi. Oltre il 17% della popolazione in 10 regioni è privata dell’accesso alle cure[10].
Benin. Anche in Benin, l’accesso alla cardiochirurgia pediatrica rimane estremamente limitato, soprattutto per le famiglie economicamente più fragili. La carenza di specialisti, di strutture altamente attrezzate e di programmi di assistenza continuativa costringe molte famiglie a rinunciare alle cure. In questo scenario, le missioni umanitarie realizzate dalla nostra équipe hanno consentito di offrire interventi salvavita e formazione specialistica al personale sanitario locale, contribuendo al rafforzamento delle capacità mediche del territorio.
Etiopia. Etiopia, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, l’accesso alla cardiochirurgia pediatrica resta ancora largamente insufficiente rispetto ai bisogni della popolazione. Ad Addis Abeba, presso l’Ethio Istanbul General Hospital, la nostra organizzazione ha realizzato missioni chirurgiche pediatriche ad alta intensità assistenziale. In un solo mese, grazie a due missioni internazionali consecutive, sono stati operati 85 bambini affetti da gravi cardiopatie congenite, offrendo loro una concreta possibilità di sopravvivenza e di futuro.
Nel 2026, grazie ai fondi della campagna solidale in corso, si punta a rispondere alle numerose richieste di intervento già pervenute e ad ampliare la rete dei corridoi umanitari con nuove collaborazioni attive.
COME CONTRIBUIRE: LA CAMPAGNA “PADRE PIO SOCIAL AIDE 2026”
È possibile sostenere “Cuori Ribelli” e tutti i progetti di Una Voce per Padre Pio attraverso la campagna solidale “Padre Pio Social Aide 2026”, con un SMS o una chiamata da rete fissa al numero solidale 45531. La campagna è sostenuta dalla trasmissione televisiva di Rai Uno “Una Voce per Padre Pio”, in onda mercoledì 13 giugno 2026 in prima serata, con replica pomeridiana il 5 luglio 2026. Il supporto di Rai per la Sostenibilità-ESG è attivo nella settimana 8-14 giugno.
[1] Ospedale Bambino Gesù / Piccoli Grandi Cuori – https://www.piccoligrandicuori.it/cardiopatie-congenite/
[2] Mission Bambini ETS – https://missionbambini.org/progetto/cuore-di-bimbi-tanti-piccoli-cuori-che-riprendono-a-battere-forte/
[3] “Congenital heart disease in Africa threatens Sustainable Development Goals” – https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9045496/
[4] Una Voce per Padre Pio / Interris.it – https://www.interris.it/la-voce-degli-ultimi/cuori-ribelli-il-progetto-che-cura-le-cardiopatie-infantili-in-africa/
[5] Wikipedia – Health in Ivory Coast – https://en.wikipedia.org/wiki/Health_in_Ivory_Coast
[6] Oxford Business Group, 2022 – https://oxfordbusinessgroup.com/reports/cote-divoire/2022-report/economy/prioritising-recovery-expanding-infrastructure-coverage-and-technologies-to-rebuild-and-strengthen-the-health-care-system
[7] UNICEF Côte d’Ivoire Humanitarian Situation Report No. 2, giugno 2024 – https://reliefweb.int/report/cote-divoire/unicef-cote-divoire-humanitarian-situation-report-no-2-1-april-30-june-2024
[8] Shisong Cardiac Center / Frontiers in Pediatrics, 2018 – https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6038727/
[9] UNICEF / ReliefWeb, 2024 – https://reliefweb.int/report/burkina-faso/467-million-children-risk-malnutrition-displacement-poor-health-learning-loss-west-and-central-africa-due-conflict-and-displacement
[10] WHO Health Cluster Burkina Faso, 2025 – https://healthcluster.who.int/countries-and-regions/burkina-faso

