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Dermatite atopica: tralokinumab efficace dopo 6 anni

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Tralokinumab nella dermatite atopica: sei anni di efficacia, controllo del distretto testa-collo e qualità di vita migliore

I dati provenienti dagli studi clinici, dagli studi di estensione e dalla real life mostrano un miglioramento progressivo e duraturo dell’efficacia fino a sei anni di follow-up, con riduzione dei flare, controllo del prurito e miglioramento della qualità di vita dei pazienti con dermatite atopica trattati con tralokinumab. Questo farmaco si conferma una delle strategie terapeutiche più solide nella dermatite atopica moderata-severa. Particolarmente rilevanti risultano i dati sul distretto testa-collo, coinvolto fino al 70% dei pazienti e associato a un impatto psicologico e sociale particolarmente elevato come mostrato durante un simposio al 99^ congresso della SIDeMaST.

Efficacia clinica precoce e mantenuta nel lungo termine
L’esperienza clinica con tralokinumab è oggi supportata da numerosi dati di real -world evidence , oltre che dagli a studi registrativi e dagli studi di estensione a lungo termine, sia nella popolazione adulta sia negli adolescenti. Il farmaco, anticorpo monoclonale diretto contro l’interleuchina-13, agisce bloccando selettivamente una delle principali citochine coinvolte nella risposta infiammatoria atopica, preservando alcuni meccanismi fisiologici di regolazione immunitaria.

“I risultati clinici emergono già nelle prime settimane di trattamento. Nei dati real life, circa il 60% dei pazienti raggiunge un miglioramento del 50% della gravità della malattia entro la quarta settimana. Alla sedicesima settimana oltre la metà dei pazienti ottiene un EASI75, mentre a circa otto mesi il 70% mantiene questo obiettivo e circa il 50% raggiunge un EASI90, con una quasi completa scomparsa delle lesioni cliniche” ha evidenziato la dott.ssa Alessandra Narcisi, Humanitas Research Hospital Rozzano, Milano.

Il beneficio si riflette rapidamente anche sui patient- reported outcomes. Nella pratica clinica, oltre metà dei pazienti, riferisce una riduzione significativa del prurito entro la sedicesima settimana e circa il 70% presenta un miglioramento del sonno a 32 settimane, indipendentemente dalla somministrazione ogni due o quattro settimane.

Anche la qualità di vita migliora in modo significativo: circa il 65% dei pazienti ottiene un beneficio clinicamente rilevante entro quattro mesi di trattamento.
I dati più importanti arrivano tuttavia dal lungo termine. Nello studio ECZTEND, con follow-up fino a sei anni, il 92% dei pazienti mantiene un EASI75 e il 66% presenta una cute pressoché completamente libera da lesioni. Inoltre, solo il 4% interrompe il trattamento per eventi avversi e appena il 7% per perdita di efficacia. Questi risultati indicano una notevole stabilità della risposta terapeutica nel tempo.

Controllo dei flare, effetto disease-modifying e flessibilità terapeutica
Uno degli aspetti più complessi nella gestione della dermatite atopica è rappresentato dai flare, ovvero le riacutizzazioni periodiche della malattia. Anche pazienti apparentemente ben controllati possono infatti necessitare di corticosteroidi topici o sistemici per controllare le fluttuazioni cliniche. Per questo motivo, il controllo stabile della malattia è oggi considerato un obiettivo terapeutico centrale.

“I dati dello studio ECZTEND mostrano che oltre il 75% dei pazienti che raggiunge EASI75 presenta soltanto minime fluttuazioni cliniche, mentre circa il 30% non sviluppa alcun flare significativo durante il trattamento. Questi dati suggeriscono che tralokinumab non si limiti a controllare temporaneamente le lesioni, ma contribuisca a una stabilizzazione più profonda della patologia” ha precisato la dott.ssa Narcisi.

A sostenere questa ipotesi vi sono anche le analisi trascrittomiche effettuate su biopsie cutanee e campioni ematici. Già dalla sedicesima settimana si osserva una normalizzazione dell’espressione genica correlata sia alla funzione della barriera cutanea sia ai processi infiammatori. Per questo motivo si inizia a parlare di possibileeffetto disease-modifying, ovvero di una modifica più strutturale dei meccanismi biologici della dermatite atopica.

Un altro punto di forza del farmaco è rappresentato dalla flessibilità terapeutica. Dopo la fase di induzione con somministrazione ogni due settimane, molti pazienti possono passare a una somministrazione ogni quattro settimane, mantenendo la risposta clinica in oltre il 90% dei casi. In caso di perdita di efficacia, il ritorno alla somministrazione quindicinale consente di recuperare la risposta nel 94% dei pazienti, con un tempo mediano di circa quattro settimane.

Anche il profilo di sicurezza appare particolarmente favorevole. Gli eventi avversi più comuni, come congiuntiviti, cefalea, nasofaringiti o infezioni delle alte vie respiratorie, risultano generalmente lievi e raramente conducono alla sospensione della terapia. Inoltre, la loro incidenza tende a diminuire con il proseguire del trattamento. Una metanalisi real life su oltre 900 pazienti conferma sia l’efficacia sia l’elevata tollerabilità osservate nei trial clinici.

Il distretto testa-collo: un target terapeutico prioritario
“Il coinvolgimento del distretto testa-collo rappresenta uno degli aspetti più critici della dermatite atopica. Questa sede è interessata nel 68-70% dei pazienti e si associa a un impatto particolarmente elevato sulla qualità di vita. Le lesioni del volto possono provocare imbarazzo, alterazione delle relazioni sociali e sintomi ansioso-depressivi anche importanti” ha sottolineato il prof. Simone Ribero, Università degli Studi di Torino.

Il distretto cervico-cefalico dovrebbe essere considerato un vero driver nella scelta terapeutica. La cute del volto presenta caratteristiche differenti rispetto ad altre aree corporee ed è continuamente esposta a cosmetici, detergenti, allergeni e fattori ambientali che possono influenzare la risposta clinica. Inoltre, il paziente spesso arriva alla valutazione specialistica dopo anni di utilizzo di corticosteroidi topici sul volto, con risultati variabili e frequenti effetti collaterali.
Dal punto di vista immunologico, il blocco selettivo dell’interleuchina-13 potrebbe offrire vantaggi specifici in questo distretto. L’inibizione combinata della via IL-4/IL-13 può infatti associarsi a una regolazione compensatoria delle vie Th17 e Th22, potenzialmente coinvolte nella comparsa di red face paradossa, infiammazione persistente o mancata risposta terapeutica. Il blocco selettivo di IL-13 sembrerebbe invece ridurre questo rischio.

Le evidenze cliniche sul distretto testa-collo sono particolarmente interessanti. Le sottoanalisi degli studi ECZTRA e dello studio di estensione ECZTEND mostrano che la risposta nel distretto cervico-cefalico continua a migliorare fino a circa un anno di terapia, mantenendosi poi stabile fino a quattro anni, con un tasso di risposta che raggiunge quasi il 90%. Questo risultato si accompagna a un netto miglioramento dell’eritema e a una riduzione del rischio di red face paradosLo studio TRACE, che ha coinvolto 824 pazienti europei, ha inoltre dimostrato che il distretto testa-collo risponde in maniera sovrapponibile alle altre aree corporee e che il beneficio clinico si osserva sia nei pazienti naïve sia in quelli precedentemente esposti a dupilumab.

“Pertanto possiamo pensare che entrambe le categorie di pazienti siano eleggibili al trattamento con tralokinumab” ha spiegato il prof. Ribero.

Anche i dati italiani confermano questi risultati. In uno studio multicentrico condotto in cinque cliniche italiane su 211 pazienti, di cui 145 con interessamento testa-collo, il punteggio EASI locale è diminuito da 24 a 0,5 nell’arco di due anni di trattamento. Parallelamente sono migliorati prurito, sonno e qualità di vita.
Un ulteriore studio osservazionale condotto a Torino, con valutazioni psicologiche dedicate, ha evidenziato che i pazienti con coinvolgimento testa-collo presentano un DLQI inizialmente peggiore rispetto agli altri, ma ottengono anche il miglior miglioramento proporzionale durante la terapia.

Profilo del paziente ideale per il trattamento con tralokinumab
Secondo il prof. Ribero, il paziente target per il trattamento con tralokinumab è: “Un paziente con dermatite atopica moderata-severa, a cui vogliamo offrire un trattamento efficace nel lungo periodo. Tutti noi sappiamo, trattando pazienti con dermatite atopica, quanto sia importante la continuità terapeutica: il paziente convive con una patologia cronica e necessita quindi di un farmaco che garantisca una risposta duratura nel tempo”.

“È importante considerare il distretto testa-collo come un elemento chiave nella scelta terapeutica nel paziente cn con dermatite atopica. Se infatti prestiamo particolare attenzione sia alla valutazione basale sia ai diversi time point del follow-up, monitorando l’efficacia del farmaco nei vari distretti interessati, possiamo ottenere migliori risultati in termini di qualità di vita. Sappiamo inoltre dagli studi di real world che il trattamento con tralokinumab è sicuro ed efficace in diverse sottopopolazioni: adolescenti, adulti, pazienti anziani, forme overlap come quelle associate a prurigo nodularis e pazienti con comorbilità. Studi recenti su pazienti oncologici trattati con questo farmaco non hanno evidenziato particolari problematiche di safety. Pertanto, dobbiamo considerare tralokinumab come un farmaco efficace, sicuro e soprattutto caratterizzato da una buona durability nel tempo, capace di garantire risposta nei diversi distretti corporei di interesse e di determinare un significativo miglioramento della qualità di vita del paziente” ha concluso il prof. Ribero.

Concludendo, come ha osservato la prof.ssa Maria Concetta Fargnoli, Vice Presidente SIDeMaST; Professoressa di Dermatologia Univ. Degli Studi Dell’Aquila, Direttore Scientifico Istituto Dermatologico San Gallicano IRCCS: “I dati di real life confermano quanto osservato nei trial clinici con tralokinumab, offrendo ulteriore sicurezza su efficacia e safety del trattamento a lungo termine. Un elemento distintivo è la risposta progressiva e sostenuta nel tempo, associata a una grande flessibilità terapeutica, che migliora aderenza e gestione farmacoeconomica. Particolarmente rilevante è l’efficacia nel distretto testa-collo, spesso coinvolto nella dermatite atopica, anche nei casi insorti dopo trattamento con dupilumab, con un impatto significativo sulla qualità di vita. Inoltre, la maggiore stabilità di malattia e la possibilità di modulare il dosaggio consentono una gestione clinica più serena del paziente”.

Narcisi A., Ribero S. Fargnoli M.C. Il valore di tralokinumab nel trattamento a lungo termine nella dermatite atopica: l’efficacia dove conta di più.

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