Sono oltre 1,2 milioni i condomini con amministratore in Italia e la metà dei residenti è insoddisfatta del proprio amministratore. Inoltre, nelle grandi città la situazione è ancora più complessa
C’è un settore che continua a viaggiare a velocità diverse rispetto al resto della vita quotidiana: quello dell’amministrazione condominiale. Con oltre 1,2 milioni di edifici con amministratore nel nostro Paese, più metà dei residenti che vivono in condominio non è soddisfatta del proprio amministratore, secondo l’indagine Changes Unipol-Ipsos. Nelle metropoli l’insoddisfazione aumenta, ad esempio a Roma la quota arriva al 64% e a Milano tocca il 56%. Il problema non è limitato solo alle grandi città o grandi unità, è diffuso ovunque e riconosciuto da tutte le età.
Secondo Dommio, startup italiana PropTech che sta ripensando l’esperienza della gestione condominiale in chiave digitale e condomino-centric, il problema non nasce da singoli professionisti inadeguati, ma da un modello operativo rimasto sostanzialmente invariato per decenni, mentre le aspettative dei condòmini si sono evolute.
“Oggi le persone si aspettano trasparenza, aggiornamenti in tempo reale e accesso immediato alle informazioni in qualsiasi ambito della loro vita quotidiana. Nel condominio, invece, prevalgono ancora processi frammentati, comunicazioni poco strutturate e strumenti non pensati per chi ci vive”, spiega Alessia Cacaveri, founder e CEO di Dommio.
Dopo aver condotto interviste su più di 300 condomini, Dommio ha notato cinque criticità del vivere in condominio, che che continuano ad alimentare tensioni, inefficienze e sfiducia nella vita condominiale.
Trasparenza finanziaria: oltre il 70% indica la scarsa trasparenza come principale fonte di frustrazione nella gestione del proprio palazzo. Infatti, la maggior parte dei condòmini non ha accesso ai documenti sulla gestione economica del condominio e quando ci sono, sono poco comprensibili. Non esiste visibilità sul saldo del conto condominiale, movimenti in tempo reale e le spese aggiornate. Ciò che il condomino percepisce è opacità e questo porta difficilmente a fidarsi di come l’amministratore gestisce la cassa comune.
Frammentazione delle informazioni: i verbali, i contratti, le fatture e i documenti fiscali sono custoditi quasi esclusivamente dall’amministratore in archivi fisici e accessibili solo su richiesta. Non esiste un archivio condiviso facilmente consultabile e il sistema è costruito su una logica di gestione centralizzata e non distribuita dell’informazione. Chi vive nel condominio è spesso l’ultimo a sapere cosa succede a casa propria, non a caso la mancanza di aggiornamenti è stata segnalata come seconda causa principale di insoddisfazione.
Lentezza operativa: più dell’80% dichiara di utilizzare ancora il telefono, seguito da email e WhatsApp, come modalità principale per comunicare con l’amministratore e ogni intervento richiede spesso tempi lunghi. Vi è la percezione diffusa dell’assenza dell’amministratore e dei conseguenti ritardi nella gestione dei problemi.
Processo decisionale inefficiente: la maggior parte delle assemblee sono solo fisiche, con partecipazione bassa, decisioni prese da pochi e quorum difficili da raggiungere . Un altro punto dolente sono gli strumenti di voto non digitalizzati e la mancanza di assemblee online. In questo modo il sistema limita la partecipazione invece di permetterla.
Gestione non strutturata delle manutenzioni: i condòmini lamentano che le richieste di intervento e le manutenzioni non seguono nessun processo tracciabile e non c’è nessuno strumento che renda visibile la responsabilità dei fornitori coinvolti. Il sistema è quindi frammentato e non monitorabile.
“Le criticità rilevate dimostrano che il modello tradizionale, costruito intorno all’amministratore, non funziona più. È necessaria una nuova architettura di servizio che trasformi la tecnologia in uno strumento diretto nelle mani dei residenti, garantendo loro quella trasparenza e quella partecipazione spesso assenti nel modello tradizionale. Dommio punta a trasformare la gestione condominiale in un ecosistema digitale dove i dati sono accessibili, le manutenzioni tracciabili e dove i condomini possano essere al corrente di tutto ciò che avviene, colmando quel vuoto di fiducia che oggi è un peso per milioni di italiani” conclude Cacaveri.

