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Bankitalia, Panetta: “Innalzare produttività e affrontare debolezze che da decenni frenano l’economia”

fabio panetta

Il governatore della Banca d’Italia nella Relazione annuale: “In Ue servono decisioni tempestive. Con AI rischio disuguaglianze sul lavoro”

Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia

Senza un deciso aumento della produttività, l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti. Dall’inizio del secolo il prodotto per ora lavorata nel settore privato non finanziario è cresciuto di appena il 6 per cento, contro incrementi compresi tra il 13 e il 34 per cento negli altri grandi paesi dell’area dell’euro”. Lo afferma il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, presentando le Considerazioni finali nella sede di Bankitalia a Roma.

“Per innalzare la produttività occorre affrontare le debolezze che da decenni frenano l’economia italiana: la scarsa innovazione, i bassi livelli di capitale umano, la dipendenza energetica. Lo sforzo di investimento degli ultimi anni va proseguito e reso più efficace, migliorando la qualità dell’azione pubblica”, aggiunge.

IRAN. PANETTA: PREOCCUPA RINCARO FERTILIZZANTI, RISCHIO POVERTÀ PER MILIONI PERSONE

Se nel 2025 “l’economia globale ha mostrato un vigore inatteso” con il Pil che “è cresciuto del 3,4%, mezzo punto oltre le previsioni, nonostante il protrarsi dei conflitti in Ucraina e Gaza, l’inasprimento dei dazi statunitensi e le ostilità in Medioriente”, la situazione “è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico. Il blocco dello stretto di Hormuz – attraverso cui transita abitualmente un quinto delle forniture mondiali di petrolio e di gas liquefatto – ha provocato carenze di offerta e forti rincari delle materie prime energetiche“, affema nel suo discorso.

CONFLITTO HA INDEBOLITO PROSPETTIVA FRAGILI, RISCHIO CONTRAZIONE PIL

Nel 2025 in Italia “il Pil è aumentato dello 0,5 per cento, meno della media dell’area dell’euro. Il conflitto nel Golfo Persico ha indebolito prospettive già fragili. Secondo le proiezioni, l’attività economica rimarrà debole nei prossimi mesi; negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi”, continua.

CRESCITA ESPOSTA A RISCHI PIÙ DIFFICILI DA GOVERNARE RISPETTO AL PASSATO

Il quadro generale resta fragile. Con ingenti debiti pubblici e vulnerabilità crescenti nell’intermediazione non bancaria, anche shock circoscritti possono generare effetti a cascata. La crescita mondiale è esposta a rischi più numerosi, più interconnessi e più difficili da governare rispetto al passato”, dice ancora Panetta.

“Ovunque i prezzi al consumo e le aspettative di inflazione a breve termine sono in aumento”, sottolinea Panetta, che parla di prospettive economiche “fortemente deteriorate” con rincari energetici che “erodono il reddito disponibile delle famiglie e comprimono i margini delle imprese”.

“Il commercio internazionale ha mostrato nel 2025 una dinamica più robusta del previsto, crescendo del 5 per cento. Vi hanno contribuito il forte riorientamento geografico degli scambi – che ha consentito di aggirare in parte le barriere commerciali – e l’applicazione di dazi statunitensi inferiori a quelli inizialmente annunciati”, afferma Panetta.

Le politiche protezionistiche non hanno ridotto gli squilibri che intendevano correggere. Il disavanzo degli Stati Uniti nel commercio di beni è rimasto invariato in rapporto al PIL, in presenza di fattori che hanno continuato ad alimentare la dinamica delle importazioni; il 90 per cento dell’onere dei dazi è ricaduto su consumatori e imprese americani. Parallelamente, la Cina ha rafforzato la propria presenza commerciale su scala globale, conseguendo avanzi molto ampi. In prospettiva, il commercio internazionale rischia di indebolirsi. Secondo I’FMI, il permanere di elevate barriere commerciali ridurrebbe la crescita degli scambi mondiali al di sotto del per cento nel 2026; il conflitto nel Golfo potrebbe accentuare il rallentamento”, aggiunge.

AFFRONTARE FATTORI CHE HANNO EROSO MULTILATERALISMO

Dal punto di vista del commercio internazionale “un ritorno all’assetto precedente non è realistico – avverte Panetta -. Occorre però preservare i benefici dell’apertura, correggendone le distorsioni ed evitando che l’interdipendenza si trasformi in una fonte permanente di vulnerabilità. Vanno rafforzati i legami con i Paesi che riconoscono il valore di relazioni fondate su regole comuni”.

IA. PANETTA: DIFFUSIONE PROCEDE RAPIDA, EUROPA RIMANE IN RITARDO

La diffusione dell’intelligenza artificiale “procede più rapidamente che nelle precedenti rivoluzioni tecnologiche” e “gli investimenti crescono in modo esponenziale. Non siamo più in una fase sperimentale. Lo sviluppo dei modelli di frontiera – e il potere economico e strategico che ne deriva – è fortemente concentrato. Cinque grandi aziende statunitensi detengono circa tre quarti della capacità di calcolo mondiale; negli Stati Uniti viene sviluppata anche la maggior parte dei modelli generalisti. La Cina sta rapidamente riducendo il divario, mentre l’Europa rimane in ritardo“, prosegue Panetta.

“Questa concentrazione non preclude però benefici diffusi. Nelle grandi rivoluzioni tecnologiche, i guadagni maggiori sono spesso andati non a chi le ha originate, ma a chi ha saputo adottarle e applicarle. È su questo terreno che si deciderà la crescita futura“, avverte in numero uno di via Nazionale.

La transizione prodotta dall’intelligenza artificiale nel mercato del lavoro “non sarà priva di costi. Non tutti i lavoratori potranno spostarsi agevolmente dalle attività rese obsolete verso quelle nuove; i benefici potrebbero concentrarsi su chi possiede competenze più elevate, accentuando le disuguaglianze. Perché l’intelligenza artificiale diventi una leva di crescita diffusa, occorre favorirne l’adozione nelle imprese – incluse quelle piccole e medie – e investire nella formazione delle persone”, sottolinea Panetta.

I lavoratori più esposti al cambiamento vanno tutelati e accompagnati nella riqualificazione delle competenze, affinché i guadagni di produttività si traducano non solo in maggiore efficienza, ma anche in nuove opportunità di lavoro e in una più ampia partecipazione ai frutti dell’innovazione”, aggiunge.

IA. PANETTA: SFIDA DECISIVA, DEVE ESSERE GOVERNATA

“La rivoluzione tecnologica non produrrà spontaneamente benessere condiviso: deve essere governata. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale deve restare al servizio della persona e della società, non della concentrazione del potere tecnologico. Servono regole adeguate a tutelare il pluralismo, l’apertura dei mercati, la concorrenza e la dignità del lavoro; vanno condivise a livello globale”, spiega Panetta.

UE. PANETTA: INSTABILITÀ INTERNAZIONALE NON PERMETTE ESITAZIONI NÉ RISPOSTE PARZIALI

Per Panetta “L’instabilità internazionale non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali. L’efficacia delle riforme dipenderà dalla capacità dell’Europa di superare gli ostacoli che troppo spesso ne rallentano l’attuazione: negoziati lunghi, compromessi al ribasso, applicazioni nazionali disomogenee, risorse annunciate ma non mobilitate. Le priorità sono state individuate; il compito ora è trasformarle in decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti. È su questa capacità di esecuzione che si misura la credibilità dell’azione europea”.

Gli ostacoli giuridici e politici all’integrazione non possono più giustificare l’inazione. La sfiducia reciproca che ha segnato l’Europa a partire dalla crisi dei debiti sovrani è stata superata di fronte alla pandemia. Oggi le sfide non sono meno gravi: riguardano la sicurezza, l’energia, la tecnologia. In tempi eccezionali, l’Europa deve saper costruire soluzioni all’altezza della propria dimensione economica e delle proprie responsabilità globali. La posta in gioco non è soltanto la competitività dell’Unione, ma la sua capacità di incidere sugli equilibri di un mondo sempre più instabile e frammentato“, dice ancora Panetta.

GIOVANI: PREMIARE MERITO, TRATTENERE E ATTRARRE TALENTI

“Il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani. Un Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti, consentire a ciascuno di contribuire secondo le proprie abilità. È una questione di efficienza e di giustizia insieme”, afferma Panetta.

“Creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo. Solo così l’Italia potrà attraversare un mondo sempre più frammentato senza subirne le divisioni, e trasformare la transizione tecnologica in una stagione di libertà, lavoro e fiducia nel futuro”, aggiunge Panetta, che ricorda: “Una quota crescente di giovani laureati si trasferisce all’estero alla ricerca di un pieno riconoscimento delle proprie competenze; tra il 2020 e il 2024 ne sono usciti dal Paese oltre 100.000″.

PANETTA: CONTRO RINCARI OK MISURE TEMPORANEE SOSTEGNO MA SERVONO INTERVENTI STRUTTURALI

“Misure mirate e temporanee di sostegno a famiglie e imprese possono essere necessarie nelle fasi critiche per attenuare l’impatto dei rincari. Vanno affiancate da interventi strutturali volti ad affrontare la vulnerabilità energetica”, dice Panetta.

Solo accelerando la transizione potremo ridurre stabilmente la dipendenza dall’estero ed evitare che nuovi shock tornino a colpire duramente redditi, competitività e crescita”, aggiunge.

NUCLEARE. PANETTA: NUOVE TECNOLOGIE MERITANO ATTENTA VALUTAZIONE

“Per l’energia nucleare, le nuove tecnologie in via di sviluppo meritano un’attenta valutazione; va in questa direzione anche l’esame del disegno di legge delega in corso in Parlamento”, dice ancora Panetta.

EVITARE DANNOSA E COSTOSA SPIRALE PREZZI-SALARI

La politica monetaria non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo. Deve però impedire che questo processo dia luogo a un’inflazione persistente, radicata nelle aspettative e nelle scelte di imprese e lavoratori. Una spirale tra prezzi e salari va prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare“, spiega Panetta

Il Consiglio direttivo deciderà in giugno, sulla base delle informazioni allora disponibili e delle nuove proiezioni. Sarà determinante valutare in che misura i rincari energetici possano trasmettersi agli altri prezzi e quanto possano incidere su consumi, investimenti e attività economica. Da questa valutazione dipenderà la calibrazione della risposta monetaria”, aggiunge.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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