Flotilla, Bundu e Salvetti sotto choc: “Torturati e con i numeri ai polsi”. I due attivisti, rientrati a Firenze, raccontano le “48 ore di violenze generalizzate” subìte dai soldati israeliani, Salvetti: “Io, usato come un tavolino”
“Tecnicamente siamo stati in un campo di concentramento galleggiante. Non sono termini che usiamo con leggerezza”. Le parole di Dario Salvetti affettano l’aria come una lama quando, dopo i ringraziamenti alla resistenza palestinese, si mette a descrivere una delle due navi prigione israeliane dove sono stati trasportati gli attivisti della Flotilla dopo l’abbordaggio in Mediterraneo.
“Sappiamo che quella del lager è un’immagine forte, ma nessun’altra parola può descrivere quello che hanno fatto: botte, fucili puntati h24, vagoni, torture, filo spinato, spari, cani, catene. Certo, nessuno è stato ucciso, però l’impianto ricorda assolutamente un campo di concentramento”, aggiunge l’ex candidata governatrice per Toscana Rossa, Antonella Bundu, nel corso della conferenza stampa convocata allo stabilimento dell’ex Gkn dai due attivisti rientrati stanotte a Firenze.
“SONO STATE 48 ORE DI VIOLENZE”
Quelle navi, prosegue Salvetti, “sono luoghi senza diritti, senza nessuna convenzione del prigioniero internazionale: lì eravamo un numero in un container con il filo spinato, con guardie che sparavano pallini da oche o proiettili di gomma. E con ‘cannoni’ con cui ci buttavano addosso una strana sostanza chimica, biancastra…“. Senza diritti, “torturati e con i numeri ai polsi”, ribadisce Bundu che aggiunge un dettaglio: “Io ero la numero 263“.
Dalla nave al porto Ashdod. E poi al carcere di Ketziot. Ma il copione non muta: “Sono state 48 ore di violenze generalizzate, di torture fisiche e psicologico. Taser sui genitali, sul collo per interrogare e sappiamo di violenze sessuali. Per fortuna non abbiamo le ossa rotte. Per i danni psicologico vedremo. Ci faremo vedere da dei dottori, ma comunque stiamo bene”.
“C’ERA L’INNO DI ISRAELE MANDATO AD ALTO VOLUME A CICLO CONTINUO”
I container delle navi, aggiunge altri dettagli Bundu, “sembravano carri bestiame. Ci spostavano sempre tenendoci a testa in giù, piegati sulle ginocchia. A me hanno chiesto di togliermi i pantaloni, per fortuna sotto i pantaloni avevo i fuseaux. A molti hanno tolto le scarpe. Siamo stati inginocchiati con fascette strettissime ai polsi, tanto che a qualcuno sanguinavano le mani. E c’era l’inno di Israele mandato a ciclo continuo e a volume altissimo”.
Per trasferirci nel carcere di Ketziot, prosegue Bundu, “ci hanno messo le catene ai piedi e hanno usato un furgone prigione. A me mi hanno infilato in una piccola ‘scatola di ferro’ con accanto un cane legato con la catena che abbaiava e graffiava sulla porta di ferro“. In prigione “la tortura era non farti dormire tra luce sempre accesa, urla, spostamenti di cella in cella: una volta eravamo in 27, altre volte in 12 con letti a castello di ferro, senza materasso”. Infine, la ripartenza per la Turchia: “Ci hanno tolto le manette all’aeroporto. Li siamo usciti a testa alta: è stata la prima volta che abbiamo camminato dritti”.
SALVETTI: “UN SISTEMA OLIATO PER UMILIARTI, IO USATO COME UN TAVOLINO”
“Il video di Ben-Gvir fa sorridere rispetto a quello che abbiamo passato. Mentre ero in fila, piegato e a testa in giù per passare da un tavolo a un altro, da un interrogatorio all’altro dove ci facevano sempre le stesse domande, mi hanno usato come tavolino per un po’ tempo”. Dario Salvetti, del Collettivo di fabbrica dell’ex Gkn, descrive così un dettaglio delle sue ore di prigionia dopo l’abbordaggio della Flotilla. Un frammento significativo perché, osserva, “tutto è fatto per umiliarti”.
Ecco, in quelle ore “abbiamo avuto la netta sensazione di essere dentro un sistema ben oliato, organizzato, fatto con il consenso di migliaia di persone: il dispiegamento di forze, infatti, era allucinante. Tuttavia non abbiamo mai avuto l’impressione che stessero eseguendo degli ordini. C’era un trasporto tale che anche l’interprete ci prendeva per il culo”. La testimonianza diretta, quindi, porta Salvetti a fare un ragionamento più sociale: “Quella è una società in bolla, in piena distopia“.
A un certo punto, prosegue, “mi hanno buttato in una stanzina per perquisirmi e denudarmi. Erano in due, mi hanno puntato sempre il coltello addosso e mi hanno picchiato: erano molto bravi perché non hanno lasciato segni visibili colpendo ai fianchi”.
BUNDU: “BEN-GVIR? INACCETTABILE È IL RASTRELLAMENTO IN MARE DI ISRAELE”
“Dopo il video di Ben-Gvir si sono scandalizzati tutti, persino la premier Meloni. Non è stato nulla rispetto alle torture che ci hanno fatto, eppure quelle immagini sono state bollate come inaccettabili”. Antonella Bundu, ex candidata governatrice di Toscana Rossa, nel corso della conferenza stampa organizzata all’ex Gkn dopo il rientro degli attivisti della Flotilla, parte da qui per sottolineare un dato: “Per 24 ore navi da guerra israeliane hanno rastrellavano il Mediterraneo in acque internazionali per intercettarci. Perché avete trovato accettabile questo?”, chiede rivolgendosi polemica alle istituzioni.
SALVETTI: “LE TORTURE? A LA RUSSA DICO CHE SIAMO STATI FORTUNATISSIMI“
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

