Arriva Hitoo, una piattaforma made in Italy dedicata alla traduzione vocale istantanea per i contesti aziendali internazionali e non solo
Le barriere linguistiche nel lavoro sono un ostacolo antico quanto la collaborazione stessa. Dalla gestione dei progetti internazionali alla formazione del personale, fino alle riunioni tra colleghi che parlano lingue diverse, il rischio di incomprensioni è una realtà quotidiana per moltissime persone. Spesso non si tratta solo di tradurre parole, ma di capire cosa si intende dire per davvero in un discorso: cogliere il tono, rispettare i tempi e interpretare il contesto.
In questo contesto, le soluzioni di traduzione automatica attualmente esistenti convertono il parlato in sottotitoli tradotti da leggere sullo schermo e hanno i propri limiti. Oggi c’è bisogno di qualcosa che vada oltre: una traduzione vocale vera, che mantenga tono, naturalezza e soprattutto il senso della conversazione.
Parlare lingue diverse, capirsi davvero: nasce Hitoo
Per rispondere a questa esigenza, nasce Hitoo, la startup made in italy fondata da Matteo Pelosi, sviluppatore software con oltre dieci anni di esperienza in team internazionali. L’obiettivo è consentire a ogni persona di esprimersi nella propria lingua, ricevendo in tempo reale la traduzione vocale dell’interlocutore, con piena fedeltà al senso del discorso e preservazione della voce originale.
“L’idea di Hitoo nasce dopo anni passati a lavorare in team internazionali, spesso in ambienti tecnici dove anche chi parla come un madrelingua può trovarsi in difficoltà a capire veramente ciò che si vuole dire”, racconta Matteo Pelosi, Founder & CTO di Hitoo. “Ho voluto costruire uno strumento che non si limitasse a tradurre parole, ma che aiutasse davvero le persone a capirsi nel concreto”.
Le applicazioni sono molteplici: dall’onboarding di nuovi dipendenti internazionali alle riunioni, dalla formazione tecnica fino alla gestione di personale operativo non madrelingua.
Come funziona
Hitoo combina intelligenza artificiale, machine learning e architetture a microservizi per raggiungere una latenza inferiore a ~500 millisecondi. A differenza delle soluzioni che forniscono sottotitoli tradotti, traduce voce in voce in tempo reale, preservando le caratteristiche vocali dell’interlocutore.
Durante una videochiamata, ogni partecipante parla nella propria lingua madre e riceve l’audio tradotto nella lingua preferita, mantenendo il tono vocale originale. Al primo accesso, il sistema registra la voce dell’utente attraverso una breve frase. Nelle conversazioni successive, l’interlocutore sente la traduzione con quella stessa voce, non una sintesi vocale generica. Il risultato è una conversazione naturale, senza leggere sottotitoli.
Punto fondamentale di Hitoo è che la traduzione non è letterale ma contestuale: il sistema interpreta il significato professionale della conversazione, gestendo terminologia tecnica e sfumature linguistiche.
“Il sistema analizza la frase scomponendola, utilizza una cache per i termini già conosciuti, inclusi termini tecnici aziendali specifici andando dritto al punto della discussione”, spiega Matteo Pelosi. “Non deve rileggere tutto, ma solo tradurre ciò che non conosce, confezionando una frase coerente; si tratta di un’ottimizzazione basata su un ragionamento umano”.
Attualmente Hitoo supporta circa 50 lingue, tra cui il cinese, il giapponese e l’hindi, coprendo i principali mercati economici globali. La piattaforma offre uno strumento proprietario per le chiamate, integrabile nei principali strumenti di comunicazione professionale come Zoom, Google Meet e Microsoft Teams. Tutte le comunicazioni sono protette da crittografia end-to-end.

