Un semplice prelievo di sangue potrebbe presto aiutare a identificare in anticipo quali pazienti risponderanno alle terapie con agonisti del GLP-1, aprendo la strada a un approccio di medicina di precisione nell’obesità e nella MASH
Un semplice prelievo di sangue potrebbe presto aiutare a identificare in anticipo quali pazienti risponderanno alle terapie con agonisti del GLP-1, aprendo la strada a un approccio di medicina di precisione nell’obesità e nella MASH (metabolic dysfunction-associated steatohepatitis).
È quanto emerge dai dati presentati alla Digestive Disease Week 2026 da Hepta, startup biotech fondata da ex ricercatori di Illumina, Grail e Google, che sta sviluppando una piattaforma epigenetica basata sull’analisi del DNA libero circolante (cfDNA).
Secondo l’azienda, il test sarebbe in grado non solo di prevedere la risposta al trattamento prima ancora dell’inizio della terapia, ma anche di monitorare nel tempo gli effetti biologici dei farmaci GLP-1 sui tessuti coinvolti nella malattia metabolica.
La tecnologia proprietaria, denominata LiquidTransformer, utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per analizzare i pattern di metilazione del cfDNA ottenuto da un normale campione di sangue. A differenza delle tradizionali biopsie o di altri biomarcatori indiretti, la piattaforma punta a catturare segnali molecolari direttamente correlati allo stato biologico dei tessuti.
I risultati derivano dallo studio SAMARA, che ha coinvolto pazienti sovrappeso o obesi con MASLD (metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease) trattati con semaglutide fino a 2,4 mg settimanali oppure placebo. I campioni di sangue sono stati raccolti al basale e circa un anno dopo l’inizio della terapia; responder erano definiti i soggetti con una perdita di peso annualizzata pari o superiore al 10%.
L’analisi ha evidenziato differenze statisticamente significative nei pattern di metilazione del cfDNA tra responder e non responder già prima dell’avvio del trattamento con semaglutide. In altre parole, il profilo biologico dei pazienti sembrava predire la probabilità di risposta alla terapia.
Inoltre, solo i pazienti trattati con semaglutide hanno mostrato variazioni longitudinali nei segnali epigenetici nel corso dello studio, un fenomeno non osservato nel gruppo placebo. Secondo Hepta, questo suggerisce che il cfDNA possa riflettere una vera traiettoria biologica indotta dal trattamento e non semplicemente variazioni fisiologiche spontanee.
L’analisi delle regioni di metilazione associate alla risposta ha identificato due principali firme biologiche. I segnali predittivi basali erano soprattutto collegati ai pathway coinvolti nell’esportazione dei trigliceridi epatici, nel metabolismo lipidico e nella differenziazione degli adipociti. Nel tempo, invece, la terapia con semaglutide è risultata associata a modificazioni di pathway legati alla lipogenesi de novo, al signaling incretinico, all’omeostasi del colesterolo e ai processi anti-fibrotici di rimodellamento tissutale.
Secondo Hamed Amini, CEO di Hepta, i risultati potrebbero rappresentare un cambio di paradigma nella gestione dei pazienti con obesità e MASH.
“La possibilità di identificare firme biologiche associate alla risposta terapeutica attraverso un semplice prelievo di sangue, prima di impegnare il paziente in lunghi percorsi terapeutici, è esattamente il tipo di medicina di precisione che finora mancava in questo ambito”, ha dichiarato il manager nel comunicato diffuso dall’azienda.
Hepta prevede ora di ampliare gli studi clinici per validare la piattaforma anche con altre classi terapeutiche metaboliche.
L’interesse verso biomarcatori predittivi nella MASH e nell’obesità è in forte crescita, soprattutto alla luce dell’espansione delle terapie GLP-1 e della loro elevata variabilità di risposta clinica. In questo scenario, strumenti capaci di selezionare i pazienti più suscettibili al beneficio potrebbero avere implicazioni importanti sia cliniche sia economiche, contribuendo a ridurre l’approccio “trial and error” che ancora caratterizza l’uso di questi farmaci.

