Esce oggi il debutto solista di Marco Tonincelli “Tuirse” col video visionario di Graziano Staino del singolo “In the Hay Halls”
Esce oggi su tutte le piattaforme digitali “Tuirse”, il primo lavoro solista di Marco Tonincelli. Un titolo scelto non a caso: in gaelico irlandese, Tuirse indica una forma profonda di affaticamento interiore, una stanchezza dell’anima che fa da filo conduttore a otto composizioni nate in un arco temporale di dieci anni, tra l’Italia e l’Inghilterra.
Dopo il percorso iniziato nei primi anni 2000 con i Joujoux d’antan — band bresciana capace di attirare l’attenzione di Sean Lennon (che li volle in tour con sé tra Parigi e Londra) e di collaborare con artisti del calibro di Yuka Honda e Dougie Bowne dei Lounge Lizards — Tonincelli torna con un’opera densa, che fonde chitarre acustiche ed elettriche, field recordings, pianoforte e dark electronica.
Registrato presso i nuovi 6th Floor Recording Studios di Brescia, il disco sancisce il ritorno della storica collaborazione con il produttore e sound engineer Marco Tagliola (già al banco per Vinicio Capossela, Afterhours, Baustelle, Scisma), capace di dare forma a un suono buio, sospeso tra il distacco dalla terra natia e l’accettazione dei propri limiti.
Il lancio dell’album è accompagnato dal video del primo singolo, “In The Hay Halls”, diretto da Graziano Staino (celebre per i suoi lavori con Afterhours e Calibro 35). Il clip immerge l’ascoltatore in un bosco ricostruito digitalmente, un “mondo rovesciato” dove la natura perde i suoi connotati rassicuranti.
“Abbiamo voluto mostrare una natura diversa, non più del tutto naturale.”, spiega il regista Graziano Staino. “Partendo da immagini reali di boschi, foglie, radici e ruscelli, abbiamo lasciato che una macchina estranea all’uomo le trasformasse. Ne è uscito un mondo rovesciato: animali immobili, radici che si animano come serpenti, vermi che fuggono scavando. Poi arriva l’acqua, che porta morte e, come per Ofelia, anche rinascita.”
Guarda il video di “In The Hay Halls”
Tuirse è un disco che scava nel profondo, descrivendo il non sentirsi mai del tutto a casa. Dalle atmosfere “Spoon Riveriane” dell’apertura con The Weigh House fino alla chiusura di Unsolder, che racconta il distacco attraverso il movimento inesorabile di una lumaca verso l’altrove, l’album è un mosaico di fragilità e smarrimento.

