Arrestata lo scorso dicembre, l’attivista – in condizioni di salute precarie – è peggiorata durante la detenzione. Lo scorso marzo ha avuto un infarto
Il premio Nobel per la pace, Narges Mohammadi, ha ottenuto la sospensione della pena su cauzione. Lo fa sapere la sua fondazione. L’attivista, oppositrice del regime iraniano, è stata trasferita in ospedale di Teheran per ricevere cure idonee alla sua condizione.
Arrestata lo scorso dicembre nella città nord-orientale iraniana di Mashhad, la 53enne è peggiorata durante la dura detenzione nel carcere di Zanjan. Lo scorso marzo Mohammadi ha avuto un infarto e, come riferisce Arab News, fin da prima del suo arresto, ha un coagulo di sangue in un polmone che richiede farmaci e monitoraggio costante. Nei giorni scorsi, ha perso conoscenza due volte.
“This suspension of sentence for serious medical reasons was secured thanks to the mobilization of global civil societies and the efforts of human rights diplomacy, which pressured the regime. The mobilization must continue to demand the dropping of charges against Narges… pic.twitter.com/itwruQMnQO
— Narges Mohammadi | نرگس محمدی (@nargesfnd) May 10, 2026
La Fondazione ribadisce: “Dobbiamo garantire che non torni mai più in prigione per scontare i 18 anni rimanenti della sua condanna. È giunto il momento di esigere la sua liberazione incondizionata e l’archiviazione di tutte le accuse. Nessun attivista per i diritti umani e delle donne dovrebbe mai essere incarcerato per il suo lavoro pacifico”.
“Questa sospensione della pena per gravi motivi medici è stata ottenuta grazie alla mobilitazione delle società civili globali e agli sforzi della diplomazia per i diritti umani, che hanno esercitato pressione sul regime”, scrive su X Chirinne Ardakani, avvocata di Narges, pubblicando una sua foto dal letto di ospedale.
La mobilitazione deve continuare per richiedere l’abbandono delle accuse contro Narges Mohammadi, nonché la liberazione di tutti i prigionieri politici detenuti arbitrariamente. Invitiamo tutte le diplomazie mondiali a mantenere la pressione sulle autorità iraniane per richiedere la fine delle esecuzioni che continuano nel paese”, conclude l’avvocata.
IL MARITO DI NARGES: “LA SUA VITA È APPESA A UN FILO”
“La vita di Narges Mohammadi è appesa a un filo. Attualmente è ricoverata in ospedale a seguito di un grave malore, ma un trasferimento temporaneo non è sufficiente. Narges non deve mai essere rimandata nelle condizioni che le hanno causato il danno alla salute. Chiediamo l’immediata revoca di tutte le condanne ingiuste a suo carico e l’archiviazione di ogni accusa pretestuosa usata per metterla a tacere. La sua libertà è una questione di vita o di morte, non solo per Narges, ma per ogni prigioniero di coscienza che ancora languisce ingiustamente nelle carceri iraniane”, ha aggiunto il prigioniero politico, giornalista e marito di Narges Mohammadi, Taghi Rahmani.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

