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In libreria “La bambola sepolta. La prima indagine calabrese della commissaria Nerea Flora” di Christian Bartolomeo

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“La bambola sepolta. La prima indagine calabrese della commissaria Nerea Flora” di Christian Bartolomeo. Morire due volte: il mistero di Maria Novak in un’ indagine tra fede e mistero

Morire due volte: sprofondare, riemergere dalla terra e sprofondare di nuovo. È il destino di Maria Novak, sepolta trent’anni prima e rinvenuta accidentalmente al cimitero. Un caso già archiviato come suicidio, nonostante, ed è curioso, il corpo presenti un buco di pistola in testa e appaia straordinariamente conservato, al pari di una bambola. Il commissario Nerea Flora, appena trasferita da Agrigento alla Calabria, in questa storia sente fetu d’abbrusciatu. Caparbia e scomoda, indaga senza sconti, scontrandosi con colleghi e famiglia. Quando un secondo cadavere appare su di un campo da golf, il mistero si infittisce e Nerea dovrà imparare a distinguere gli alleati dai nemici, mentre tenta di tenere insieme i suoi affetti. Saranno sufficienti l’amore per il suo lavoro e la fede in Dio a sostenerla?

Incipit: Una scia di fumo mirava al cielo, attorcigliandosi come una serpe. Pareva abbordasse le curve di una scala a chiocciola invisibile, per poi dissolversi in un lampo vinta da uno sbuffo di vento. Le fiamme del fuoco zampillavano. Si cibavano di ogni sorta di combustibile, fino a sgretolarlo, cacando fuori mille gas colorati che impestavano l’aria e che nessuno mai avrebbe riacciuffato. Pacifico Cappone, un ossuto operaio dal cranio scheletrico, respirava come se quelle tossine fossero per lui una medicina. Mostrava in viso delle macchie rosa e violacee; le pieghe delle guance erano così scavate da apparire solchi profondi. Teneva un viso da far paura, da livor mortis. L’uomo alimentava alacremente la catasta di un falò, aggiungendovi pezzetti un po’ alla volta, e accomodando il legno ora con la punta delle scarpe brunite ora dando dei deboli colpi con un tubo di ferro… Vantava quarant’anni d’esperienza in una ditta d’onoranze funebri di cui non solo aveva assorbito l’essenza, ma ne rifletteva pienamente anche l’immagine. Era un perfetto testimonial del passaggio fra i due mondi.

Christian Bartolomeo, ingegnere originario di Agrigento, vive a Gioia Tauro. Autore dei romanzi Le Quindici, Malagloria, S. Ippolito martire e Passi a perdere, ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui la Giara d’Argento RAI e il Premio Kaos sull’identità siciliana, classificandosi ai premi Andrea Camilleri e RTL102.5-Mursia Romanzo Italiano. Ha scritto anche con il figlio Emanuele e i suoi racconti gialli compaiono in antologie per Mursia e Fratelli Frilli. Nei suoi libri esplora l’intreccio tra memoria, territorio e una profonda ricerca di Dio e di se stessi.

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