Sit-in delle attiviste russe e ucraine: “Mentre Venezia inaugura questo padiglione con lo champagne, l’Ucraina apre fosse comuni con le pale”
Urla, fumogeni colorati, passamontagna fucsia in testa e scritte di protesta sui seni nudi ai Giardini della Biennale di Venezia. Questa mattia è andato in scena il blitz di protesta delle attiviste femministe di Mosca e quelle ucraine Pussy Riot e Femen contro il padiglione russo alla kermesse d’arte contemporanea in Laguna, che non smette di far parlare di sé.
Il sit in di protesta, dalla durata di un quarto d’ora si è svolto sotto la supervisione della Digos senza degenerare in incidenti e ha animato di fatto la Biennale che, in vista dell’apertura al pubblico di sabato 9 maggio., oggi ha aperto le porte a media e addetti ai lavori. In un primo momento i due collettivi avevano annunciato l’evento in una zona diversa di Venezia, invece si sono presentate a sorpresa ai Giardini che ospitano il padiglione russo.
“AZIONE CONTRO LA BIENNALE E LA SUA SCELTA DI RIACCOGLIERE LA RUSSIA”
“Oggi le attiviste di Pussy Riot e Femen hanno compiuto la loro prima azione congiunta contro la decisione della Biennale di Venezia di riaccogliere la Russia, nonostante la guerra in corso contro l’Ucraina”, è la rivendicazione pubblicata dai canali social dei due movimenti. “Le attiviste hanno bloccato il Padiglione Russo per protestare contro la partecipazione della Russia al più prestigioso evento artistico europeo”, spiegano.
Femen e Pussy Riot, che si definiscono come “due movimenti con una lunga storia di resistenza alla dittatura, all’autoritarismo e all’imperialismo russo”, raccontano quindi di aver organizzato l’evento odierno “perché ogni opera d’arte esposta si fonda su un elemento invisibile: il sangue ucraino. Non lo troverete nel catalogo. Ma è l’unico elemento che tiene davvero insieme questo padiglione”.
“SE ESPONETE LA RUSSIA, ESPONETE ANCHE I SUOI CRIMINI”
E ancora: “Mentre Venezia inaugura questo padiglione con lo champagne, l’Ucraina apre fosse comuni con le pale. Tra questi due gesti, l’Europa deve decidere da che parte stare. E quest’anno, la Biennale ha fatto la sua scelta”, denunciano le attiviste. Per poi avanzare una proposta: “Chiediamo che la realtà entri in questo spazio, ora. Se esponete la Russia, allora esponete anche i suoi crimini. Mostrate le città ucraine bombardate. Mostrate le fosse comuni. Mostrate i corpi mutilati dei civili, per sempre cambiati dai missili russi”. Diversamente, quello che viene messo in mostra nel padiglione russo “non è arte.
Questa è propaganda”, concludono Pussy riot e Femine.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)
