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Incendio sul Monte Faeta: dopo tre giorni situazione in miglioramento

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Maxi incendio sul Monte Faita: dopo tre giorni di lotta situazione in miglioramento. Alcuni focolai ancora attivi ma cala il vento e l’intervento di contrasto risulta più efficace

Permangono alcuni focolai attivi, in particolare sul versante pisano, ma il calo del vento sta determinando un miglioramento delle condizioni generali e una maggiore efficacia delle operazioni di contenimento. Questo l’ultimo aggiornamento diffuso dai Vigili del fuoco sul vasto incendio boschivo che ha colpitole i boschi del Monte Faeta tra la provincia di Pisa e quella di Lucca. I territori interessati sono quelli dei comuni di Santa Maria del Giudice (Lucca), San Giuliano Terme e Asciano (Pisa).

COSA È SUCCESSO

La guerra contro le fiamme iniziata apertamente la sera di giovedì 31 aprile, inasprita per tutta la giornata di ieri, venerdì 1 maggio e ancora aperta oggi, sabato 2 maggio: continua infatti lo spegnimento, i sono danni all’area boschiva sono gravi, ma il maxi rogo è ad oggi quasi totalmente sotto controllo e ieri notte migliaia di persone che erano state evacuate per precauzione giovedì notte, sono potute tornare nelle loro case.

OLTRE 3 MILA EVACUATI

A fuoco circa 710 ettari e sarebbero diverse le case divorate dalle fiamme. Il perimetro dell’incendio- secondo l’ultimo aggiornamento della Regione- sarebbe stato contenuto per circa il 70%. In azione fino a 4 Canadair, 3500 evacuati, la maggior parte è potuta tornare a casa nella notte del 1° maggio. Per i restanti 400 -che hanno trovato ospitalità da amici o nelle strutture messa a disposizione dalla macchina comunale- si spera possano rientrare nelle proprie abitazioni entro questa notte. Sul posto sono tuttora impegnati 197 Vigili del fuoco, 142 unità sul fronte pisano e 55 su quello lucchese, con rinforzi provenienti anche da Emilia-Romagna e Liguria.

Nella giornata di oggi, sabato 2 maggio, alle operazioni partecipano squadre a terra supportate da mezzi aerei: attualmente in azione tre Canadair e due elicotteri Erickson S-64 della flotta aerea del Corpo nazionale.

LE IPOTESI DELL’ORIGINI DELL’INCENDIO

Si ipotizza che l’origine del rogo sia partita da una proprietà privata. Così il Sindaco Cecchelli di San Giuliano Terme al quotidiano La Nazione: “Dalle prime informazioni sull’origine del rogo, sembra che sia partito dalla valle di San Pantaleone nel versante lucchese a causa di un abbruciamento di potature di ulivi sfuggito di mano”. Risulterebbero indagati al momento due agricoltori.

WWF: “FONDAMENTALE INVESTIRE SULLA PREVENZIONE”

“La previsione di qualche giorno fa, che i forti venti avrebbero fatto rapidamente propagare le fiamme, si è purtroppo avverata. E ciò che fa ancora più rabbia è sapere che i primi interventi sono avvenuti solo dopo alcune ore le prime allerte dei cittadini, e che anche questa volta come per tanti altri incendi boschivi le fiamme hanno causa antropica. Alcuni dicono piromane, altri un rogo in proprietà privata poi sfuggito al controllo. Poco cambia, il risultato è un intero versante del Monte Faeta, tra le province di Lucca e Pisa, ridotto completamente in cenere”. Così il Wwf in un comunicato.

“Le prime stime parlerebbero di oltre 500 ettari- commenta Edoardo Nevola, coordinatore del gruppo di lavoro internazionale del WWF sugli incendi boschivi-, ovvero decine di migliaia di alberi diventati fumo, e chissà quante centinaia di animali che hanno perso la propria casa e probabilmente anche la vita. I danni ambientali sono ingenti, così come quelli sociali (migliaia le persone evacuate dalle proprie case) ed economici. Serviranno anni per ripristinare i danni, e il costo sarà enormemente superiore di quello che avrebbe avuto una opportuna prevenzione. Questo incendio infatti, come tutti d’altronde, andava spento anni fa attraverso opportuna gestione del territorio e sensibilizzazione della popolazione che lo vive. È impensabile, infatti, perdere l’ennesimo bosco per una pratica imprudente, per un bosco caratterizzato da una specie altamente infiammabile e introdotto dall’uomo, e per responsabilità frammentate che hanno probabilmente fatto tardare l’intervento”.

“Il lavoro di centinaia di volontari della Protezione Civile, di operatori del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – e addirittura sembrerebbe dell’esercito – e di quattro Canadair non è bastato per contenere il rogo- prosegue Nevola- Come da tempo noto, anche a causa di condizioni di estrema siccità e vento favorevole, gli incendi boschivi sono ormai spesso indomabili. Eventi come quello del Monte Faeta riportano quindi con forza al centro dell’attenzione il tema della prevenzione su cui da tempo il Wwf chiede a tutti di concentrarsi. Comportamenti umani imprudenti o colposi quali abbruciamenti non controllati possono trasformarsi in pochi minuti in emergenze devastanti; per questo motivo è indispensabile rafforzare le attività di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini, promuovendo una cultura della responsabilità”.

“Proprio pochi giorni fa il Global Forest Watch ha evidenziato come, seppur la perdita di foreste tropicali globali sia calata nel 2025, è in aumento quella persa a causa degli incendi. Lo stresso trend si sta osservando nei Paesi del Mediterraneo, dove la durata della stagione ad alto rischio incendi e la percentuale di territorio interessato da condizioni “molto elevate” o “estreme” sta aumentando in modo sostanziale. Sta a noi scegliere- conclude- se agire tempestivamente e in modo coordinato per prevenire queste emergenze, creando paesaggi e comunità più resilienti, o se perdere altri migliaia di Monti Faeta nei prossimi anni”.

(video e photo credit: vigili del fuoco/X; canadair realforest firetovirtual/Fb, @Salsedo Antonio)

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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