L’incidente, la nuova carriera con la handbike, Alex Zanardi nel 2012 ricevendo il Nettuno d’Oro: “Sono stato fortunato, la mia vita è stata un’avventura”
“Sono una persona incredibilmente fortunata. La mia è stata una vita avventurosa”. Parlava così Alex Zanardi nel 2012, quando il Comune di Bologna gli conferì il Nettuno d’Oro, la massima onorificenza dell’amministrazione. All’epoca Zanardi era reduce dalla vittoria alle Paralimpiadi di Londra, dove ottenne due medaglie d’oro nelle specialità di handbike. Una nuova carriera sportiva di grande successo, nata dopo il terribile incidente del 2001, durante una gara di automobilismo nel circuito di Lausitzring, che gli causò l’amputazione di entrambi gli arti inferiori.
“Sono così emozionato che mi tremano le gambe”, disse con la sua classica ironia Zanardi, ricevendo quel giorno il Nettuno d’Oro in Comune, e ricordando anche di essere poi tornato su quel circuito a guidare lo stesso tipo di auto. “Ma non era la stessa macchina- precisò Zanardi- perché non era stato possibile riparare l’amputazione che ha subito quella macchina quel giorno”.
IL SOGNO DI DIVENTARE PILOTA: “LO SPORT HA FATTO LA DIFFERENZA NELLA MIA VITA”
In quella occasione, il campione ricordò le sue origini bolognesi, di cui andava “molto orgoglioso”: essere nato “in una famiglia normalissima” prima in zona di Casaglia e poi a Castel Maggiore; aver avuto per genitori “due persone meravigliose”; l’educazione ricevuta come “attrezzo di lavoro, che mi ha consentito di partire dai miei talenti, di credere in me stesso e di cominciare a costruire qualche cosa”. Diventare un pilota, ricordava ancora Zanardi, “era soltanto un sogno. Però lavorando su quel sogno, ma soprattutto sugli obiettivi che erano alla mia portata, giorno dopo giorno, in questo percorso affascinante che è diventato poi la mia vita è stata la cosa più bella”.
Lo sport, continuava il campione, “ha davvero fatto la differenza nel corso della mia vita, perché l’ha resa meravigliosa e mi ha dato anche l’occasione per tirare fuori probabilmente il meglio che avevo da dare, lasciando magari più represso il male che comunque alberga dentro ognuno di noi. Credo che lo sport sia una grande occasione per tutti i ragazzi, non soltanto per le persone con diversa abilità“.
LA NUOVA CARRIERA CON LA HANDBIKE
La handbike, che all’epoca era la sua “nuova passione sportiva”, all’inizio era “soltanto un modo per passare il tempo-spiegava Zanardi- ma siccome sono una persona curiosa” è diventata una carriera sportiva vera e propria. “Il mio carattere, forse ottimista, forse molto bolognese da questo punto di vista- diceva il campione- mi ha comunque portato a fare ugualmente i conti e cercare di capire se un modo poteva essere trovato. Aver creduto possibile tutto questo mi ha in qualche modo spinto a mettermi in marcia e la parte più affascinante di questo sogno è stato il percorso, è stato rendere possibile questa cosa”.
Zanardi, che diceva di sentirsi “molto vicino” alla sua città, si offrì anche di aiutare il Comune per avvicinare i ragazzi con disabilità alle handbike, visto che “costano un sacco di soldi” e “spesso il primo tentativo è talmente costoso che scoraggia”.
In definitiva, un campione che si riteneva “una persona incredibilmente fortunata perché posso in questo momento scegliere che cosa trasformare in una passione e poi tutto questo diventa quasi in automatico per me una professione, un’opportunità dal punto di vista professionale. Normalmente, alle persone normali tutto questo non viene concesso”. E aggiungeva: “La mia è stata una vita avventurosa, mi auguro che in qualche modo davanti a me possano esserci ancora nuovi orizzonti affascinanti da inseguire con impegno, con determinazione, tutte qualità che peraltro la gente mi riconosce, ma che io in fondo credo di meritare fino a un certo punto”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

