L’emicrania è una patologia neurologica cronica caratterizzata da episodi ricorrenti di cefalea, frequentemente associati a sintomi neurologici e sistemici che compromettono significativamente la qualità di vita
L’emicrania è una patologia neurologica cronica caratterizzata da episodi ricorrenti di cefalea, frequentemente associati a sintomi neurologici e sistemici che compromettono significativamente la qualità di vita. Oltre al dolore, numerosi pazienti riferiscono disturbi cognitivi, comunemente descritti come “brain fog”, che includono difficoltà di concentrazione, rallentamento mentale e problemi nel linguaggio.
Questi sintomi, sebbene ampiamente riportati nella pratica clinica, sono stati storicamente poco indagati negli studi clinici. Tuttavia, evidenze recenti suggeriscono che rappresentino una componente rilevante del burden globale della malattia, incidendo su performance lavorativa, relazioni sociali e autonomia quotidiana.
Eptinezumab: meccanismo d’azione e razionale terapeutico
In questo contesto si inserisce eptinezumab, un anticorpo monoclonale umanizzato diretto contro il peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP), una molecola chiave nella fisiopatologia dell’emicrania. Il farmaco agisce legandosi al ligando CGRP e impedendone l’interazione con il recettore, bloccando così la cascata neurovascolare responsabile dell’attacco emicranico.
Somministrato per via endovenosa con infusione trimestrale, eptinezumab consente una biodisponibilità immediata del 100%, con rapido onset d’azione. Studi registrativi di fase 3, tra cui PROMISE-1 e PROMISE-2, hanno già dimostrato una significativa riduzione dei giorni mensili di emicrania, confermandone efficacia e sicurezza.
Lo studio INFUSE e i dati presentati ad AAN 2026
Durante il congresso American Academy of Neurology Annual Meeting 2026 sono stati presentati nuovi dati derivanti dallo studio osservazionale INFUSE, che ha analizzato pazienti con elevato burden di malattia e precedente fallimento di almeno un trattamento preventivo anti-CGRP.
L’analisi ad interim a 6 mesi ha evidenziato un’elevata prevalenza di sintomi cognitivi al basale: difficoltà decisionali (64,7%), problemi di comprensione della lettura (60,0%), difficoltà nell’esecuzione di compiti complessi (62,6%) e “brain fog” (82,1%). Questi dati confermano come la componente cognitiva sia tra le più impattanti nella percezione soggettiva della malattia.
Miglioramento dei sintomi cognitivi: evidenze real-world
Dopo l’inizio del trattamento con eptinezumab-jjmr, oltre il 50% dei pazienti ha riportato un miglioramento significativo dei sintomi cognitivi a 6 mesi, con benefici osservabili già a partire dal settimo giorno successivo alla somministrazione.
Come sottolineato da Amaal Starling, neurologa della Mayo Clinic, «l’emicrania è una malattia altamente individuale e i pazienti descrivono il brain fog come estremamente invalidante». La specialista ha evidenziato come «i risultati dello studio INFUSE siano rilevanti poiché mostrano miglioramenti nei sintomi cognitivi dopo l’inizio del trattamento con eptinezumab, supportando un approccio terapeutico più completo».
Questi dati assumono particolare rilevanza considerando che la popolazione studiata presentava una storia di fallimenti terapeutici, indicando quindi un possibile beneficio anche in contesti clinici complessi.
Implicazioni per la pratica clinica
L’analisi dei dati real-world sottolinea la necessità di un approccio olistico nella gestione dell’emicrania, che vada oltre la semplice riduzione della frequenza degli attacchi. La valutazione dei sintomi cognitivi e della qualità di vita emerge come elemento centrale nella definizione degli obiettivi terapeutici.
Secondo Damian Fiore, di Lundbeck, «questi dati contribuiscono a ridefinire le aspettative del trattamento preventivo dell’emicrania, includendo il miglioramento dei sintomi cognitivi tra gli outcome clinicamente rilevanti».
Prospettive future nella gestione dell’emicrania
Le evidenze provenienti dallo studio INFUSE suggeriscono che i trattamenti mirati al CGRP possano avere un impatto più ampio rispetto a quanto precedentemente considerato. La crescente disponibilità di dati real-world consentirà di affinare ulteriormente le strategie terapeutiche, integrando parametri clinici e patient-reported outcomes.
In prospettiva, sarà fondamentale approfondire i meccanismi alla base dei sintomi cognitivi nell’emicrania e valutare l’effetto a lungo termine dei trattamenti preventivi su queste manifestazioni. L’obiettivo sarà quello di sviluppare percorsi terapeutici sempre più personalizzati, capaci di rispondere alle reali esigenze dei pazienti.
Bibliogragia
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