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Anemia falciforme, etavopivat promosso in fase 3

Anemia falciforme: si fermano due studi clinici di fase I/II e di Fase III con la terapia genica per sospetti casi di cancro 

Novo Nordisk ha annunciato che etavopivat, attivatore della piruvato chinasi, in pazienti con anemia falciforme ha raggiunto entrambi gli endpoint primari nello studio registrativo di fase III HIBISCUS

Novo Nordisk ha annunciato che etavopivat, attivatore della piruvato chinasi, in pazienti con anemia falciforme ha raggiunto entrambi gli endpoint primari nello studio registrativo di fase III HIBISCUS, dimostrando una riduzione significativa delle crisi vaso-occlusive e un miglioramento dei livelli di emoglobina rispetto al placebo. L’azienda prevede di presentare la domanda di autorizzazione nella seconda metà del 2026.

Lo studio, randomizzato e controllato, ha coinvolto 385 pazienti di età pari o superiore a 12 anni trattati per 52 settimane con etavopivat 400 mg una volta al giorno o placebo, in aggiunta allo standard di cura. I risultati mostrano una riduzione del 27% del tasso annualizzato di crisi vaso-occlusive, eventi clinici dolorosi e potenzialmente gravi che rappresentano una delle principali cause di ospedalizzazione. Inoltre, il tempo mediano alla prima crisi è risultato significativamente più lungo, con un ritardo di circa quattro mesi rispetto al placebo (38,4 settimane contro 20,9).

Parallelamente, il farmaco ha centrato anche il secondo endpoint primario: quasi la metà dei pazienti trattati (48,7%) ha ottenuto un aumento dell’emoglobina superiore a 1 g/dL alla settimana 24, rispetto al 7,2% nel gruppo placebo, con una differenza assoluta di oltre 40 punti percentuali. Un’analisi esplorativa ha inoltre evidenziato una riduzione significativa del rischio di trasfusioni, un risultato clinicamente rilevante in una patologia caratterizzata da anemia cronica e frequente necessità di supporto trasfusionale.

Dal punto di vista meccanicistico, etavopivat agisce attivando la piruvato chinasi nei globuli rossi, migliorando il metabolismo energetico cellulare. Questo si traduce in un aumento dell’ATP e in una riduzione dei livelli di 2,3-DPG, con conseguente maggiore stabilità della membrana eritrocitaria e minore tendenza alla falcizzazione, il processo alla base delle complicanze della malattia. Il risultato è un miglioramento globale della fisiologia dei globuli rossi, con effetti sia sull’anemia sia sugli eventi vaso-occlusivi.

Il profilo di sicurezza è apparso coerente con gli studi precedenti, senza nuovi segnali rilevanti, rafforzando il potenziale del farmaco come trattamento cronico. I dati completi dello studio saranno presentati nel corso del 2026 in un congresso scientifico.

Competizione nella classe PK e confronto indiretto
I risultati dello studio HIBISCUS, secondo analisti di mercato, creano una chiara differenziazione tra i candidati della classe degli attivatori della piruvato chinasi. In particolare, il confronto indiretto con il programma di Agios Pharmaceuticals evidenzia alcune differenze: nello studio di fase III sul mitapivat, la risposta emoglobinica è stata del 40,6% rispetto al 2,9% del placebo.

Non esistono tuttavia studi head-to-head tra etavopivat e mitapivat, e i confronti indiretti restano limitati. Gli analisti sottolineano comunque che, nonostante la competizione, il bisogno clinico globale resta elevato, lasciando spazio a più opzioni terapeutiche.

Un panorama terapeutico in evoluzione
Etavopivat, acquisito con l’operazione da 1,1 miliardi di dollari su Forma Therapeutics, si configura come il primo rappresentante di una nuova generazione di terapie orali per la drepanocitosi. In un’area terapeutica ancora caratterizzata da opzioni limitate — e segnata recentemente dal ritiro di alcune terapie — il candidato di Novo potrebbe contribuire a colmare un bisogno clinico rilevante.

Se approvato, il farmaco si inserirà in un panorama sempre più articolato che include anche terapie avanzate come Casgevy (sviluppata da Vertex Pharmaceuticals e CRISPR Therapeutics) e Lyfgenia di bluebird bio, approvate nel 2023 ma ancora con una diffusione limitata.

Per queste terapie, tuttavia, iniziano a emergere segnali di crescita: secondo dati recenti, il numero di pazienti trattati è in aumento e le vendite potrebbero migliorare nel corso del 2026.
In questo contesto, una terapia orale come etavopivat potrebbe rappresentare un’opzione più accessibile e facilmente implementabile nella pratica clinica, contribuendo a ridefinire l’approccio terapeutico alla malattia.

Se confermati nel lungo termine, i risultati dello studio HIBISCUS potrebbero aprire la strada a una nuova generazione di trattamenti per una patologia che colpisce circa 8 milioni di persone nel mondo, segnando un passo importante verso terapie più semplici da somministrare e con un impatto clinico significativo.

Anemia falciforme
La drepanocitosi, meglio conosciuta come anemia falciforme,  è una malattia genetica ereditaria del sangue, causata da una mutazione dell’emoglobina (HbS).
I globuli rossi, invece di essere rotondi e flessibili, assumono una forma a falce (da cui il nome), diventando rigidi e fragili.
Questo provoca due problemi principali: anemia cronica (per distruzione precoce dei globuli rossi) e ostruzione dei piccoli vasi sanguigni.
Le ostruzioni causano le cosiddette crisi vaso-occlusive, episodi dolorosi anche molto intensi.
La malattia può colpire diversi organi, tra cui polmoni, reni e cervello, con complicanze anche gravi.
È più diffusa nelle popolazioni di origine africana, mediterranea e mediorientale. I sintomi possono comparire già nei primi mesi di vita. Le terapie includono farmaci, trasfusioni e, in alcuni casi, trapianto di midollo o terapie geniche. Si tratta di una patologia cronica, ma oggi sono disponibili trattamenti che migliorano significativamente la qualità e l’aspettativa di vita.

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