Le diete a base vegetale, spesso associate a benefici cardiovascolari e metabolici, vengono oggi studiate anche in relazione all’Alzheimer
Negli ultimi anni, l’interesse verso l’impatto dell’alimentazione sulla salute cerebrale è cresciuto in modo significativo. Le diete a base vegetale, spesso associate a benefici cardiovascolari e metabolici, vengono oggi studiate anche in relazione al rischio di declino cognitivo e demenza. Tuttavia, nuove evidenze suggeriscono che non sia sufficiente aumentare genericamente il consumo di alimenti vegetali, ma che la qualità complessiva della dieta giochi un ruolo determinante.
Secondo un’analisi prospettica condotta nell’ambito del Multiethnic Cohort Study, un’elevata adesione a una dieta vegetale di qualità è associata a una riduzione del rischio di malattia di Alzheimer e altre forme di demenza, mentre un’alimentazione vegetale di scarsa qualità potrebbe addirittura aumentarlo.
Lo studio: oltre 90.000 soggetti e oltre un decennio di follow-up
L’indagine, guidata da Song-Yi Park, ha analizzato i dati di 92.849 partecipanti appartenenti a diverse etnie, con un’età media iniziale di circa 59 anni e un follow-up medio di quasi 11 anni.
Nel corso dello studio sono stati registrati oltre 21.000 casi di demenza incidente. I risultati hanno mostrato che i soggetti con il più alto consumo complessivo di alimenti vegetali presentavano un rischio ridotto del 12% rispetto a quelli con il consumo più basso (HR 0,88; IC 95% 0,85-0,92).
Tuttavia, quando si è considerata la qualità degli alimenti, sono emerse differenze rilevanti: una dieta vegetale ad alta qualità nutrizionale si associava a una riduzione del rischio (HR 0,93), mentre una dieta vegetale povera dal punto di vista qualitativo risultava correlata a un aumento del rischio di demenza (HR 1,06).
Come evidenziato dalla stessa Park, «l’adozione di una dieta vegetale, anche in età avanzata, può essere associata a un minor rischio di demenza, ma è fondamentale che tale dieta sia di elevata qualità».
Qualità degli alimenti: un fattore determinante
Per distinguere le diverse tipologie di alimentazione vegetale, i ricercatori hanno utilizzato specifici indici nutrizionali: il Plant-based Diet Index (PDI), l’Healthful Plant-based Diet Index (hPDI) e l’Unhealthful Plant-based Diet Index (uPDI).
L’hPDI valorizza alimenti vegetali considerati salutari, come cereali integrali, frutta, verdura, legumi, frutta secca, oli vegetali e bevande come tè e caffè. Al contrario, l’uPDI include alimenti vegetali meno salutari, quali cereali raffinati, zuccheri aggiunti, succhi di frutta e patate.
I risultati indicano chiaramente che i benefici cognitivi sono associati prevalentemente al consumo di alimenti vegetali non raffinati e ricchi di nutrienti, mentre un elevato apporto di prodotti vegetali ultra-processati o ricchi di zuccheri può annullare o invertire tali benefici.
Cambiamenti nel tempo e rischio di demenza
Un ulteriore elemento di interesse riguarda l’evoluzione delle abitudini alimentari nel tempo. Nei soggetti che, nell’arco di 10 anni, hanno ridotto significativamente il consumo di alimenti vegetali di bassa qualità, si è osservata una riduzione dell’11% del rischio di demenza (HR 0,89).
Al contrario, un aumento consistente dell’assunzione di alimenti vegetali poco salutari è stato associato a un incremento del rischio fino al 25% (HR 1,25).
L’analisi per sottogruppi ha mostrato risultati coerenti indipendentemente dall’età, dall’etnia e dalla presenza dell’allele APOE ε4, noto fattore genetico di rischio per la malattia di Alzheimer.
Meccanismi biologici plausibili
I benefici osservati potrebbero essere spiegati da diversi meccanismi fisiopatologici. Le diete ricche di alimenti vegetali integrali apportano elevate quantità di antiossidanti, polifenoli, fibre e acidi grassi insaturi, sostanze note per la loro azione anti-infiammatoria e per il miglioramento della funzione endoteliale.
Tali effetti contribuiscono a ridurre lo stress ossidativo e l’infiammazione cronica, processi coinvolti nella neurodegenerazione. Inoltre, il miglior controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione e diabete di tipo 2, rappresenta un ulteriore elemento protettivo nei confronti del declino cognitivo.
Limiti dello studio
Gli autori hanno riconosciuto alcune limitazioni metodologiche. In particolare, l’utilizzo di questionari alimentari basati sull’autoriporto può essere soggetto a errori di memoria e imprecisioni nella stima dell’assunzione alimentare.
Inoltre, non si può escludere la presenza di fattori confondenti residui o non misurati che possano aver influenzato i risultati. Nonostante ciò, l’ampiezza del campione e la lunga durata del follow-up conferiscono solidità ai dati osservati.
Bibliografia
Park S-Y., et al. Plant-based dietary patterns and risk of Alzheimer disease and related dementias in the Multiethnic Cohort Study. Neurology. 2026. leggi
Willett W., et al. Food in the Anthropocene: the EAT–Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems. The Lancet. 2019. leggi
World Health Organization (WHO). Risk reduction of cognitive decline and dementia: WHO guidelines. leggi

