La Brigata: “Tra i nostri membri non c’è questa persona”, condanna anche dalla Comunità ebraica di Roma
Fermato a Roma l‘autore degli spari al corteo del 25 aprile: si tratta di un ragazzo di 21 anni, Etihan Bondi, e ha detto di far parte della Brigata Ebraica. È accusato di aver premuto il grilletto di una pistola soft air contro Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano, 62 e 66 anni, rimasti feriti in modo lieve.
Gli inquirenti sono risaliti a lui dal casco (che era integrale scuro con disegni particolari) e dalla targa dello scooter bianco, un Honda Sh. Avendo le immagini di questi due elementi, la Digos è riuscita poi a seguirne gli spostamenti e a capire l’identità dello sparatore. I pm, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, contestano al 21enne il reato di tentato omicidio.
Brigata Ebraica: “Tra i nostri membri non c’è questa persona”
“Siamo venuti a conoscenza dagli organi di stampa del fermo di Eitan Bondi che sarebbe l’autore dell’episodio violento commesso a Roma il 25 aprile. La Brigata Ebraica ribadisce con forza di non conoscerlo, non avere tra i suoi membri persone che rispondano a questo nome. Sottolinea anche di non aver alcun rappresentante della città di Roma”, scrive in una nota la Brigata Ebraica.
Comunità ebraica di Roma: “Condanniamo qualsiasi forma di violenza”
Sul fatto è intevenuto anche Victor Fadlun, presidente della comunità ebraica della Capitale: “Il fermo di un ragazzo iscritto alla Comunità Ebraica di Roma per i fatti del 25 aprile ci riempie di sgomento e indignazione. La Comunità Ebraica di Roma condanna e si dissocia senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano. Esprimiamo fiducia nel lavoro della Procura e delle forze dell’ordine affinché sia fatta piena luce sulla dinamica dei fatti e su ogni responsabilità. In una fase così tesa, rivolgiamo un appello alle forze politiche e alla società civile a evitare ogni strumentalizzazione che possa alimentare l’odio e generare nuova violenza”.
“Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza. La Brigata Ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio alla sua memoria e a tutti coloro che si sono sacrificati sotto quella bandiera”, aggiunge Davide Riccardo Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica di Milano.

