L’Associazione nazionale forense contro i compensi per rimpatri volontari dei migranti: “La Camera elimini la disposizione”
Un decreto legge ad hoc per abrogare la norma che introduce un incentivo per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario. Sarebbe questa la soluzione individuata dal governo per superare l’impasse sul decreto sicurezza e i rilievi del Quirinale. Il provvedimento sulla sicurezza sarà quindi approvato così com’è dalla Camera e subito corretto con il nuovo decreto legge.
Opinioni contrarie
“Abbiamo chiesto e ottenuto la sospensione dell’esame dell’emendamento sull’avvocatura in attesa dell’esito dell’incontro in corso tra Governo e Quirinale”. Lo riferisce il Partito Democratico nel corso dei lavori in Commissione a Montecitorio, su richiesta della capogruppo Chiara Braga.
I dem denunciano un iter “compresso e forzato”, con il provvedimento “trattenuto a lungo al Senato” e l’approvazione di norme ritenute “palesemente sbagliate e incostituzionali”.
Sul nodo avvocatura, il Pd sottolinea che il Parlamento “non può lavorare alla cieca” su una disposizione ancora oggetto di interlocuzioni istituzionali.
Per i democratici, proseguire senza chiarimenti avrebbe rischiato di trasformare il lavoro parlamentare in una “farsa”, in assenza di elementi certi sugli sviluppi del confronto al Colle. “Registriamo – ha concluso Braga – che la maggioranza è allo sbando”.
“La più radicale contrarietà rispetto all’introduzione, nel nuovo DL sicurezza, di una disposizione che oltre a modificare la natura della prestazione professionale resa da un avvocato, ne prevede un compenso per prestare assistenza al rimpatrio volontario di migrante“. La esprime Giampaolo Di Marco, segretario generale Anf, Associazione nazionale forense. “Un’aberrazione giuridica sotto molteplici profili: civili, amministrativi e soprattutto in palese violazione dei diritti fondamentali dello Stato di diritto e delle norme deontologiche che regolano la professione forense”, prosegue il segretario Anf.

