L’Associazione nazionale forense contro i compensi per rimpatri volontari dei migranti: “La Camera elimini la disposizione”
Un decreto legge ad hoc per abrogare la norma che introduce un incentivo per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario. Sarebbe questa la soluzione individuata dal governo per superare l’impasse sul decreto sicurezza e i rilievi del Quirinale. Il provvedimento sulla sicurezza sarà quindi approvato così com’è dalla Camera e subito corretto con il nuovo decreto legge.
Opinioni contrarie
“Abbiamo chiesto e ottenuto la sospensione dell’esame dell’emendamento sull’avvocatura in attesa dell’esito dell’incontro in corso tra Governo e Quirinale”. Lo riferisce il Partito Democratico nel corso dei lavori in Commissione a Montecitorio, su richiesta della capogruppo Chiara Braga.
I dem denunciano un iter “compresso e forzato”, con il provvedimento “trattenuto a lungo al Senato” e l’approvazione di norme ritenute “palesemente sbagliate e incostituzionali”.
Sul nodo avvocatura, il Pd sottolinea che il Parlamento “non può lavorare alla cieca” su una disposizione ancora oggetto di interlocuzioni istituzionali.
Per i democratici, proseguire senza chiarimenti avrebbe rischiato di trasformare il lavoro parlamentare in una “farsa”, in assenza di elementi certi sugli sviluppi del confronto al Colle. “Registriamo – ha concluso Braga – che la maggioranza è allo sbando”.
“La più radicale contrarietà rispetto all’introduzione, nel nuovo DL sicurezza, di una disposizione che oltre a modificare la natura della prestazione professionale resa da un avvocato, ne prevede un compenso per prestare assistenza al rimpatrio volontario di migrante“. La esprime Giampaolo Di Marco, segretario generale Anf, Associazione nazionale forense. “Un’aberrazione giuridica sotto molteplici profili: civili, amministrativi e soprattutto in palese violazione dei diritti fondamentali dello Stato di diritto e delle norme deontologiche che regolano la professione forense”, prosegue il segretario Anf.
Intevengono Piantedosi e Meloni
“Il governo attribuisce una chiara priorità a questo provvedimento”. Lo dice il ministro dell’interno Matteo Piantedosi in aula alla Camera sul dl sicurezza. “Abbiamo preso atto di alcune sensibilità che sono state espresse su un punto specifico della norma e ci predisponiamo ad una sua correzione”.
“Ci sono state molte discussioni sul tema dei rimpatri volontari. Tengo a precisare davanti a questa Assemblea parlamentare che tale istituto non rappresenta certo un’invenzione di questo Governo. I rimpatri volontari assistiti sono previsti nel nostro ordinamento da oltre 10 anni in attuazione di norme europee e nazionali”. Lo dice il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi alla Camera durante la discussione del decreto Sicurezza.
“Questi programmi non sono ispirati solo dall’idea di regolamentare un fenomeno, ma assolvono anche una funzione etica, perché consentono al migrante che ne faccia richiesta di essere assistito per poter fare rientro volontario in sicurezza nel suo Paese di origine con la garanzia di un supporto economico e sostenuto da misure per il reinserimento sociale e lavorativo”, argomenta il titolare del Viminale che ricorda come “la stessa Commissione europea ne ha incoraggiato e sostenuto in modo crescente la loro attuazione nella comunicazione sulla strategia dell’Unione europea sui rimpatri volontari del 27 aprile 2021.
E parlando con i giornalisti al salone del mobile di Milano interviene anche Giorgia Meloni: “Sul decreto sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati. Trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma, ma la norma rimane perché è una norma di assoluto buon senso”.
“Francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni, non mi è esattamente chiara la ragione per la quale noi che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsione, non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato. A me non è chiaro”.

