Coinvolti imprenditori ed ex appartenenti all’intelligence nazionale
“Il 20 aprile 2026, nel territorio nazionale, il Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri – con il supporto in fase esecutiva dei Comandi Provinciali Carabinieri territorialmente competenti – ha dato esecuzione a una serie di decreti di perquisizioni locali, personali e su sistemi informatici e a conseguente sequestro di dispositivi e corrispondenza informatica emessi nell’ambito di una attività di indagine diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo“. Così in un comunicato dell’Arma.
L’indagine trae origine, in parte, dagli elementi acquisiti dall’Autorità Giudiziaria romana dal procedimento penale relativo alla cosidetta inchiesta “Equalize” diretta dalla Procura della Repubblica di Milano con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (i cui esiti più recenti hanno portato lo scorso 9 aprile alla notifica di 81 avvisi all’indagato della conclusione delle indagini preliminari1) e, in parte, da sviluppi investigativi della Procura capitolina tesi a verificare l’operatività di una struttura, fiduciariamente denominata “squadra fiore”, dedita all’attività di “dossieraggio” su importanti persone fisiche e imprese italiane attraverso l’accesso abusivo a banche dati istituzionali.
Le prolungate attività di indagine dirette dalla Procura della Repubblica di Roma hanno permesso, in primo luogo, di riscontrare l’effettiva operatività della suddetta “squadra fiore”, attiva dal novembre 2024, i cui componenti (in parte ex appartenenti alle Ff.Pp. e all’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna – Aisi) sono indagati per i delitti associazione per delinquere finalizzata alla interferenze illecite nella vita privata, accesso abusivo a sistema informatico o telematico, nonché intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche. In particolare e in estrema sintesi, gli interessati avrebbero acquisito e commercializzato in cambio di remunerazione mensile e/o per singoli contratti – anche su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari – informazioni riservate illecitamente estrapolate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, realizzando dossier con la profilazione di persone fisiche e giuridiche. Avrebbero inoltre eseguito, dietro compenso corrisposto per ogni singolo intervento, attività di fraudolenta interruzione di intercettazioni telefoniche/telematiche e di installazione di dispositivi per la captazione fraudolenta di conversazioni private.
COINVOLTI IMPRENDITORI ED EX APPARTENENTI ALL’INTELLIGENCE
Della “squadra fiore”, si sarebbe avvalso un ex dirigente in posizione apicale del Sistema di informazioni per la sicurezza della Repubblica, attuale Presidente esecutivo di Cerved Group S.p.A. Nel medesimo contesto, gli approfondimenti investigativi hanno permesso di acquisire nuovi elementi idonei a delineare ulteriori fattispecie delittuose per le quali risultano coinvolti imprenditori ed ex appartenenti all’intelligence nazionale.
Nel dettaglio, gli interessati risultano indagati a vario titolo dei reati: di peculato in concorso (sarebbero implicati imprenditori e il già citato ex dirigente in posizione apicale del comparto d’intelligence nazionale) poiché, nel 2023, si sarebbero appropriati di fondi dell’AISI, per alcuni milioni di euro destinati a saldare un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito, stipulato tra la citata Agenzia e una società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware; accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico, poiché il già menzionato ex dirigente in posizione apicale del Sistema di informazioni per la sicurezza della Repubblica avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del predetto comparto; truffa aggravata, poiché – nell’ambito di una operazione di acquisizione di società operanti nel settore della consulenza e progettazione di reti digitali infrastrutturali e soluzioni di intelligence per l’innovazione – l’imprenditore titolare della acquisenda società, al fine di aumentarne il prezzo di vendita attraverso una clausola di earn-out2 (che lega una componente aggiuntiva del prezzo di vendita al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari o commerciali), con artifizi e raggiri, nel conto economico del 2023, avrebbe esposto valori fittizi di fatturato tali da incrementare, falsamente e per oltre 40 milioni di euro, il margine operativo lordo (EBITDA) della società, usato quale parametro per la maturazione della componente di prezzo integrativa. Tale operazione, avrebbe procurato all’imprenditore un profitto di circa 8 milioni di euro non dovuti, con correlativo danno anche a Cassa Depositi e Prestiti, di cui è azionista di maggioranza il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in quanto, attraverso CDP Equity S.p.A, deteneva una parte del capitale della società acquirente. Da ultimo, le indagini hanno permesso di acquisire elementi, da un lato, circa presunti progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l’intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche, tra presenti e telematiche, e, dall’altro, circa rivelazioni dell’esistenza di specifici atti d’indagine nell’ambito degli accertamenti disposti nel procedimento in corso.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

