Amgen ha annunciato risultati positivi dello studio di fase 3 sulla formulazione sottocutanea di teprotumumab in pazienti adulti con malattia oculare tiroidea
Amgen ha annunciato risultati positivi dello studio di fase 3 sulla formulazione sottocutanea di teprotumumab in pazienti adulti con malattia oculare tiroidea (Thyroid Eye Disease, TED) attiva di grado moderato-severo. Secondo quanto comunicato dall’azienda, lo studio ha raggiunto sia l’endpoint primario sia tutti i principali endpoint secondari, confermando un’efficacia comparabile a quella della formulazione endovenosa già approvata e utilizzata in oltre 25.000 pazienti a livello globale.
Nel trial, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo e condotto in più centri, la somministrazione sottocutanea tramite dispositivo on-body injector (OBI) ha mostrato un tasso di risposta sulla proptosi del 76,7% rispetto al 19,6% del placebo (p<0,0001) nel periodo controllato di 24 settimane. L’endpoint primario era definito come una riduzione ≥2 mm della proptosi nell’occhio in studio, senza peggioramento nell’occhio controlaterale.
La proptosi (detta anche esoftalmo) è la sporgenza anomala del bulbo oculare in avanti rispetto alla sua posizione normale nell’orbita. In pratica, l’occhio appare “più fuori” del normale.
Particolarmente rilevante anche il dato sull’endpoint secondario chiave: la riduzione media della proptosi è stata pari a -3,17 mm nel gruppo trattato, rispetto a -0,80 mm nel gruppo placebo (p<0,0001), superando la soglia di 3 mm considerata clinicamente significativa.
Oltre alla proptosi, lo studio ha evidenziato miglioramenti statisticamente significativi e clinicamente rilevanti su una serie di altri endpoint secondari. Tra questi: il tasso complessivo di risposta, la percentuale di pazienti che hanno raggiunto un Clinical Activity Score (CAS) pari a 0 o 1, il miglioramento della diplopia sia in termini ordinali sia come tasso di risposta (inclusi i responder completi), e il miglioramento della qualità di vita misurata tramite la sottoscala “appearance” del questionario Graves’ Ophthalmopathy Quality of Life (GO-QoL). Per la sottoscala relativa alla funzione visiva è stata osservata una tendenza numericamente favorevole al trattamento, pur in assenza di significatività statistica.
Sul fronte della sicurezza, il profilo osservato con la somministrazione sottocutanea è risultato coerente con quello già noto per la formulazione endovenosa di teprotumumab. Alcuni pazienti hanno manifestato reazioni nel sito di iniezione, generalmente di grado lieve-moderato, che non hanno comportato interruzioni o sospensioni del trattamento. Gli eventi avversi più frequenti (≥10%) includono spasmi muscolari, tinnito, perdita di peso, fastidio auricolare, nausea e diarrea.
Durante lo studio, i partecipanti hanno ricevuto teprotumumab o placebo ogni due settimane per un totale di 12 somministrazioni. I criteri di inclusione prevedevano una diagnosi di TED attiva moderato-severa entro 15 mesi e una proptosi ≥3 mm rispetto al basale (precedente alla diagnosi), tra gli altri parametri. È rilevante che fossero inclusi anche pazienti con compromissione uditiva preesistente, identificata tramite anamnesi o esami audiometrici.
Parallelamente, Amgen ha reso noto il completamento di uno studio di fase 3b/4 sulla formulazione endovenosa di teprotumumab, richiesto come post-marketing dall’FDA. L’obiettivo era valutare sicurezza e tollerabilità di diverse durate di trattamento (quattro, otto e 16 infusioni) e la necessità di retreatment. I risultati, di natura descrittiva, hanno evidenziato un profilo di rischio coerente con quello già noto; i dati saranno sottoposti alle autorità regolatorie e presentati in un congresso medico.
La TED è una malattia autoimmune rara, progressiva e potenzialmente minacciosa per la vista. Può manifestarsi con proptosi, diplopia, dolore oculare, arrossamento e gonfiore, con un impatto significativo sulla qualità di vita e sulla funzionalità quotidiana. È frequentemente associata alla malattia di Graves, ma rappresenta una condizione distinta, mediata dall’attivazione del recettore IGF-1 nelle cellule dello spazio retro-orbitario, che innesca una cascata infiammatoria e di rimodellamento tissutale.
Secondo Amgen, l’introduzione della formulazione sottocutanea rappresenta un potenziale avanzamento in termini di accessibilità e praticità della terapia. “Questi risultati estendono e supportano l’efficacia best-in-class di teprotumumab, ora con una modalità di somministrazione sottocutanea che offre un’efficacia comparabile a quella endovenosa”, ha dichiarato Jay Bradner, vicepresidente esecutivo Ricerca e Sviluppo dell’azienda, sottolineando il potenziale di ampliare l’accesso al trattamento.
Anche dal punto di vista clinico, la possibilità di diversificare le modalità di somministrazione è considerata rilevante. “La TED può essere profondamente debilitante, influenzando non solo la vista ma anche la vita quotidiana. L’espansione verso una somministrazione sottocutanea apre alla possibilità di un’esperienza più accessibile per i pazienti”, ha commentato Madhura A. Tamhankar, oftalmologa e neurologa presso la University of Pennsylvania.
I risultati completi dello studio saranno presentati in un prossimo congresso scientifico.

