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Approvata in commissione femminicidio la relazione sulla “Violenza Economica di genere”

femminicidio

La Presidente Semenzato: “È importante dare un inquadramento normativo autonomo e specifico nel codice penale”

La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere nella seduta plenaria odierna ha approvato all’unanimità la Relazione sulla “Violenza Economica di genere” (relatrici la Presidente, deputata Martina Semenzato, le senatrici Elena Leonardi e Cecilia D’Elia).

La Commissione ha svolto un ampio e articolato ciclo di audizioni (n.93) e ha approfondito i temi oggetto dell’indagine conoscitiva, in linea con quanto previsto dalla Legge istitutiva del 9 febbraio 2023 n.12. La Relazione consente di sviluppare alcune considerazioni finali di ordine sistematico e di riflessione (n.14), una base conoscitiva fondamentale per il Legislatore e per tutti gli operatori del settore che a vario titolo sono chiamati a contribuire nella lotta alla violenza contro le donne. Alla stesura della Relazione sulla violenza economica di genere hanno contribuito i collaboratori esterni della Commissione: l’Avv. Martina Parisse, il Dott. Valerio de Gioia, Magistrato, la Dott.ssa Linda Laura Sabbadini, statistica. L’inchiesta ha analizzato il fenomeno con particolare attenzione agli strumenti di prevenzione e contrasto esistenti nel nostro Paese, consentendo di individuare, già nel corso della Relazione, alcune proposte finalizzate a delineare uno scenario futuro capace di favorire un cambiamento strutturale e culturale nella società italiana.

“Ho fortemente voluto la Relazione nella mia Commissione perché la violenza economica è la forma più subdola di violenza, finora non adeguatamente indagata che ha già trovato riconoscimento proprio nell’art.3 lettera A della Convenzione di Istanbul. Ecco perché è definita subdola e non adeguatamente indagata: perché spesso viene sottovalutata, ma è uno strumento di coercizione potente e pervasivo che mina l’indipendenza e le possibilità di fuga della vittima. È importante normare la violenza economica e dare un inquadramento normativo autonomo e specifico nel codice penale, è una priorità riconoscere giuridicamente la natura coercitiva del controllo economico, che limita la libertà della vittima. Anche le dichiarazioni del Primo Presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D’Ascola, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, hanno confermato l’urgenza di contrastare la violenza economica come specifica forma di maltrattamento, evidenziando “come la valutazione del rischio di violenza può prescindere persino dalla volontà del soggetto che va protetto”.

Parole che danno valore aggiunto all’indagine! In questa direzione va la proposta di inserire nel codice penale – in particolare nella formulazione del reato di cui all’art. 572 codice penale (maltrattamenti in famiglia) – il concetto di ‘violenza economica’ quale modalità di integrazione del reato, codificando un indirizzo della giurisprudenza di legittimità ancora poco diffuso tra i giudici di merito. Introdurre la fattispecie autonoma di ‘controllo coercitivo’ volta a punire la condotta di monitoraggio ossessivo del partner anche in relazione alle spese familiari di minimo importo. Escludere i reati di cui agli artt. 570 c.p. e 570-bis c.p. dall’area applicativa della causa di non punibilità ex art. 131-bis codice penale (violazione degli obblighi di assistenza familiare). E ancora, la proposta di estendere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, a prescindere dal reddito, anche alla persona offesa dai reati di cui agli articoli 570 e 570-bis codice penale (violazione degli obblighi di assistenza familiare), ampliando l’elenco di cui al comma 4-ter dell’art. 76 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia). Questo significa garantire l’assistenza legale gratuita a chiunque sia offeso da tali reati, indipendentemente dal proprio livello di reddito. Personalmente dedicato questa relazione a una piccola donna speciale, mia nipote Ester, alla cui nascita ho intestato un conto corrente. Con l’augurio che sia per lei il primo passo verso una vita di indipendenza, autonomia e libertà economica”, dichiara la Presidente Martina Semenzato.

Nelle conclusioni finali della Relazione segnaliamo inoltre: il rafforzamento dell’educazione finanziaria e l’introduzione dell’educazione alla autonomia economica di genere nelle scuole e nelle università, arrivando anche a renderla strutturale, inserendola nel Piano Triennale Offerta Formativa (PTOF); guida ai sostegni economici per le donne vittime di violenza; la tutela contrattuale e responsabilizzazione nella sottoscrizione di impegni finanziari che significa incoraggiare le donne a esaminare con attenzione ogni documento prima della firma; consapevolezza patrimoniale e accesso alla gestione finanziaria nella comunione dei beni; obblighi di rendicontazione attraverso indici specifici e premialità per le imprese più virtuose; sviluppo e diffusione degli accordi tra banche e tra banche e istituzioni; obbligo di versamento della retribuzione su conto corrente intestato alla lavoratrice; agevolazioni fiscali per le donne vittime di violenza; misure a sostegno del rientro al lavoro dopo la maternità; istituzione di sportelli dedicati al contrasto della violenza economica; fondo di emergenza per donne vittime di violenza economica.

Tale misura consentirebbe di offrire sostegno economico immediato, al fine di favorire percorsi di autonomia. Il fondo potrebbe essere finanziato con fondi pubblici o con il cofinanziamento da parte di imprese private e enti filantropico erogativi; valutare la possibilità di potenziare l’istituto del congedo indennizzato alle lavoratrici subordinate del settore pubblico e privato, alle lavoratrici autonome e del settore domestico, qualora inserite in un percorso di protezione certificato; destinazione specifica dei fondi per i centri antiviolenza, garantire una destinazione vincolata e trasparente dei fondi destinati ai centri antiviolenza, affinché le risorse pubbliche siano effettivamente impiegate per il sostegno integrato e multidisciplinare delle vittime, in conformità agli obiettivi di tutela sanciti dalla normativa nazionale e dagli atti di programmazione governativa.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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