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Ipertensione polmonare e scompenso cardiaco: benefici con sotatercept

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Ipertensione polmonare combinata a scompenso cardiaco: conferme di efficacia con sotatercept dallo studio CADENCE

Arrivano nuovi dati su sotatercept, che potrebbero aprire prospettive terapeutiche in un’area ancora priva di opzioni specifiche. Si tratta dei risultati dello studio di fase 2 CADENCE, condotto in pazienti con ipertensione polmonare combinata post- e precapillare associata a scompenso cardiaco con frazione di eiezione preservata (CpcPH-HFpEF).

I dati, illustrati al congresso American College of Cardiology Annual Scientific Session 2026 e pubblicati su Circulation, rappresentano una proof-of-concept solida in una popolazione complessa, generalmente anziana e con numerose comorbidità, per la quale non esistono trattamenti approvati.

Studio CADENCE: popolazione fragile e bisogni clinici elevati
Lo studio ha arruolato 164 pazienti con diagnosi di CpcPH-HFpEF in classe NYHA II–III, con un’età mediana di 75 anni e una prevalenza femminile di circa il 70%. Si tratta di una popolazione particolarmente fragile, caratterizzata da un’elevata incidenza di fibrillazione atriale e diabete, e da una prognosi sfavorevole rispetto ai pazienti con HFpEF isolata.
I pazienti sono stati randomizzati a placebo oppure a due diversi dosaggi di sotatercept (0,3 mg/kg e 0,7 mg/kg), somministrati ogni tre settimane.
Riduzione significativa della resistenza vascolare polmonare
L’endpoint primario dello studio era rappresentato dalla variazione della resistenza vascolare polmonare (PVR), un parametro chiave nella fisiopatologia della malattia.
Dopo 24 settimane, sotatercept ha determinato una riduzione significativa della PVR rispetto al placebo. In particolare, la diminuzione è stata di 1,02 Wood units con la dose di 0,3 mg/kg e di 0,75 Wood units con la dose di 0,7 mg/kg, entrambe statisticamente significative.
Questo risultato suggerisce un effetto diretto del farmaco sul rimodellamento del circolo polmonare, uno degli elementi centrali della patologia.

Segnali coerenti anche sugli endpoint secondari
Accanto al dato principale, lo studio ha evidenziato un quadro complessivamente favorevole anche sugli endpoint secondari, pur non essendo tutti formalmente testati per via della strategia statistica.
Si osserva, ad esempio, una riduzione della pressione arteriosa polmonare media di circa 9 mmHg in entrambi i gruppi trattati e una diminuzione della pressione di incuneamento di circa 2–3 mmHg.
Anche i livelli di NT-proBNP, biomarcatore di stress cardiaco, risultano ridotti rispetto al basale, mentre sul piano funzionale si registra un miglioramento della distanza percorsa al test del cammino di 6 minuti, più evidente con il dosaggio di 0,3 mg/kg (+20 metri circa).
Un segnale particolarmente interessante riguarda il tempo al peggioramento clinico, che risulta prolungato nei pazienti trattati, soprattutto con la dose più bassa.

Sicurezza in linea con il profilo noto
Per quanto riguarda la sicurezza, il profilo osservato nello studio CADENCE è risultato coerente con quanto già noto per sotatercept nell’ipertensione arteriosa polmonare.
Gli eventi avversi seri si sono verificati nel 20% dei pazienti trattati con la dose più bassa, nel 33% di quelli trattati con la dose più alta e nel 22% dei pazienti nel gruppo placebo. Gli eventi emorragici sono stati riportati con frequenze simili tra i gruppi.
Le interruzioni del trattamento sono state assenti nel gruppo a 0,3 mg/kg e nel placebo, mentre sono state limitate nel gruppo a dose più alta. Gli eventi avversi più comuni includevano disturbi gastrointestinali, affaticamento, edema periferico e infezioni respiratorie.
Sono stati segnalati eventi fatali in un paziente trattato con la dose più alta e in due pazienti nel gruppo placebo.

Verso un possibile studio registrativo
“La sindrome CpcPH-HFpEF è una condizione ben definita ma ancora sottodiagnosticata, associata a elevata morbilità e mortalità e priva di trattamenti specifici”, ha sottolineato Mardi Gomberg-Maitland. I risultati dello studio suggeriscono che sotatercept possa esercitare effetti sia sul comparto vascolare polmonare sia su quello cardiaco, con potenziali ricadute cliniche rilevanti.
Secondo Mahesh Patel, l’insieme delle evidenze e la coerenza dei risultati supportano l’avvio di uno studio di fase 3, con la dose di 0,3 mg/kg che sembra offrire il miglior equilibrio tra efficacia e tollerabilità.
Nuove prospettive in una popolazione senza terapie
Nel complesso, i dati dello studio CADENCE rappresentano un passo importante nello sviluppo clinico di sotatercept e aprono la strada a possibili nuove strategie terapeutiche in una condizione ad alto unmet need.
Se confermati, questi risultati potrebbero tradursi nella prima opzione farmacologica mirata per i pazienti con CpcPH-HFpEF, con un impatto significativo sulla gestione di una popolazione oggi difficilmente trattabile.

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