Nello Stretto di Hormuz solo 15 navi al giorno
L’Iran non permetterà il transito di più di 15 navi al giorno attraverso lo stretto di Hormuz, in base all’accordo di cessate il fuoco stipulato con gli Stati Uniti. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale russa TASS, citando una fonte iraniana di alto livello.
L’IRAN NON TRANSIGE SUL LIBANO
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che gli attacchi israeliani contro il Libano costituiscono una “palese violazione” dell’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e che la loro continuazione “renderebbe i negoziati privi di significato”: “La rinnovata incursione di Israele in Libano rappresenta una palese violazione dell’accordo di cessate il fuoco iniziale. Questo è un pericoloso segnale di inganno e di mancanza di impegno verso potenziali accordi. Il proseguimento di queste azioni renderà vani i negoziati. Il nostro dito rimane sul grilletto. L’Iran non abbandonerà mai i suoi fratelli e sorelle libanesi.
E così il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, per il quale il Libano costituisce “parte inscindibile dell’accordo di cessate il fuoco, non c’è spazio per negazioni e ritrattazioni. Le violazioni del cessate il fuoco comportano costi espliciti e risposte RIGIDE”, ha scritto in maiuscolo imitando lo stile di Trump. “Spegnere immediatamente l’incendio”.
NETANYAHU: CONTINUEREMO A COLPIRE “OVUNQUE SIA NECESSARIO”
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato che i raid delle IDF in Libano hanno ucciso il nipote e segretario del leader di Hezbollah, Naim Qassem, Ali Yusuf Harshi. E ha aggiunto che che l’esercito israeliano continuerà a colpire Hezbollah “ovunque sia necessario”, nonostante tutti chiedano che anche il Libano entri nel cessate il fuoco.
LA RUSSIA CI STA FACENDO UN SACCO DI SOLDI
I numeri, calcolati dalla Agenzia Reuters, dicono che la Russia sta “vincendo” la guerra in Iran. La tassa russa sull’estrazione mineraria del petrolio ad aprile raggiungerà circa 700 miliardi di rubli – nove miliardi di dollari – rispetto ai 327 miliardi di marzo. Il prezzo del greggio degli Urali, il petrolio russo usato a fini fiscali, è passato da 44 dollari al barile a febbraio a 77 dollari a marzo: un aumento del 73% in un mese solo, ben al di sopra dei 59 dollari previsti nel bilancio statale. Il Cremlino ha comunicato martedì che vi erano state “numerose richieste di energia russa provenienti da diverse parti del mondo”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

