La premier, sui social, commenta uno scatto che la ritrae insieme a Gioacchino Amico, oggi imputato nel processo Hydra
“Oggi la redazione unica, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi. Così, su X, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, commenta la foto che la ritrae accanto a Gioacchino Amico, ex referente in Lombardia del clan camorristico dei Senese.
Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze.
Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze. Ma a questi professionisti dell’informazione non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica. Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede” conclude il presidente.
La vicenda svelata da Report
Il 2 febbraio del 2019 all’Hotel Marriott di Milano era presente l’intero gotha di Fratelli d’Italia. L’occasione era la prima grande iniziativa politica del partito al nord, in vista delle Europee di quell’anno.
Il pezzo forte era riservato per il gran finale della manifestazione: l’intervento della leader Giorgia Meloni. Tra militanti e dirigenti in sala ad accogliere la futura presidente del Consiglio, c’era, in prima fila, anche Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardia. Siciliano di nascita, ma adottato dalla camorra romana dei Senese, Amico è l’uomo che ha fatto sedere allo stesso tavolo i referenti milanesi di Matteo Messina Denaro, i capi delle locali lombarde della ‘ndrangheta e il clan di Michele ‘o pazzo, il capomafia più potente della Capitale.
Alla fine della manifestazione, il referente in Lombardia del clan Senese avvicina Giorgia Meloni e le chiede di scattare un selfie insieme. Amico inizia subito a capitalizzare la foto inviandola alla rete dei suoi contatti. Uno dei destinatari è un ex parlamentare, che spiega: «All’epoca Amico diceva di avere importanti entrature dentro Fratelli d’Italia. Mi ha mandato quella foto per accreditarsi, per dimostrare quanto in alto arrivava». Il giorno in cui si scatta il selfie accanto a Giorgia Meloni, Gioacchino Amico non era stato ancora ufficialmente indagato per mafia ma aveva già ricevuto una condanna definitiva per ricettazione ed era stato arrestato per truffa e associazione a delinquere.
Due settimane dopo il selfie scattato con Meloni, porta il deputato Carlo Fidanza al congresso di Grande Nord, il partito dei leghisti rimasti fedeli a Bossi. «Gioacchino Amico ci aveva detto di essere referente territoriale di Fratelli d’Italia e di essere molto vicino a Fidanza», racconta Monica Rizzi, tra le fondatrici di Grande Nord. Dal palco congressuale, prima di iniziare a parlare, Fidanza saluta e ringrazia proprio Gioacchino Amico.

