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Guerra Iran, BCE: “Prospettive incerte, rialzo dell’inflazione e ribasso della crescita economica”

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Il Quantitative Easing ha lo scopo di riportare il tasso di inflazione al 2%

Si stima che la guerra in Medio Oriente ridurrà la crescita del PIL mondiale in termini reali di 0,4 punti percentuali nei prossimi due anni

Il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della BCE così da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine.

“Il conflitto in Medio Oriente ha reso le prospettive notevolmente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica. Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine per effetto dei rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra, nonché dal modo in cui le quotazioni dei beni energetici influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia. Negli ultimi trimestri l’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2 per cento, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta” scrive la BCE nel suo bollettino.

Per il futuro

Nello scenario di base si stima che l‘inflazione complessiva si attesterà in media al 2,6 per cento nel 2026, al 2,0 nel 2027 e al 2,1 nel 2028. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro condotte nello scorso dicembre dagli esperti dell’Eurosistema, l’inflazione è stata rivista verso l’alto, specialmente per il 2026, in ragione dell’incremento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente. Secondo gli esperti l’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si collocherebbe in media al 2,3 per cento nel 2026, al 2,2 nel 2027 e al 2,1 nel 2028. Gli esperti prevedono una crescita economica pari in media allo 0,9 per cento nel 2026, all’1,3 nel 2027 e all’1,4 nel 2028. Ciò implica una revisione verso il basso, in particolare per il 2026, che rispecchia gli effetti a livello mondiale della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Al tempo stesso, il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato e la spesa pubblica per difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere la crescita.

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