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Test di ammissione: il 61% migliora con l’AI e crolla il mito dello “studente notturno”

I dati di una piattaforma smontano i miti su quando studiano gli studenti italiani e come migliorare i risultati

Con i test per le professioni medico-sanitarie attesi tra novembre e dicembre 2026, e con molti studenti che iniziano a prepararsi già dopo la maturità, tra la primavera, per i più organizzati, e l’estate, si apre la finestra cruciale che determinerà le chance di accesso all’università. Per questi giovani, nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in mano e abituati a cercare risposte sui social, il primo posto in cui guardare è spesso il feed. Su TikTok, #StudyTok conta quasi 4 miliardi di video, su Instagram, #studygram supera i 20 milioni di post. Come in un set, c’è la scrivania ordinata, playlist lo-fi in sottofondo, evidenziatori pastello a volontà, e così, anche lo studio e la preparazione universitaria sono diventati un contenuto, pura estetica da ostentare.

Tuttavia, trasformare l’ansia da prestazione, la difficoltà di concentrazione e la mancanza di un buon metodo di studio in qualcosa da mostrare non sempre si traduce in risultati migliori. Lo dimostrano i dati di TestBuddy, piattaforma che porta l’intelligenza artificiale nella preparazione ai test di ammissione universitari, con l’obiettivo di supportare gli studenti in uno studio più mirato, riducendo l’ansia e aumentando la consapevolezza sul proprio livello di partenza.

I dati aggregati della piattaforma, infatti, mostrano che tra gli studenti che hanno completato almeno 5 simulazioni, il 61% migliora il proprio punteggio rispetto alle prime sessioni e per 1 studente su 4 il miglioramento supera i 10 punti su 100. Chi usa la piattaforma per almeno un mese, inoltre, ottiene in media +4 punti, il 50% in più rispetto a chi la utilizza solo per poche settimane. In media, bastano 3 simulazioni complete per raggiungere il 60% di correttezza nelle risposte, una soglia competitiva per la maggior parte dei test di ammissione universitari italiani.

Quando e come studiano gli studenti italiani: i dati della piattaforma

Dall’analisi delle sessioni effettuate sulla piattaforma emerge che il 31,6% di tutte le sessioni di studio avviene nel pomeriggio, tra le 14 e le 17, la fascia oraria in cui si registrano anche i punteggi più alti, con una correttezza media del 42,7% alle 9 del mattino. All’opposto, solo il 9,3% delle simulazioni viene svolto di notte, tra le 22 e l’una: oltre 20.000 sessioni analizzate nella fascia notturna, con una correttezza media che scende al 26,4%, facendo svanire il mito dello studente notturno.

Giorni preferiti? Il martedì è il giorno più produttivo della settimana, mentre il sabato quello con meno simulazioni.

Anche la stagionalità racconta qualcosa di interessante. Ad esempio, novembre è il mese più intenso dell’anno, il 21% di tutte le sessioni annuali si concentra qui, ma anche l’estate occupa un posto significativo; ad agosto le simulazioni aumentano del 400% rispetto a giugno, dimostrando che chi si prepara per i test di Professioni Sanitarie in estate parte in anticipo.

“Nei video #StudyTok si vedono ore di studio in timelapse, candele accese e playlist curate. I dati della nostra piattaforma dicono che il momento più produttivo per studiare è alle 17, non a mezzanotte con la musica lo-fi in sottofondo, inoltre, chi studia di notte ottiene in media 3 punti in meno su 100. Questi dati raccontano che il metodo conta più dell’atmosfera e dell’estetica”, afferma Leo Fulvio Bacchilega, fondatore di TestBuddy.

Cinque abitudini di studio che fanno davvero la differenza

Prepararsi bene a un test di ammissione non vuol dire dover seguire un piano rigido scritto e sperare di tenerlo; piuttosto, significa sapere ogni giorno qual è la direzione giusta, dove concentrarsi, costruendo la sessione successiva a partire da come è andata quella precedente. Ecco quindi cinque abitudini che gli studenti possono applicare fin da subito:

  1. Capire da dove si parte, non dove si vuole arrivare.
    Prima di aprire un libro, meglio cimentarsi in una prima simulazione così da sapere esattamente qual è l’area in cui si è più forti e dove invece si fa più fatica. Studiare senza saperlo è come guidare senza GPS.
  2. Non guardare solo cosa si sta sbagliando, ma anche come si sta sbagliando.
    C’è differenza tra sbagliare per ignoranza e sbagliare per insicurezza. Se su una domanda di chimica ci si mette il doppio del tempo, non è perché non si sa rispondere, è che prende spazio l’incertezza. Riconoscere questa differenza cambia completamente la prospettiva sul come si deve studiare una certa materia.
  3. Allenarsi sulle domande vere del test.
    Ogni test di ammissione ha una struttura precisa, degli argomenti ricorrenti e dei trabocchetti tipici. Quindi, esercitarsi con quiz specifici e soluzioni commentate è diverso da studiare su manuali generici perché allena la mente proprio a non incappare in questi modelli ricorrenti e tranelli.
  4. Pianificare per il giorno dopo e non per i prossimi tre mesi.
    I piani di studio rigidi non sono sempre la soluzione migliore, quello che molte volte funziona è sapere ogni sera cosa fare il giorno dopo; tutto sta nell’avere ben chiaro come si sta andando in questo momento, non facendo riferimento a un programma pianificato a settembre.
  5. Studiare in base alla vita reale, non a quella dello studente ideale.
    La preparazione deve partire dalle abitudini, deve tenere conto se si è impegnati al pomeriggio in attività sportive, se si lavora il weekend oppure se si dorme poco durante la settimana. Per questo, è utile fare affidamento a una piattaforma che sia cucita su misura rispetto ai tempi effettivi dello studente, capendo se in quel momento si ha bisogno di una sessione rapida da dieci minuti o di una simulazione completa, senza un formato unico imposto.

“In un settore dove spesso si vende l’ansia mascherata da motivazione, i dati della piattaforma dimostrano che chi si prepara con metodo e nei momenti giusti ottiene risultati concreti. È per questo che il tutor AI di TestBuddy non ti manda un promemoria generico, ti dice esattamente cosa fare domani, in base a come sei andato oggi. In questo modo, gli studenti che arrivano al test riposati, sicuri e con un piano reale partono già avanti”, conclude Leo Fulvio Bacchilega.

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