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L’89% dei turisti si affida all’AI: la vacanza perfetta “sulla carta” fallisce nella realtà

1 su 5 è giovane, ma senza il tocco umano manca un’esperienza culturale autentica

Alessia Lai

Se chiedessimo a qualunque modello di intelligenza artificiale generativa di creare un itinerario di viaggio, in pochi secondi avremmo tra le mani un piano dettagliato, ordinato e apparentemente perfetto: tappe, attrazioni da non perdere, ristoranti tipici, itinerari strutturati.

Secondo un report di Accenture, oltre la metà dei viaggiatori è pronta ad affidarsi all’AI non solo per pianificare, ma anche per prenotare hotel e alloggi. Il fenomeno riguarda soprattutto i più giovani tra i 25 e i 34 anni: quasi 1 su 5 utilizza l’AI per costruire la vacanza ideale.

Ma dove si collocano in questo scenario le mete più complesse, quelle destinazioni del mondo che richiedono un’organizzazione strutturata, con viaggi multi-tratta e permessi speciali? È il caso di mete come Cina e Thailandia, paesi affascinanti ma complessi, dove logistica, permessi e dinamiche locali richiedono una pianificazione consapevole.

Se inseriamo un prompt semplice come “Organizza un viaggio di una settimana in Cina/Thailandia”, l’AI risponderà con un itinerario lineare: skyline di Pudong, Phi Phi Islands, templi e mercati. Un viaggio perfetto “sulla carta”, ma spesso superficiale nella sostanza.

L’AI raramente entra nel merito dell’esperienza reale: non considera i momenti migliori per evitare la folla, non sempre è aggiornata su chiusure, accessi o restrizioni, e tende a proporre ritmi poco sostenibili. Il rischio? Itinerari troppo densi, spostamenti sottovalutati, attrazioni non accessibili o esperienze deludenti. Con il risultato di avere un viaggio che invece di arricchire, può trasformarsi in una sequenza di imprevisti.

Tra suggerimenti sbagliati e una scarsa attenzione alla complessità del territorio che ci apprestiamo a vivere, si rischia di collezionare pessimi ricordi di viaggio.

Utilizzare l’AI per ricevere suggerimenti di viaggio è molto comune, e in certi casi si rivela utile, ma può essere svantaggioso affidarle l’intera organizzazione del viaggio, soprattutto per mete strutturate. Tanti fraintendimenti riguardano la Cina, perché l’intelligenza artificiale non comunica correttamente i giorni di chiusura delle attrazioni, o che per accedere a piazza Tienanmen c’è bisogno di prenotarsi. Delegare l’intera organizzazione, soprattutto per mete complesse, può diventare un limite” spiega Alessia Daisy Lai, fondatrice di Alessiadventure e travel designer specializzata in viaggi etici e su misura.

Dalla crisi degli influencer all’ascesa del travel design

L’uso crescente dell’AI nei viaggi si inserisce in un trend più ampio: il calo di fiducia verso influencer e travel blogger. Secondo il Global AI Sentiment Report di Booking.com, ad oggi, solo il 14% e il 19% degli utenti dichiara di fidarsi di queste figure. In questo scenario, è normale che l’intelligenza artificiale venga percepita come più neutrale e autentica.

Dall’altro lato, il report rivela anche la tipologia di suggerimenti che l’89% di utenti che si affida all’intelligenza artificiale per i propri viaggi vorrebbe ricevere: il 71% desidera evitare luoghi sovraffollati e colpiti dall’overtourism, mentre il 60% si aspetta consigli su come favorire le comunità locali, nel rispetto etico e culturale del luogo.

Il futuro del viaggio: collaborazione, non sostituzione

Ed è qui che entra in gioco il travel designer: una figura sempre più centrale, a metà tra consulente, curatore e storyteller del viaggio.

Soprattutto per chi sceglie di viaggiare in maniera sostenibile, nel rispetto delle comunità, l’intervento di un “curatore” si riflette nel successo del viaggio, grazie alla conoscenza delle consuetudini del luogo.

Quando si parla di esperienze etiche, come ad esempio i centri per elefanti in Thailandia, l’AI tende a basarsi su etichette e descrizioni online, come “santuario etico”. Il problema è che queste definizioni non sono standardizzate e spesso non corrispondono alla realtà. È qui che l’esperienza sul campo fa la differenza: conoscere i luoghi, le pratiche e gli operatori locali permette di distinguere ciò che è autentico da ciò che è solo comunicato come tale”, conclude Alessia Lai.

In questo contesto, il valore non sta nell’aggiungere informazioni, ma nel selezionarle, verificarle e dare loro un senso. Il punto non è sostituire l’AI, ma ridefinirne il ruolo all’interno del processo di pianificazione. È proprio questo passaggio a determinare la riuscita del viaggio: dalla scelta dei tempi giusti per visitare un luogo, alla conoscenza delle dinamiche locali, fino alla selezione di esperienze realmente autentiche. Tutti elementi che richiedono una lettura che va oltre il dato. Perché un itinerario può essere corretto. Ma un viaggio, per funzionare davvero, deve essere giusto.

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