Fino al 24 maggio 2026 al CIAC (Centro Italiano Arte Contemporanea) di Foligno
Un viaggio tra paesaggi e trasformazioni urbane. La Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, da sempre impegnata nella promozione della cultura contemporanea e nel sostegno ai linguaggi della ricerca artistica, presenta un nuovo appuntamento dedicato alla fotografia d’autore, confermando il proprio ruolo come spazio di dialogo, confronto e valorizzazione delle pratiche visive del nostro tempo. Al CIAC di Foligno (Centro Italiano Arte Contemporanea) ha inaugurato la mostra “Giovanna Silva. Intercity” che sarà visitabile dal 29 marzo al 24 maggio 2026.
Attraverso una programmazione attenta alla qualità e alla rilevanza delle proposte culturali, la Fondazione si pone come punto di riferimento per la diffusione di progetti capaci di intrecciare arte, territorio e riflessione sul presente. In questo contesto si inserisce l’evento dedicato a Giovanna Silva, fotografa tra le più interessanti e autorevoli del panorama contemporaneo, il cui lavoro si caratterizza per uno sguardo lucido e sensibile sui luoghi, sull’architettura e sulle trasformazioni del paesaggio urbano e umano.
Con “Intercity”, l’artista propone una mostra fotografica che costruisce un racconto geografico e urbano multiforme, costruito in 20 anni di lavoro, a partire dal display delle sue pubblicazioni, intese alternativamente come documento, investigazione, traccia e memoria del viaggio. Ne emerge un articolato corpo di immagini, composto da esplorazioni di città, periferie, campagne e deserti, in un’indagine itinerante che cerca di abitare il passaggio e attraversarne le tracce. Il progetto si propone di scoprire le città-mondo oltre le mappe e al di fuori delle strade battute, per riportare alla luce spazi nascosti o interrotti e stimolare una nuova coscienza critica del contesto urbano.
Non una visione ideale, ma un atlante interrotto e circospetto a volte critico che si muove su tante tappe: Nicosia (Cipro), Tripoli (Libia), Baghdad (Iraq), Manila (Filippine), Rabat (Marocco), Damasco (Siria), Kabul (Afghanistan), Phnom Penh (Cambogia), Tehran (Iran), Palmyra (Libano), Cairo (Egitto), Jeddah (Arabia Saudita), Ginevra (Svizzera), Islamabad (Pakistan), New York (USA) e Milano, Roma, Genova, Napoli…
Spesso Giovanna Silva torna sui suoi passi per rivedere con nuovi occhi le città già battute, o le molte “care” e frequentate città italiane; la sua pratica perpetua contempla anche il ritorno. Il sopralluogo avviene virtualmente, in digitale, per poi raggiungere fisicamente e indagare i luoghi a piedi, incontrando edifici, persone, quartieri, architetture contemporanee e antiche, brani di spazi e di vita per perdersi e scoprire infine altri luoghi, per tentare di comprendere una città straniante, interculturale e molecolare.
L’artista ha mappato tante geografie, città compresse ed espanse, insondabili per le dimensioni e le interruzioni del tessuto urbano. Vastità fatte di grandi vuoti, di aree in costruzione, di macchie di verde educato o selvatico. Spesso la città sembra quasi scomparire per lasciare spazio alla campagna o al deserto, ma è solo la stratificazione storica e urbana, il downtown o la favelas a creare densità e ammasso confuso ma affascinante.
Milano in verità è la sua città di origine, affondata nella pianura padana che non permette nessuno scorcio, nessuno scenario pittoresco. Ad animarla è il ritmo stesso, Milano vive delle persone che la abitano anche quando alla mattina all’alba ancora dorme: le strade deserte, nessun isterismo collettivo, solo qualche portinaio che porta fuori la spazzatura.
L’artista fotografa Giovanna Silva si racconta
«Io in realtà sono laureata in architettura. Ho iniziato a lavorare con la fotografia nel 2003, mentre studiavo ancora. Per otto anni ho lavorato per riviste di architettura: prima Domus, poi Abitare. Era una fotografia molto “commerciale”: tutto doveva essere pulito, bianco, grandangolare. A un certo punto ho sentito il bisogno di scegliere: continuare su quella strada oppure tornare a una ricerca più personale. Da lì è iniziato un percorso che è durato fino al 2020. Il progetto Narratives nasce proprio dal tentativo di usare la fotografia come strumento di ricerca in paesi segnati da conflitti, spesso visitati a distanza di tempo dalle guerre. Nel 2020, dopo un ultimo viaggio a Islamabad, in Pakistan, mi sono ritrovata “bloccata” in Italia, a causa della pandemia. Da lì è nato il progetto Souvenir: ho iniziato a indagare le città italiane, partendo da Roma, dove mi trovavo in quel momento. Ogni anno ho pubblicato un libro su una città diversa, cercando ogni volta un approccio personale. Questo lavoro mi ha fatto capire meglio il mio linguaggio: non una fotografia perfetta e controllata, ma un accumulo di immagini che trova senso soprattutto nel progetto editoriale. Ogni città è affrontata in modo diverso, ma sempre con l’idea che l’architettura e lo spazio urbano raccontino la storia dei luoghi e delle persone. Il mio lavoro, in fondo, si muove sempre tra fotografia, architettura e storia: perché le città sono il riflesso delle culture e dei passaggi storici che le hanno attraversate».
LA MOSTRA
Il progetto espositivo di Giovanna Silva continua idealmente la mostra di Gabriele Basilico del 2010 svolta al CIAC di Foligno che si intitolava Milano, Mosca e Istanbul: ritratti di 3 metropoli. Giovanna Silva anch’essa milanese come Basilico, a partire da un ritratto esteso della Milano periferica, amplia la sua investigazione su altre città, altre metropoli o grandi abitati che creano geografie infinite e mappe geografiche intercontinentali.
In mostra sono presenti principalmente due serie, Narratives e Souvenir, a cui si aggiungono alcuni progetti “satellite” dell’artista: due pubblicazioni sull’edificio delle Nazioni Unite a Ginevra e un viaggio nei deserti americani compiuto nel 2007 con il designer milanese Enzo Mari.
Orari di apertura: dal giovedì alla domenica 10.30-13 / 15.30-19.
Informazioni mostra: www.ciacfoligno.it
