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Semaglutide opzione di cura anche per l’idrosadenite suppurativa

Idrosadenite suppurativa: SIDeMaST prende parte con 8 centri a uno studio internazionale per verificare l’efficacia di un farmaco biologico sull’infiammazione

Semaglutide e idrosadenite suppurativa: nuovi dati mostrano benefici su peso, qualità di vita e controllo della malattia

Al congresso EHSF 2026 è stato presentato uno studio retrospettivo su 73 pazienti con idrosadenite suppurativa obesi trattati con semaglutide, che ha mostrato una riduzione significativa di peso e BMI, associata a un miglioramento della qualità di vita (DLQI) e del controllo di malattia (IHS4). Sono emersi inoltre benefici sui parametri metabolici e sugli indici infiammatori, con un buon profilo di tollerabilità complessivo.

L’idrosadenite suppurativa (HS) è una malattia infiammatoria cronica della pelle caratterizzata dalla presenza di noduli dolorosi, ascessi, fistole drenanti e cicatrici permanenti. Queste manifestazioni hanno un impatto profondo sulla qualità di vita dei pazienti, interferendo con la sfera lavorativa, sociale e psicologica.

Numerosi studi hanno evidenziato una stretta associazione tra HS, obesità e sindrome metabolica. L’eccesso ponderale contribuisce ad aumentare l’infiammazione sistemica, lo sfregamento cutaneo e la gravità clinica della malattia. La perdita di peso, di conseguenza, può rappresentare un fattore chiave nel miglioramento del controllo dell’HS.

In questo contesto, gli agonisti del recettore del GLP-1, farmaci inizialmente sviluppati per il trattamento del diabete e dell’obesità, hanno attirato crescente interesse per i loro effetti sulla riduzione del peso corporeo, sul rischio cardiovascolare e, potenzialmente, sui meccanismi immunitari.

Lo studio irlandese: analizzare l’impatto del semaglutide nella pratica clinica
Un gruppo di ricercatori dello St Vincent’s University Hospital di Dublino ha condotto uno studio retrospettivo volto a valutare l’impatto del semaglutide sul controllo dell’idrosadenite e sulla qualità di vita dei pazienti obesi seguiti in un centro specialistico.

Lo studio ha analizzato i dati di 73 pazienti trattati tra giugno 2020 e settembre 2025. Per ciascun soggetto sono stati raccolti dati relativi allo stadio di Hurley, alle comorbidità, ai trattamenti in corso, al peso corporeo, all’indice di massa corporea, alla qualità di vita dermatologica, al dolore, agli eventuali interventi chirurgici e ai principali parametri laboratoristici.

Sono stati inoltre monitorati i biomarcatori di infiammazione sistemica e rischio cardiovascolare, tra cui proteina C-reattiva, glucosio, emoglobina glicata, globuli bianchi, neutrofili e linfociti. Tutti gli effetti collaterali segnalati sono stati registrati.

Caratteristiche della popolazione studiata
I 73 pazienti inclusi nello studio comprendevano 65 donne e 7 uomini, con un’età media di 43 anni e una deviazione standard di 10 anni. La maggior parte dei soggetti presentava una forma moderata di malattia: 49 pazienti erano classificati come Hurley II, 8 come Hurley I e 16 come Hurley III.

Per quanto riguarda l’approccio terapeutico, 51 pazienti hanno ricevuto semaglutide come trattamento aggiuntivo alle terapie già in corso, mentre 12 lo hanno assunto in monoterapia per l’HS. La dose media utilizzata è stata di 1 mg una volta alla settimana, con una durata media del trattamento pari a 19,38 mesi.

Quindici pazienti erano in terapia concomitante con adalimumab. Altri biologici includevano brodalumab in sei casi, bimekizumab in tre e infliximab in due. Sedici pazienti assumevano combinazioni complesse di farmaci, comprendenti antibiotici, metformina e spironolattone.

Continuità terapeutica e interruzioni
Nel corso del follow-up, due pazienti sono stati persi al controllo. Due hanno interrotto il trattamento per motivi economici, mentre tre lo hanno sospeso a causa del plateau nella perdita di peso. Di questi ultimi, due sono passati successivamente al trattamento con tirzepatide.

Riduzione significativa di peso e BMI
L’analisi dei dati ha evidenziato una significativa riduzione del peso corporeo e dell’indice di massa corporea.

Il BMI medio è diminuito da 40,28 ± 8,78 kg/m² a 36,73 ± 8,6 kg/m², con una differenza statisticamente significativa (IC al 95%: da -4,98 a -2,12; p<0,001).

Il peso corporeo medio si è ridotto da 111,56 ± 21,25 kg a 100,6 ± 23,35 kg (IC al 95%: da -14,03 a -8,99; p<0,001).

Questi risultati confermano l’elevata efficacia del semaglutide nel favorire il dimagrimento nei pazienti con HS e obesità.

Miglioramento della qualità di vita e del controllo della malattia
Parallelamente alla perdita di peso, è stato osservato un miglioramento significativo della qualità di vita. Il punteggio medio del Dermatology Life Quality Index è sceso da 10,97 ± 7,8 a 5,35 ± 6,7 (IC al 95%: da -7,61 a -3,89; p<0,001).

Il 50% dei pazienti ha ottenuto una riduzione del DLQI pari o superiore a 4 punti, superando la soglia considerata clinicamente significativa.

Anche l’attività di malattia, valutata tramite il punteggio IHS4, è migliorata. La variazione media è stata pari a -1,4 (IC al 95%: da -2,57 a -0,22; p=0,02). Alcuni dati IHS4 non erano disponibili, ma i risultati suggeriscono un beneficio complessivo.

È stata inoltre osservata una riduzione della frequenza e della gravità delle riacutizzazioni, sebbene l’assenza di una definizione standardizzata di “flare” limiti l’interpretazione di questi dati.

Benefici metabolici e riduzione dell’infiammazione sistemica
Lo studio ha evidenziato miglioramenti significativi anche nei parametri biochimici. La proteina C-reattiva media è diminuita da 7,26 ± 5,7 mg/L a 4,8 ± 4,8 mg/L (p<0,001). L’emoglobina glicata è passata da 38,87 ± 8,32 mmol/mol a 35,73 ± 7,84 mmol/mol (p<0,001). I livelli medi di insulina si sono ridotti da 25,68 ± 19,56 a 16,37 ± 13,26 (p<0,001). I valori di glicemia, globuli bianchi, neutrofili e linfociti sono rimasti sostanzialmente invariati.

Interpretazione dei risultati
Secondo gli autori, i benefici osservati sono probabilmente legati a una combinazione di fattori. La perdita di peso riduce lo stress meccanico sulla cute e l’infiammazione associata all’obesità. Allo stesso tempo, il semaglutide potrebbe esercitare un’azione immunomodulante diretta, contribuendo al controllo dei processi infiammatori tipici dell’HS.

L’insieme di questi effetti potrebbe spiegare il miglioramento simultaneo dei parametri clinici, metabolici e della qualità di vita.

Limiti e implicazioni cliniche
Lo studio presenta i limiti tipici delle analisi retrospettive, tra cui l’assenza di un gruppo di controllo e la disponibilità incompleta di alcuni dati. Tuttavia, l’ampio numero di pazienti analizzati e la durata prolungata del follow-up conferiscono solidità ai risultati.

Gli autori concludono che l’aggiunta del semaglutide alle terapie standard per l’idrosadenite può determinare miglioramenti significativi nel peso corporeo, nella qualità di vita e nei parametri metabolici, inclusi HbA1c e insulina.

Questi risultati, in linea con precedenti serie di casi, suggeriscono che il semaglutide potrebbe rappresentare una valida opzione terapeutica complementare nella gestione integrata dell’idrosadenite suppurativa nei pazienti obesi.

Fonte:
Drayne R, Lyons D, Kirby B, Hughes R. Semaglutide for weight loss in obese patients with hidradenitis suppurativa and its impact on disease control and quality of life. In: Proceedings of the European Hidradenitis Suppurativa Foundation Congress; 2026; [Abstract S-10-06, #151].

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