I pazienti con dermatite atopica trattati con JAK inibitori hanno una probabilità circa doppia di sviluppare acne rispetto a chi assume altre terapie sistemiche
Uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Dermatology mostra che i pazienti con dermatite atopica trattati con JAK inibitori hanno una probabilità circa doppia di sviluppare acne rispetto a chi assume altre terapie sistemiche, confermando nella pratica dermatologica reale quanto già osservato nei trial clinici.
«Dal momento che i JAK inibitori vengono sempre più utilizzati nella pratica dermatologica, l’acne è comparsa costantemente come evento avverso» ha dichiarato il primo autore Maria Schneeweiss, docente di medicina e co-direttrice del gruppo di dermato- farmacoepidemiologia presso il Brigham and Women’s Hospital. «Questo fenomeno era già stato osservato negli studi clinici, ma mancava una chiara comprensione della sua frequenza nella pratica reale e del confronto del rischio rispetto ad altre terapie sistemiche per la dermatite atopica».
Confronto tra upadacitinib/abrocitinib vs dupilumab/tralokinumab
Utilizzando database di prescrizioni sanitarie, i ricercatori hanno identificato 2744 pazienti con dermatite atopica che avevano assunto un JAK inibitore, con età media di 42,6 anni e il 54,9% di soggetti di sesso femminile, confrontandoli con 27.440 pazienti trattati con un inibitore delle citochine Th2, con età media di 43,3 anni e per il 58,4% di donne.
Nel gruppo trattato con JAK inibitori, 2354 pazienti ricevevano upadacitinib, il 95,5% dei quali alla dose di 15 mg, mentre 390 erano in trattamento con abrocitinib, l’85,1% dei quali alla dose di 100 mg. I pazienti del gruppo di confronto assumevano dupilumab o tralokinumab. Gli esiti sono stati valutati a 180 giorni dall’inizio del trattamento, escludendo dall’analisi i soggetti con anamnesi di acne al basale.
Rischio di acne nei primi sei mesi
Il rischio di sviluppare acne entro sei mesi è risultato pari al 4,93% nei pazienti trattati con un JAK inibitore rispetto all’1,96% in quelli trattati con un inibitore delle citochine Th2. L’aumento del rischio è stato osservato in tutti i sottogruppi, ma la prevalenza più elevata si è registrata nelle donne di età compresa tra 25 e 30 anni.
I pazienti che iniziavano una terapia con JAK inibitore avevano una probabilità di sviluppare acne 2,51 volte superiore rispetto a quelli che iniziavano un inibitore delle citochine Th2. Il rischio risultava ancora maggiore nei soggetti precedentemente trattati con dupilumab prima di iniziare un JAK inibitore, con un rischio relativo pari a 3,81.
Non sono emerse differenze significative nello sviluppo di acne tra tralokinumab e dupilumab né tra abrocitinib e upadacitinib. Inoltre, i rischi di follicolite e rosacea si attestavano intorno al 2% ogni sei mesi, senza evidenze di un aumento significativo associato all’uso dei JAK inibitori.
«I risultati confermano che l’effetto collaterale acne correlato ai JAK inibitori si osserva nella pratica clinica reale negli Stati Uniti ed è piuttosto frequente nei primi sei mesi di terapia» ha affermato Schneeweiss. «È importante sottolineare che l’acne è trattabile e dovrebbe essere riconosciuta come un possibile ma gestibile effetto indesiderato». A suo parere, i dermatologi dovrebbero discutere in modo proattivo la possibilità di acne prima di iniziare il trattamento con JAK inibitori e intervenire tempestivamente con le terapie standard per l’acne mantenendo il trattamento per la dermatite atopica.
Evidenze dalla pratica clinica reale
«Questo studio aiuta a spostare la discussione dai soli segnali emersi negli studi clinici alla pratica dermatologica reale» ha dichiarato Adam Friedman, professore e direttore di dermatologia presso la George Washington University School of Medicine and Health Sciences di Washington, DC. «Il messaggio pratico principale è che l’acne è un evento avverso reale e relativamente comune nelle fasi iniziali della terapia con JAK inibitori nella dermatite atopica, che compare entro i primi sei mesi e con una frequenza maggiore rispetto agli inibitori biologici della via Th2, in particolare nei giovani adulti e nelle donne».
Sia Friedman che Richard Gallo, professore e direttore di dermatologia presso la University of California di San Diego, hanno sottolineato come punti di forza dello studio l’ampiezza del campione e la natura comparativa dell’analisi. Hanno però evidenziato anche alcune limitazioni. I dati basati su database amministrativi potrebbero non aver rilevato i casi più lievi di acne e non fornivano dettagli sulla gravità. Inoltre lo studio non dispone di dati granulari sulla severità della dermatite atopica, sulla morfologia delle lesioni o sull’eventuale sospensione del trattamento. Infine la maggior parte dei pazienti è stata trattata con dosi iniziali più basse di JAK inibitori, quindi i risultati potrebbero non riflettere pienamente il rischio a dosaggi più elevati o nei casi di malattia più refrattaria.
Referenze
Schneeweiss MC et al. Risk of Acne in Patients With Atopic Dermatitis Starting a JAK Inhibitor vs Th2 Cytokine Inhibitor. JAMA Dermatol. 2026 Jan 21:e255443.

