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BASELITZ. AVANTI!: una mostra dedicata a Georg Baselitz, protagonista dell’arte contemporanea

A cura di Sergio Risaliti dal 25 marzo – 13 settembre 2026 al Museo Novecento di Firenze

Il Museo Novecento presenta BASELITZ. AVANTI!, un’ampia mostra dedicata a Georg Baselitz, tra i protagonisti assoluti dell’arte contemporanea, realizzata in collaborazione con lo studio dell’artista. Dal 25 marzo al 13 settembre 2026, il museo ospita per la prima volta in Italia un progetto di grande respiro che pone al centro una dimensione fondamentale, ma meno indagata, della sua pratica: la grafica.

L’esposizione segna un ritorno particolarmente significativo dell’artista a Firenze, città con cui intrattiene da decenni un rapporto intenso e personale. Curata da Sergio Risaliti in collaborazione con Daniel Blau, riunisce oltre centosettanta opere tra lavori su carta, dipinti e sculture, costruendo un percorso articolato che attraversa più di sessant’anni di attività e restituisce una lettura approfondita della sua ricerca. Il progetto si configura così come un omaggio a uno dei più importanti artisti viventi, concentrandosi al contempo su un nucleo centrale e spesso trascurato del suo lavoro: la produzione grafica.

“Con la mostra ‘Baselitz. AVANTI!’, il Museo Novecento accoglie le opere di un gigante dell’arte mondiale, celebrando non solo la sua straordinaria carriera, ma anche il legame che lo unisce alla nostra città” ha detto l’assessore alla cultura Giovanni Bettarini. “È motivo di grande orgoglio ospitare un progetto di tale portata, che per la prima volta in Italia accende i riflettori sulla produzione incisoria di Baselitz, mettendola in dialogo con la sua pittura e la sua scultura. Invitiamo i cittadini e i visitatori a lasciarsi provocare da questa energia sovversiva, che demolisce la tradizione figurativa per restituircela rigenerata e vibrante e a visitare questa mostra che lascerà il segno in ognuno di noi”.

Con la mostra Baselitz. AVANTI! il Museo Novecento compie una scelta precisa: non limitarsi a celebrare un grande maestro, ma entrare nel cuore più operativo e meno scontato della sua ricerca.” Ha detto Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento “Il luogo in cui l’immagine viene messa alla prova, verificata, spinta oltre i propri limiti. La copiosa messe di opere realizzate con le diverse tecniche incisorie, circa 150 opere esposte, distribuite sui tre piani del Museo, testimonia di un’attività che non può essere definita collaterale, strumentale, tantomeno ancillare. La mostra restituisce questa complessità, attraversando oltre sessant’anni di lavoro in cui ogni immagine è il risultato di un conflitto: tra costruzione e distruzione, tra controllo e impulso, tra memoria e invenzione. Il celebre capovolgimento delle figure, lungi dall’essere un espediente formale, è un atto di pensiero che obbliga a riconsiderare il nostro modo di vedere e, più in profondità, di interpretare il mondo. È un gesto che destabilizza lo sguardo per aprire nuove possibilità. In un tempo in cui le immagini rischiano di diventare sempre più prevedibili e levigate, il lavoro di Baselitz conserva una forza rara: quella di mantenere viva l’urgenza, l’attrito, perfino l’inquietudine. Nulla è decorativo, nulla è conciliato. Ogni opera è un campo di energia in cui il linguaggio si rigenera attraverso la sua stessa crisi. Questa mostra è anche un ritorno. Firenze, con la sua storia e le sue immagini, è stata per Baselitz un luogo decisivo. Oggi quel dialogo si rinnova, non come omaggio, ma come confronto aperto. AVANTI! non è solo un titolo: è una dichiarazione di metodo e di vita. Significa continuare, nonostante tutto, a mettere in discussione ciò che sembra acquisito e con questo monito il Museo Novecento è pronto ancora una volta ad andare avanti”.

Nel lavoro di Georg Baselitz la grafica non rappresenta infatti un ambito secondario rispetto alla pittura o alla scultura, ma un terreno autonomo di sperimentazione in cui l’artista ha continuamente verificato, sviluppato e talvolta ridefinito le proprie immagini e i propri temi. Fin dagli anni Sessanta incisione, xilografia e linoleografia costituiscono per lui uno spazio di libertà e di rigore tecnico insieme, un luogo in cui l’immagine può essere scomposta, analizzata e ricostruita attraverso processi tanto lenti e complessi quanto “aggressivi” e “inediti”. Le prime sperimentazioni incisorie risalgono al 1964, quando Baselitz lavorò nel laboratorio di stampa del castello di Wolfsburg in Bassa Sassonia, esperienza che segnò l’inizio di un interesse destinato a diventare una componente permanente della sua pratica. In questo percorso Firenze ebbe un ruolo decisivo: durante il suo soggiorno in città negli anni Sessanta l’artista entrò in contatto diretto con la tradizione grafica rinascimentale e manierista, scoprendo le incisioni di maestri come Parmigianino e approfondendo tecniche calcografiche sviluppate già nel rinascimento. Da quel momento Baselitz non ha mai smesso di tornare allo studio di stampa, utilizzando la grafica come uno strumento privilegiato per riflettere sulle proprie immagini e sui propri processi creativi.

Nato nel 1938 a Deutschbaselitz, in Sassonia, Baselitz cresce nella Germania devastata dalla guerra e segnata dalle profonde fratture politiche e morali del dopoguerra. Questo contesto storico ha esercitato un’influenza duratura sulla sua visione artistica, contribuendo a formare uno sguardo inquieto e critico nei confronti della storia, dell’identità e delle immagini della tradizione. Fin dagli esordi l’artista rifiuta l’adesione a movimenti, gruppi o correnti, scegliendo una posizione autonoma rispetto alle tendenze dominanti dell’arte contemporanea. In un periodo in cui l’astrazione sembrava aver definitivamente soppiantato la figurazione, Baselitz intraprende una personale ricostruzione dell’immagine a partire dalle sue macerie, sviluppando un linguaggio figurativo potente e volutamente destabilizzante. Le sue opere mettono al centro il corpo umano, spesso rappresentato in forme frammentate, deformate o isolate dal contesto narrativo.

Uno dei gesti più noti e radicali introdotti dall’artista è il capovolgimento delle figure, che a partire dal 1969 diventa un principio strutturale del suo lavoro. Presentando le immagini “sottosopra”, Baselitz sottrae il soggetto alla lettura immediata e alla funzione descrittiva, obbligando lo spettatore a confrontarsi con l’opera in modo diverso e più consapevole. Il rovesciamento non è un semplice espediente provocatorio, ma un dispositivo concettuale attraverso il quale mette in discussione le convenzioni percettive e culturali della rappresentazione. L’immagine, privata del suo orientamento abituale, si trasforma in un campo in cui emergono con maggiore evidenza il gesto pittorico, la relazione tra colore e superficie, la struttura compositiva e la tensione tra figura e spazio. 

Per la prima volta, il Museo Novecento dedica quasi tutti gli ambienti delle ex-Leopoldine a un’unica grande mostra monografica, consacrata a Georg Baselitz: il percorso espositivo si sviluppa sui tre piani del museo, attraversando diverse fasi della produzione dell’artista e restituendo una visione ampia della sua ricerca, oltre alla pluralità delle tecniche che la caratterizzano.

Fin dall’ingresso il pubblico è introdotto nel mondo figurativo di Baselitz attraverso una serie di grandi linoleografie realizzate tra la fine degli anni Settanta e gli anni Duemila, in cui compaiono alcuni dei motivi più ricorrenti della sua iconografia, tra cui il corpo umano isolato o in coppia, figure frammentate e soggetti legati alla dimensione dell’eros, potentissimo è l’uso del nero dei segni incisori che definiscono le figure. 

Nella cappella dell’ex-Leopoldine è presentato un nucleo di opere che mette in dialogo grafica e scultura, includendo Pace Piece (2004), una scultura originariamente realizzata per una mostra (Forme per il David. 2004 Baselitz, Fabro, Kounellis, Morris, Struth) dedicata al David di Michelangelo Buonarroti presso la Galleria dell’Accademia, e una serie di acquatinte alla maniera dello zucchero, immagini di piedi e mani che possono evocare in questo contesto icone e reliquie di sante e santi come si trovano negli edifici di culto. 

A partire dagli anni Ottanta Georg Baselitz affianca stabilmente la scultura alla pittura e alla grafica, aprendo un ulteriore campo di sperimentazione all’interno della sua pratica. La sua prima apparizione pubblica come scultore avviene nel 1980 alla Biennale di Venezia, dove presenta un grande corpo in legno parzialmente dipinto che emerge da un blocco non lavorato. L’opera, Modell für eine Skulptur (Modello per una scultura, 1979-80) suscitò immediatamente un acceso dibattito sui media per la sua ambiguità iconografica e per le implicazioni storiche e politiche che molti vi lessero, rivelando la capacità dell’artista di affrontare temi complessi attraverso immagini volutamente instabili e contraddittorie. Nella scultura Baselitz trova un mezzo particolarmente diretto, meno mediato dall’ “artificio” della pittura e quindi più vicino alla dimensione fisica e concreta della materia. Il legno, materiale privilegiato di queste opere, viene lavorato con strumenti come motoseghe, asce e scalpelli, che incidono la superficie lasciando tracce evidenti del processo di lavorazione. 

Ogni colpo diventa così un segno che trasforma la massa in immagine e rende visibile la tensione tra forma e materia. A partire dagli inizi degli anni duemila, Baselitz inizia a fondere le sculture lignee in bronzo, in modo da conservare fedelmente tanto le venature, quanto le tracce della lavorazione, trasferendo nel metallo la memoria del materiale originario. Alla policromia iniziale subentra una patinatura nera uniforme che accentua la compattezza e la forza plastica delle figure, come testimonia 1965 (2024) la grande scultura bronzea che occupa il centro del chiostro del Museo. Insieme ad essa e alla monumentale Pace Piece (2004) in prestito dalla Galleria dell’Accademia, in mostra sono presenti altre opere significative Dresdner Frauen – Elke (Donne di Dresda – Elke , 1989/2003), Römischer Gruß (Saluto Romano  2004/2025), and Gelbes Bein (Gamba Gialla , 1993/2021).

Le sale del primo piano del museo ospitano una selezione di xilografie e linoleografie di diversi formati, affiancate da alcuni dipinti che permettono di cogliere le relazioni tra i diversi linguaggi utilizzati dall’artista. In questo contesto compaiono alcuni dei temi più noti della sua produzione, tra cui i lavori legati al ciclo degli Eroi, realizzato a Berlino tra il 1965 e il 1966, in cui figure monumentali e isolate emergono da paesaggi devastati come simboli di un mondo ferito e moralmente instabile. Questi personaggi, spesso raffigurati con uniformi lacere o in pose goffe e vulnerabili, incarnano la condizione di sconfitta e disorientamento che caratterizzava l’Europa del dopoguerra. Accanto a queste opere compaiono altri motivi ricorrenti dell’immaginario di Georg Baselitz, come le teste e i profili isolati, i celebri Orangenesser (Mangiatori di Arance) dei primi anni ’80 e le figure capovolte che diventeranno uno dei segni distintivi della sua produzione.

Un intero ambiente è dedicato alla serie dei cosiddetti Remix, avviata a partire dal 2005, in cui Baselitz torna a confrontarsi con alcune delle proprie opere storiche reinterpretandole con uno stile spesso più libero, sintetico e immediato. Questo processo di revisione e rielaborazione testimonia il rapporto complesso che l’artista intrattiene con la propria storia visiva, concepita non come un archivio statico ma come un repertorio di immagini continuamente aperto a nuove trasformazioni. 

La grande galleria al secondo piano del museo presenta infine una selezione di opere legate alla produzione grafica più recente di Baselitz, tra cui alcuni lavori realizzati nel 2025 e esposti per la prima volta in questa esposizione. Tra questi figurano nuove acquatinte, che sembrano delicati disegni a inchiostro e stampati, su fondo dorato che testimoniano la continua sperimentazione tecnica dell’artista e la sua capacità di rinnovare linguaggi tradizionali. In queste sale trovano spazio anche diversi cicli di opere sviluppati negli ultimi anni, come quelli legati alla serie Avignon del 2014, presentata nel 2015 alla Biennale di Venezia, in cui figure nude e invecchiate appaiono sospese nello spazio come presenze fragili e quasi scheletriche. Il titolo del ciclo rimanda all’ultima grande mostra di Pablo Picasso al Palais des Papes di Avignone nel 1970, evento accolto con freddezza dalla critica ma destinato a diventare una testimonianza potente della vitalità creativa dell’artista ormai anziano.

Altri motivi ricorrenti presenti nelle opere esposte includono il frammento di gambe tratto dal ciclo Spaziergang ohne Stock (2004), che nelle opere più recenti assume un valore autobiografico e si trasforma in una sorta di autoritratto simbolico, e l’immagine dell’aquila, animale araldico della tradizione tedesca, rappresentato da Baselitz come in caduta anziché trionfante, è al tempo stesso l’animale nella sua forza naturale. Questa scelta riflette la posizione critica dell’artista nei confronti della storia e dell’identità nazionale tedesca, affrontata spesso attraverso immagini volutamente ambigue o destabilizzanti. In alcune serie emergono inoltre elementi autobiografici più intimi, come i numerosi ritratti della moglie Elke, figura centrale nella vita e nell’opera dell’artista, indagata nel corso degli anni attraverso profili, nudi e figure che ne seguono il passare del tempo.

Attraverso oltre centosettanta opere distribuite sui tre piani del museo, BASELITZ. AVANTI! offre dunque la più ampia panoramica della ricerca di Georg Baselitz e della sua straordinaria capacità di reinventare continuamente il linguaggio della figurazione. La mostra non si limita a ripercorrere le tappe principali della sua carriera, ma mette in luce il carattere profondamente sperimentale del suo lavoro, evidenziando come pittura, grafica e scultura costituiscano tre dimensioni strettamente intrecciate di una stessa indagine sulla natura dell’immagine e sui suoi limiti. In questo senso il progetto espositivo del Museo Novecento restituisce al pubblico una visione complessa e articolata di uno degli artisti più influenti del nostro tempo, il cui lavoro continua ancora oggi a interrogare in modo radicale il rapporto tra arte, storia e memoria.

 


INFO

Museo Novecento
Tel. +39 055 286132 / info@musefirenze.it
Piazza di Santa Maria Novella, 10 – Firenze
www.museonovecento.it 

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