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Endometriosi, dolore e affaticamento incidono sulla vita delle donne. Ne soffre il 25%

dolore pelvico

È la realtà tratteggiata da un’indagine condotta presso l’Università Cattolica, campus di Milano, che ha coinvolto 971 donne italiane

Dolore cronico, affaticamento, disturbi del sonno: questi e altri sintomi tipicamente associati all’endometriosi possono compromettere la qualità della vita. Tra le donne che ne soffrono, fino a una su 4 può sperimentare un impatto rilevante sui percorsi formativi e lavorativi, soprattutto quando i sintomi compaiono in adolescenza e la diagnosi arriva in ritardo. Lo studio suggerisce che in Italia circa 306 mila donne potrebbero incontrare difficoltà nei percorsi formativi e circa 396 mila limitazioni nella vita lavorativa a causa della malattia. È la realtà tratteggiata da un’indagine condotta presso l’Università Cattolica, campus di Milano, che ha coinvolto 971 donne italiane con diagnosi di endometriosi.

La ricerca, pubblicata sulla rivista BMC Psychology, è stata coordinata dalla professoressa Federica Facchin, Associata di Psicologia Dinamica al Dipartimento di Psicologia e condotta in collaborazione con esperti dell’Università degli Studi di Milano e della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, e con il supporto dell’Associazione Progetto Endometriosi (APE-Odv). Lo studio esce proprio nel mese dedicato a livello internazionale alla consapevolezza sull’endometriosi.

BACKGROUND

La prevalenza dell’endometriosi – patologia caratterizzata dalla crescita di tessuto simil-endometriale al di fuori dell’utero – è stimata tra il 5% e il 10% nella popolazione femminile generale in età riproduttiva, ma può riguardare il 30%-50% delle donne con infertilità, il 50% di quelle con dolore pelvico cronico e il 65-75% delle adolescenti con sintomi di dolore pelvico.

La malattia può persistere oltre i 40 anni e i sintomi possono continuare anche dopo la menopausa. Il peso psicologico è ben documentato, con tassi elevati di ansia, depressione e stress, che contribuiscono a una ridotta qualità della vita e a una compromissione della sessualità e delle relazioni intime.

L’endometriosi comporta anche costi economici significativi dovuti a spese mediche, assenze dal lavoro e perdita di produttività. Una delle principali criticità rimane il ritardo diagnostico, che può variare tra i 5 e i 12 anni ed è spesso più marcato quando i sintomi iniziano precocemente.

LO STUDIO

L’indagine condotta dai ricercatori italiani evidenzia che l’impatto della malattia sulle esperienze formative e lavorative delle donne è particolarmente significativo quando i sintomi compaiono durante l’adolescenza e si associano a un ritardo diagnostico.

Nel campione complessivo, l’endometriosi ha un impatto da moderato a elevato sul percorso di studi in circa una donna su sei, quota che sale fino a quasi una su quattro tra coloro che hanno manifestato i sintomi in adolescenza e hanno ricevuto una diagnosi tardiva, ovvero il gruppo più a rischio. In questo sottogruppo, il 55% ha riportato frequenti assenze scolastiche, il 38% una riduzione del rendimento e il 34% difficoltà nella preparazione di esami o test a causa del dolore.

Anche nella vita lavorativa l’endometriosi ha un impatto rilevante: circa una donna su cinque (22%) riporta un impatto moderato-alto sul proprio percorso professionale, percentuale che sale fino a oltre una su quattro (28%) tra le donne con esordio precoce dei sintomi e ritardo diagnostico. Tra gli aspetti più critici emerge il cosiddetto “presenteismo”, ovvero la tendenza a recarsi al lavoro nonostante i sintomi, con una conseguente riduzione della produttività.

POSSIBILI DISUGUAGLIANZE SOCIALI

Lo studio evidenzia inoltre come l’endometriosi possa contribuire a disuguaglianze sociali. Il 24% delle partecipanti, ad esempio, ha riportato episodi di discriminazione sul lavoro, percentuale che sale a circa il 29% nel sottogruppo con esordio dei sintomi in adolescenza e ritardo diagnostico. Inoltre, molte donne riferiscono di aver dovuto modificare i propri percorsi formativi e professionali, rinunciando ad alcune opportunità o adattando le proprie scelte alle limitazioni imposte dalla malattia. L’analisi ha inoltre identificato un “processo a cascata”: l’insorgenza dei sintomi in adolescenza danneggia il percorso di istruzione, il quale, a sua volta, pregiudica le opportunità lavorative future.

“Proiettando i risultati dello studio sulle stime dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui circa 1 milione e 800 mila donne in Italia convivono con una diagnosi di endometriosi, si può stimare che circa 306.000 donne possano incontrare sfide nei percorsi formativi e circa 396.000 difficoltà lavorative moderate o rilevanti associate alla malattia. L’adolescenza è il periodo critico in cui si modella la traiettoria di vita delle donne con endometriosi. La diagnosi precoce e una maggiore consapevolezza in ambito scolastico, universitario e professionale sono essenziali non solo per la salute, ma per garantire la parità di opportunità e proteggere il potenziale di vita delle donne”, conclude la professoressa Facchin.

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