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Dissesto idrogeologico: il 94,5% dei comuni italiani è a rischio

niscemi frana

Il dissesto idrogeologico continua a rappresentare una condizione strutturale del territorio italiano, più che un fenomeno emergenziale

Nell’ultimo anno, il 94,5% dei comuni italiani risulta a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe. È un dato che fotografa in modo inequivocabile la condizione del territorio italiano: il dissesto idrogeologico non riguarda alcune aree particolarmente esposte, ma rappresenta una caratteristica strutturale che coinvolge pressoché l’intero Paese.

I numeri raccolti da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel quarto Rapporto sul Dissesto idrogeologico in Italia confermano questa situazione diffusa. La superficie del territorio a pericolosità per frane è aumentata del 15% rispetto al 2021, passando da 55.400 a 69.500 chilometri quadrati, pari al 23% del territorio nazionale. Le aree classificate a maggiore pericolosità sono passate dall’8,7% al 9,5% del territorio. Quasi 6 milioni di italiani vivono in aree a rischio frane, di cui 1,28 milioni in zone a pericolosità elevata e molto elevata.

Si tratta di una condizione che non può essere affrontata soltanto attraverso interventi straordinari o risposte alle emergenze, ma richiede strumenti di osservazione continua e raccolta sistematica di informazioni.

Dalla frana di Niscemi all’importanza della prevenzione

La frana di Niscemi ha riportato l’attenzione pubblica su una questione che i dati ISPRA confermano essere rilevante su scala nazionale. Eventi di questo tipo, che si manifestano improvvisamente agli occhi della collettività, sono spesso il risultato di processi lenti e progressivi, difficili da intercettare senza un’osservazione sistematica nel tempo. Il tema non riguarda quindi la ricerca di responsabilità, ma la comprensione di come sia possibile individuare i segnali di cambiamento prima che si trasformino in situazioni di pericolo o in danni strutturali.

La gestione del rischio idrogeologico richiede un insieme coordinato di strumenti: pianificazione territoriale, manutenzione, capacità di intervento e, soprattutto, raccolta continua di informazioni. Il monitoraggio preventivo rappresenta uno degli elementi chiave di questo processo, perché consente di osservare l’evoluzione di fenomeni che altrimenti sfuggirebbero a ispezioni occasionali o interventi straordinari.

Negli ultimi anni, strumenti di osservazione continuativa sono stati applicati in diversi contesti italiani caratterizzati da instabilità rilevanti come Ancona, Petacciato, Maratea, la Via dell’Amore a Riomaggiore e alcune aree della Valtellina. In questi scenari il monitoraggio ha consentito di analizzare l’evoluzione dei movimenti del suolo nel tempo, fornendo elementi tecnici utili alla pianificazione degli interventi e alla gestione delle infrastrutture presenti.

Il monitoraggio come risposta: il ruolo di NHAZCA

In questo contesto opera NHAZCA, società specializzata nel monitoraggio del territorio e delle infrastrutture attraverso tecnologie di osservazione satellitare e analisi dei dati. Nata come spin-off accademico, l’azienda ha progressivamente esteso le proprie attività anche in ambito internazionale, lavorando su progetti distribuiti in diversi contesti geografici e ambientali.

Fondata nel 2009 da Paolo Mazzanti, Francesca Bozzano e Gabriele Scarascia Mugnozza, docenti presso il Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza Università di Roma, NHAZCA collabora con amministrazioni pubbliche, gestori di infrastrutture e operatori privati per fornire informazioni continue sull’evoluzione del territorio e supportare la gestione e la sicurezza delle infrastrutture.

L’approccio dell’azienda si basa su un modello di data intelligence, che integra dati di monitoraggio e informazioni geospaziali per analizzare in modo continuo le condizioni del territorio. I dati satellitari, elaborati con tecniche avanzate, permettono di misurare con precisione millimetrica gli spostamenti del suolo su ampie porzioni di territorio, rendendo possibile individuare anomalie e variazioni progressive che possono rappresentare indicatori di rischio. L’integrazione tra osservazione satellitare, strumenti di misura a terra e sistemi di monitoraggio aereo e da drone consente di combinare analisi su vasta scala e approfondimenti locali, permettendo di monitorare nel tempo sia aree estese sia punti particolarmente sensibili, come versanti instabili o infrastrutture lineari.

Il dato satellitare fornisce una misura oggettiva degli spostamenti del terreno o delle strutture, ma da solo non è sufficiente a descrivere il livello di rischio. È necessario interpretarlo alla luce delle caratteristiche geologiche del sito, della presenza di infrastrutture o abitazioni e dell’evoluzione nel tempo del fenomeno osservato. Il nostro lavoro consiste proprio nel collegare la misura tecnica al contesto territoriale, trasformando un’informazione numerica in un supporto concreto per chi deve prendere decisioni“, spiega Alessandro Brunetti, direttore generale di NHAZCA.

La prevenzione si fonda sulla disponibilità di sistemi di osservazione continui e strutturati, capaci di fornire informazioni affidabili a supporto delle decisioni nella gestione del territorio e nella manutenzione delle infrastrutture. In questo ambito NHAZCA collabora anche con realtà innovative come IntelligEarth, startup accademica attiva nel monitoraggio preventivo di beni culturali e infrastrutture, alla cui costituzione l’azienda ha contribuito e di cui è oggi partner industriale.

In contesti particolarmente delicati, come territori ad alta pressione antropica o caratterizzati da fragilità geomorfologiche, il monitoraggio continuativo rappresenta uno strumento di supporto anche per la continuità operativa delle infrastrutture strategiche.

Rafforzare un approccio basato sull’osservazione costante significa investire in competenze e programmazione di lungo periodo, con l’obiettivo di migliorare la tutela delle infrastrutture, del patrimonio e della sicurezza delle comunità.

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