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Tram deragliato a Milano, subito prima di sbandare l’autista era al telefono

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Nelle indagini sul deragliamento di Milano che ha causato due morti emerge una telefonata di tre minuti e 40 secondi fatta dall’autista pochi istanti prima dell’incidente

Spunta una telefonata sospetta nella vicenda del deragliamento del tram numero 9 a Milano, che il 27 febbraio alle 16.11 è uscito dalle rotaie andando a schiantarsi contro un palazzo all’angolo tra via Vittorio Veneto e via Lazzaretto. Si tratta di una telefonata di tre minuti e 40 secondi che l’autista del mezzo, Pietro M., avrebbe fatto a un collega subito prima dello schianto in cui sono morte due persone. Tra la chiusura della telefonata (ovviamente vietatissima quando si è alla guida di tram e autobus) e lo sbandamento, scrive il Corriere della Sera, sarebbero passati appena 12 secondi. E proprio in quei frangenti risulta una fermata saltata, lo scambio non azionato e la curva imboccata a tutta velocità. Pochi istanti dopo, il deragliamento. Insomma, se fino a oggi si era parlato quasi certamente di malore, l’emergere di questa telefonata potrebbe cambiare le cose.

A CHI AVEVA TELEFONATO L’AUTISTA

L’autista del tram, che è indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, ha 60 anni e una lunga carriera in Atm. I colleghi hanno detto di lui che è sempre stato un guidatore molo prudente e, anzi, raccontavano che andava anche troppo piano (e veniva ‘raggiunto’ da chi aveva il turno dopo di lui). La chiamata di quel giorno, Pietro M. l’aveva fatta ad un collega, un altro altro autista, e il Corriere racconta che lo avrebbe chiamato per parlargli del dolore a un piede che si era procuratore poco prima aiutando una passeggero disabile a scendere dal tram. Nell’incidente del 27 febbraio sono morte due persone: Ferdinando Favia di 59 anni e l straniero Okon Johnson Lucky di 49 anni. I feriti sono stati più di 50.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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