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Dumba Dischi presenta ;;;risolversi nel buio, primo album dell’artista forlivese d!base disponibile su tutte le piattaforme digitali

Dumba Dischi presenta ;;;risolversi nel buio, primo album dell’artista forlivese d!base disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 13 marzo;;;risolversi nel buio è un flusso di coscienza che attraversa il tema dell’ansia e degli attacchi di panico, raccontandoli dall’interno, senza filtri e senza la pretesa di offrire soluzioni. Non è un disco che insegna come uscirne, ma che prova a restituire la sensazione di cosa significhi conviverci, giorno dopo giorno. Dal punto di vista sonoro, l’album traduce il flusso di coscienza dei testi in cantautorato elettronico che oscilla tra hyperpop e glitch pop.

ASCOLTA L’ALBUM: https://bfan.link/dumbadischi-risolversinelbuio

La paura prende forma e si personifica in mostri, presenze ricorrenti e ingombranti: come il cane a tre teste evocato in :::combattiamo, immagine di un nemico che non arriva dall’esterno ma nasce dentro, moltiplicandosi e tornando ciclicamente. L’ansia non viene spiegata né razionalizzata, ma vissuta, attraversata, lasciata parlare.

“Il titolo non rimanda all’idea di farcela da soli o di chiudersi al mondo. Risolversi nel buio significa continuare ad andare avanti anche quando nessuno vede, quando nessuno può aiutare, nei punti ciechi della vita e nella sua profondità più opaca. È un processo intimo, spesso invisibile, che non cerca combattere il disagio, ma di riconoscerlo, accoglierlo e imparare a conviverci”. – d!base.

Non è casuale che l’album si apra con mai+ e +benzo. Uniti, diventano “mai + benzo”: mai più benzodiazepine, ma soprattutto mai più scorciatoie. È l’istante del bivio, il punto esatto in cui si smette di cercare qualcosa che spenga il rumore e si accetta di ascoltarlo. Da lì nasce la scelta di guardare più a fondo, di restare, affrontare, comprendersi e accettarsi, senza evitare ciò che fa male. ;;;risolversi nel buio è questo passaggio: non una cura, non una soluzione, ma l’inizio di un movimento interiore che avviene lontano dalla luce, dove niente si risolve davvero, ma tutto inizia a essere riconosciuto.

I brani si muovono su BPM elevati, sostenuti da drum incisive e sintetizzatori distorti e saturi, che costruiscono una spinta continua. La produzione è attraversata da break improvvisi e drop. Queste fratture sono parte del linguaggio del disco: servono a restituire la sensazione di disorientamento, di perdita di controllo e di realtà alterata che accompagna l’ansia e gli attacchi di panico. Drum e synth diventano uno spazio mentale in cui l’equilibrio è sempre provvisorio, e in cui anche la musica, come il percorso raccontato dal disco, accetta di muoversi nel buio senza cercare un equilibrio definitivo.

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