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Dal 2026 bruciare gli invenduti sarà illegale: la moda deve trovare alternative sostenibili

discarica vestiti atacama

Ogni anno in Europa tra il 4 e il 9% dei tessili invenduti viene distrutto prima ancora di essere indossato, generando circa 5,6 milioni di tonnellate di CO₂

Ogni volta che un capo cambia mano su Vinted o Subito, il brand che lo ha prodotto non guadagna nulla. Eppure il mercato della rivendita vale, solo in Italia, 27 miliardi di euro, pari all’1,2% del PIL nazionale, secondo l’Osservatorio Second Hand Economy di BVA Doxa, e a livello globale cresce a un ritmo tre volte più veloce rispetto al retail tradizionale, secondo Boston Consulting Group e Vestiaire Collective. I brand che hanno creato quei prodotti, restano fuori da questo mercato, senza visibilità né ricavi. Per chiudere questo paradosso, Dresso, startup italiana, ha sviluppato la piattaforma 2NDACT che consente ai marchi del fashion di gestire e valorizzare il proprio mercato secondario.

Le analisi condotte da Dresso mostrano come il mercato secondario non gestito rappresenti, in media, tra il 10 e il 20% del fatturato first hand del brand stesso, con picchi nel segmento lusso e abbigliamento bambino. I prodotti di un singolo marchio medio possono arrivare a ventimila unità in vendita in un solo giorno sui principali marketplace dell’usato, a prezzi che sfuggono completamente al controllo del produttore e ne compromettono il posizionamento sul canale primario.

“Quando un brand analizza i dati della propria rivendita non gestita, scopre quasi sempre la stessa cosa: il suo concorrente più agguerrito non è un competitor di settore, ma il proprio prodotto già venduto che circola sul mercato secondario a prezzi che lui stesso non controlla. È un fatturato reale e tracciabile che le aziende stanno semplicemente regalando al mercato.” afferma Enrico Pietrelli, co-founder e CEO di Dresso.

La piattaforma brevettata per il mercato secondario

2NDACT consente ai brand di valorizzare e gestire tutto il mercato dei prodotti che non possono più essere venduti nel canale primario, come resi dall’e-commerce, dall’ingrosso, capi da vetrina o da sfilata. Articoli che spesso perdono valore nel mercato tradizionale ma che, reimmessi nel mercato secondario, generano una nuova linea di ricavo e riducono gli sprechi della filiera.

Il sistema è basato su una tecnologia brevettata dedicata alla tracciabilità del passaporto digitale dei prodotti nel mercato secondario della moda, che utilizza blockchain e tag NFC o QR code per registrare ogni passaggio di proprietà del capo nel tempo, creando una cronologia verificabile del prodotto anche dopo la prima vendita.

Integrando 2NDACT nel proprio e-commerce, i brand rientrano nel proprio mercato secondario, mantenendo il controllo su autenticità e prezzi e offrendo all’acquirente una garanzia che i marketplace dell’usato non possono dare.

Due norme europee che cambieranno il settore

Al cuore del modello di 2NDACT c’è un brevetto italiano sul modello di business che consente di sfruttare il passaporto digitale di prodotto nel mercato secondario, depositato anni prima che l’Unione Europea intervenisse per allungare il ciclo di vita dei prodotti tessili e combattere il fast fashion. Due obblighi in particolare costringeranno presto i brand a ripensare la gestione del proprio prodotto dopo la vendita:

Per rispettare le normative, i brand avranno bisogno di sapere dove si trovano i loro prodotti, chi li ha comprati e quante volte hanno cambiato mano. Una infrastruttura di tracciabilità che fino a oggi non esisteva nel mercato secondario.

“L’Europa sta imponendo ai brand di fare esattamente quello che noi facciamo da anni. Il passaporto digitale e il divieto di distruzione non sono due adempimenti burocratici: sono il riconoscimento che il ciclo di vita di un prodotto non finisce alla cassa. Chi inizia a lavorarci oggi costruisce un canale secondario che vale e che protegge il posizionamento del brand. Chi aspetta il 2027 non parte in ritardo su una norma, parte in ritardo su un mercato.” conclude Pietrelli.

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