La Gen Z: sei su dieci puntano su vintage e second hand e la metà cerca prodotti customizzati. Dal puzzle d’artista al poster del cantautorato italiano fino alle ceramiche artigianali
Sul muro della sua camera c’è un manifesto con la frase di una canzone di Lucio Battisti stampata su carta pregiata, un puzzle d’artista incorniciato sopra il divano che raffigura Napoli, la sua città natale e che ogni volta che si ferma ad ammirarlo con la sua tazza di té in mano la riporta lì; su un mobile in bella vista, poi, c’è un giradischi, sta suonando “Maledetta Primavera”, di Loretta Goggi. Niente di tutto questo è costato poco, eppure Giulia, 24 anni, graphic designer trapiantata a Milano, negli ultimi tre mesi ha tagliato le cene al ristorante, rinunciato ai weekend fuori porta e smesso di comprare vestiti nei negozi tradizionali. Complice anche la precarietà di una generazione che con i soldi deve fare i conti più delle precedenti, è anche, e soprattutto, una scelta consapevole su cui vale la pena spendere.
Infatti, secondo il report “The Gen Z Paradox” di PwC, la Gen Z ha tagliato la spesa complessiva del 13% nel 2025, soprattutto su ristoranti, vestiti ed elettronica, ma non ha smesso di spendere, ha deciso come farlo. 6 giovani su 10 pianificano acquisti vintage o second hand e la metà cerca prodotti customizzati. In altre parole, è disposta a rinunciare alle spese quotidiane pur di permettersi meaningful indulgences, cioè acquisti che non si giustificano con il prezzo o con la funzione, ma con il peso emotivo e identitario che portano.
Dati che potrebbero sorprendere se si pensa che la Gen Z è la prima generazione che possiede pochissimi oggetti fisici, la musica si ascolta su Spotify, i film si guardano su Netflix e i libri si leggono su un ebook. Ma è proprio questo paradosso a rendere i pochi oggetti materiali che questa generazione sceglie ancor più significativi, devono letteralmente guadagnarsi il diritto di esistere nel loro spazio.
Questo fenomeno sta entrando nelle case in modo naturale, investendo l’interior design. E così, i giovani della Gen Z scelgono cosa appendere al muro con la stessa cura con cui sceglie cosa indossare: vogliono oggetti che non siano solo “belli da vedere” ma che raccontino chi sono.
5 oggetti d’autore e vintage per arredare casa e affermare la propria identità
A trainare questa tendenza sono soprattutto brand emergenti: piccoli progetti, artigianali, radicati in una cultura specifica, insomma tutto quello che non è mainstream. Ecco quindi i cinque oggetti d’autore che stanno entrando nelle case dei giovani italiani, non come semplici decorazioni, ma come affermazione della propria identità.
- I puzzle d’artista di Sto Puzzle che diventano quadri
Non si tratta solo di un passatempo analogico, ma di un oggetto da esporre. Si tratta di Sto Puzzle, brand campano nato nel 2023 all’interno di Zumbat HUB, che produce puzzle artistici in tiratura limitata con illustrazioni originali firmate da artisti emergenti italiani e internazionali. Ogni scatola include la bio dell’artista e un codice per una playlist Spotify dedicata al montaggio e, una volta completato, si espone grazie a una linea di cornici artigianali. I design più richiesti parlano di identità e ricordi personali: la cultura anime-manga, i gattini, i cagnolini e le città che un viaggio le ha rese dei posti del cuore.
“La nostra generazione tende a scegliere qualcosa di più ricercato che abbia un significato e che non si fermi all’estetica dell’oggetto in sé. Se ho 50 euro da spendere, preferisco darli a un progetto fatto da ragazzi italiani che creano qualcosa di originale piuttosto che comprare una stampa di un un brand mainstream che non racconta e non mi trasmette niente”, osserva Valentina Albanese, Marketing Specialist di Sto Puzzle.
- Il disco in vinile, il ritorno del suono imperfetto ma corposo
Un oggetto che si trova spesso di seconda mano, nei mercatini, sulle piattaforme di scambio, nelle collezioni di chi viene prima, e che per questo è portatore di una storia oltre che di musica. Le vendite di vinili crescono rendendoli tra i simboli più evidenti della retromania italiana. E così, la copertina diventa un poster, il giradischi un’installazione da salotto e scegliere il proprio vinile, dal rock al cantautorato, fino all’elettronica anni ‘80 diventa un atto identitario.
- I poster del cantautorato di Ciao Discoteca Italiana
Sempre stando in tema nostalgia e musica ma in un’altra forma, ci sono i manifesti di Ciao Discoteca Italia. Nati per coprire le scritte razziste sui muri di Torino con frasi d’amore sono diventati pezzi d’arredamento di tendenza. Il collettivo torinese, fondato nel 2017, stampa in edizione limitata su carta pregiata Fedrigoni citazioni del cantautorato italiano, da Ornella Vanoni a Lucio Battisti, da Loredana Bertè a Fabrizio De Andrè.
- La fotografia su pellicola, da scattare e da appendere
La macchina fotografica a rullino, la mitica Kodak, è tornata tra le mani della Gen Z come oggetto quotidiano. Decidere il momento giusto non sprecare gli scatti e poi l’impegno di andare a sviluppare le foto e aspettare lo sviluppo non sembra pesare affatto, ma anzi incuriosire. Ma è soprattutto la grana, le imperfezioni, la luce naturale, a sedurli e a portarli a incorniciare le immagini nelle camere, nei corridoi o sulle librerie con orgoglio. In questo senso, la foto analogica è l’opposto del filtro Instagram più lenta, ragionata, irripetibile e materica, e proprio per questo vale.
- La ceramica artigianale, il manufatto che torna di moda
Tazze, vasi, piatti fuori dalla grande distribuzione: la ceramica prodotta da piccoli studi e artigiani indipendenti è diventata uno degli oggetti più ricercati dal pubblico giovane. Etsy e i mercati locali sono i canali privilegiati. Qui il valore non è nella perfezione ma nell’imperfezione perché ogni pezzo è unico, porta il segno della mano e dell’estro di chi lo ha fatto.
“Innovare è anche saper guardare al passato con occhi nuovi, prendere un oggetto familiare, come un puzzle e trasformarlo in qualcosa di bello, rilevante ma soprattutto che significhi qualcosa per chi lo sceglie. In questo contesto, la casa diventa lo spazio in cui questa scelta diventa visibile, quotidiana, identitaria”, afferma Lorenzo De Stefano, CMO e co-founder di Zumbat HUB.
