Il ministro della Difesa: “Le guerre non dipendono dalla forza del più forte ma dalla resistenza del più debole”
“Attacchi diretti all’Italia da parte dell’Iran o dei suoi proxy, come Hezbollah, non sono attualmente considerati probabili. Il rischio principale è invece rappresentato dal terrorismo. Si stima che esistano centinaia di cellule dormienti iraniane nel mondo: individui apparentemente normali, ma attivabili in qualsiasi momento per compiere attentati, anche suicidi. Si tratta di reti presenti da anni e diffuse globalmente. Questo rappresenta la principale minaccia interna per i Paesi non direttamente coinvolti nel conflitto”. Lo dice il ministro della Difesa, Guido Crosetto, lo dice a RTL 102.5.
CROSETTO: GUERRE NON DIPENDONO DA FORZA PIÙ FORTE MA DA RESISTENZA PIÙ DEBOLE
“La situazione è molto difficile e complessa, perché da una parte probabilmente gli Stati Uniti avevano l’idea che bastasse decapitare il regime di Teheran per ottenere, in qualche modo, una reazione che portasse a un cambio della leadership iraniana. Invece si stanno rendendo conto che la reazione iraniana, probabilmente pianificata in anticipo, è quella di scatenare il caos, portando il conflitto al di fuori dello scontro tra Iran, Israele e Stati Uniti, coinvolgendo tutti i Paesi del Golfo. Attraverso il blocco dello Stretto di Hormuz, vengono coinvolte tutte le economie del mondo, soprattutto quelle asiatiche, perché il petrolio che passa da Hormuz è destinato in gran parte alla Cina e all’Asia. Tuttavia, il blocco provoca un aumento del prezzo di tutto il petrolio e del gas a livello globale, mettendo in difficoltà tutte le economie mondiali. Questo scenario richiama quanto accaduto nel conflitto in Ucraina: le guerre non dipendono dalla forza del più forte, ma dalla capacità di resistenza e di sacrificio del più debole”, spiega il ministro della Difesa. “È ciò che è accaduto anche alla Russia, che pensava di chiudere rapidamente il conflitto in Ucraina e invece si trova coinvolta da anni in una guerra ai confini. Lo stesso approccio è stato dimostrato dagli iraniani: si può eliminare una guida suprema, ma ne emergerà un’altra; si può eliminare un leader, ma ce ne sarà un secondo, poi un terzo- spiega Crosetto- Di conseguenza, non si tratta più di un regime centralizzato, ma di gruppi diffusi che hanno ormai come obiettivo quello di generare caos. Questo ha messo in difficoltà la strategia americana. Il resto del mondo, che non ha voluto questa guerra ma si trova a subirne le conseguenze, deve ora gestire una crisi che coinvolge tutti. Anche gli Stati Uniti hanno coinvolto i propri alleati sulla questione di Hormuz”. Tuttavia, “la risposta più saggia non dovrebbe essere una presenza militare limitata agli alleati americani o israeliani, ma una presenza internazionale. Se invece si vuole garantire la sicurezza dello Stretto, è necessario creare un convoglio internazionale, coinvolgendo le Nazioni Unite e tutte le principali potenze, inclusi Paesi come Cina e India, che hanno un interesse diretto nel flusso di petrolio. In modo che l’Iran potrebbe non percepisca l’iniziativa come un attacco e sia possibile ripristinare il transito a Hormuz”, conclude.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

