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Dopo la dichiarazione d’intenti di “Taste This Sound” e la presa di posizione militante di “Fight!”, “Feel It” segna un cambio di prospettiva e si propone come il brano più apertamente dance della band: groove incalzante, clap insistenti e una costruzione che poggia interamente su un tappeto colorato di synth anni Ottanta.
La corsa si interrompe solo al centro del brano, per un interludio ipnotico e sognante. Una sospensione in cui il tempo sembra dilatarsi: congas morbide, una sorta di trance e una visione che affiora — “and then I swear I see the sun, I think it’s shining down on you” — prima di tornare a terra, di nuovo in movimento, e ricominciare a ballare.
Con “Feel It” i BPM salgono, il soul si fa fisico e il ritmo diventa spazio di liberazione. È un brano che passa dalla pelle prima che dalla testa, trasformando il dancefloor in un luogo di connessione e resistenza emotiva.
Il singolo anticipa l’album d’esordio del fabric, “Until We Are Free“, in uscita il 17 aprile, mixato da Tom Campbell (Sault, Little Simz, Jungle) e ne rappresenta il battito più immediato e viscerale. I singoli anticipatori sono stati subito trasmessi da radio come FIP e KEXP.
Se “Fight!” chiamava all’azione, “Feel It” chiarisce perché vale la pena farlo: perché sentire, oggi, è già un atto politico. Perché ballare insieme può ancora essere una forma di libertà.
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