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Trump: “Stanno arrivando dei sì per le navi da guerra a Hormuz”. Colpito il porto di Fujairah. Distrutto l’aereo di Khamenei

Aggiornamenti dal Medio Oriente: Trump sollecita la NATO a riaprire lo Stretto di Hormuz e critica il rifiuto della Gran Bretagna

Donald Trump

Diciassettesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Tutte le principali notizie della giornata.

10.30 – TRUMP: STANNO ARRIVANDO DEI SÌ PER LE NAVI DA GUERRA A HORMUZ

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato di aver ricevuto “qualche risposta positiva” dopo la richiesta a diversi Paesi di inviare navi da guerra nello Stretto di Hormuz per rompere il blocco navale imposto dall’Iran. Un invito rivolto in particolare agli alleati della Nato, che secondo Trump andranno incontro “a un futuro molto spiacevole” se non accetteranno. Come riporta l’emittente Cnn, nelle ultime ore ai giornalisti Trump ha detto che vari Paesi “sono stati contattati oggi e ieri sera e abbiamo ricevuto alcune risposte positive. Alcuni hanno preferito non essere coinvolti”. Il capo della Casa Bianca tuttavia non ha chiarito con quali nazioni ci siano state queste interlocuzioni.
Tuttavia, alcuni si sono già pronunciati pubblicamente: il ministro dell’Energia Ed Miliband ha detto che il Regno Unito sta valutando “ogni opzione”, un riscontro simile a quello giunto dalla Corea del Sud, che “valuterà attentamente” la proposta “a stretto contatto” con Washington. Giappone e Australia hanno declinato, sostenendo che non è in programma al momento l’invio di navi nel canale di Hormuz, dove transita circa il 20% del commercio energetico mondiale. La Cina ne ha approfittato per tornare a esprimere “forte preoccupazione” per la chiusura dello Stretto e invocato le vie diplomatiche per porre fine all’escalation.

Ieri, in una intervista al Financial Times, il presidente Trump aveva inviato un monito anche a Pechino, minacciando di rinviare il bilaterale previsto tra lui e il presidente Xi Jinping se non contribuirà a rompere il blocco iraniano nel canale. “La diplomazia dei capi di Stato svolge un ruolo indispensabile nel fornire una guida strategica alle relazioni sino-americane” ha detto stamani la portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian, che ha rinnovato l’appello “a tutte le parti a cessare immediatamente le azioni militari, evitare un’ulteriore escalation delle tensioni e impedire che le turbolenze regionali abbiano un impatto maggiore sullo sviluppo economico globale”.

Il ruolo della Cina nella guerra avviata da Stati Uniti e Israele all’Iran preoccupa per i risvolti economici che sta acquisendo: una fonte di Teheran alla Cnn ha riferito che la Repubblica islamica starebbe valutando non solo di consentire alle sole navi cargo battenti bandiera cinese di attraversa Hormuz in sicurezza, ma di concedere tale autorizzazione anche ad altre, a condizione di aver utilizzato lo yuan per tutte le transazioni finanziarie collegate. Ciò romperebbe il dominio dei petrodollari statunitensi sul commercio del petrolio mondiale, che prosegue dal 1974. Per gli analisti non appare una mossa di semplice realizzazione, sebbene i paesi colpiti da sanzioni sul proprio export di greggio – come Russia, Venezuela e, appunto, Iran – negli anni abbiano già tentato di impiegare altre valute.
Teheran continua però ad avvertire che se l’offensiva israelo-iraniana non terminerà, Hormuz continuerà a restare di fatto chiuso, generando un aumento incontrollato dei prezzi del gas e del petrolio e di altre materie prime fondamentali, come i fertilizzanti usati in agricoltura oppure altre materie prime indispensabili alla produzione della plastica.
L’Iran ha posto in particolare tre condizioni al cessate il fuoco, ma ieri il presidente Trump ha detto che gli Stati Uniti non sono pronti ad accettarle. Stamani invece all’emittente Radio 103FM il ministro israeliano della Cultura e dello Sport, Miki Zohar, ha avvertito: “È molto probabile che la guerra durerà ancora diverse, lunghe settimane”, chiedendo alla popolazione di essere “più che preparata nei prossimi giorni”.

9:50 – NELLA PROVINCIA DI TEHERAN OLTRE 500 MORTI DA INIZIO GUERRA

Ammontano a 503 i morti nella sola provincia di Teheran dal lancio dell’offensiva israelo-statunitense contro l’Iran del 28 febbraio scorso: lo ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Mehr, citando Mohammad Esmaeil Tavakoli, capo del Servizio medico di emergenza (Ems) del Paese. A questo si aggiungono circa 5.700 persone rimaste ferite negli attacchi.
Dall’inizio della guerra – che è entrata nella terza settimana – complessivamente sono morte in Iran più di 1.300 persone, ben 2.200 in tutta la regione del Medio oriente. Dopo l’Iran, il Paese più letalmente colpito è il Libano, con oltre 850 vittime.
Gli attacchi tra Iran e Israele sono proseguiti anche per tutta la giornata di ieri. Da fine febbraio il governo di Tel Aviv sostiene di aver colpito più di 200 infrastrutture militari, tra cui sistemi missilistici e di difesa aerea. L’esecutivo di Teheran invece afferma di aver sparato 700 missili e 3.600 droni sia verso lo Stato ebraico che contro obiettivi militari statunitensi nella regione mediorientale.

9:40 – ATTACCO A FUJAIRAH: INCENDIO NEL PORTO PETROLIFERO

Le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno confermato un attacco al porto di Fujairah, situato nel Golfo di Oman, oltre lo Stretto di Hormuz. Secondo diversi media, tra cui Reuters Al Jazeera, un drone avrebbe provocato un incendio nell’area industriale del petrolio, causando la temporanea sospensione delle attività di carico. In una nota ufficiale, le autorità hanno precisato: “Un grande incendio è scoppiato nella zona delle industrie petrolifere di Fujairah a causa di un drone, non si segnalano feriti”. Il porto di Fujairah rappresenta una delle principali vie di esportazione del petrolio degli Emirati e un punto strategico nel trasporto energetico globale.

9:30 – TEHERAN, ISRAELE DISTRUGGE L’AEREO DI ALI KHAMENEI

Durante la notte, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno annunciato di aver colpito e distrutto l’aereo dell’ex Guida suprema iraniana Ali Khamenei all’aeroporto di Mehrabad a Teheran. Secondo il Times of Israel, l’aereo era utilizzato da Khamenei e da alti funzionari iraniani per “promuovere gli appalti militari e gestire le relazioni con i paesi dell’Asse attraverso voli nazionali e internazionali”. L’IDF ha descritto l’operazione come un colpo strategico che limita le capacità di coordinamento dell’Iran con gruppi proxy, indebolendo le capacità militari e logistiche del regime.

Le forze armate israeliane hanno anche annunciato di aver dato il via alle “operazioni terrestri limitate e mirate” contro Hezbollah nel sud del Libano.

9:00 – ISRAELE IGNORA GLI AVVERTIMENTI USA E ATTACCA LE RISERVE PETROLIFERE IRANIANE: TENSIONE CON WASHINGTON

Secondo quanto riportato dal New York Times, tra Israele e gli Stati Uniti si sono registrate divergenze significative sugli obiettivi della guerra in Iran e sui possibili bersagli da colpire. Il quotidiano americano segnala che sia il presidente Donald Trump sia il comandante del Comando Centrale USA, Brad Cooper, avevano avvertito Israele di evitare un attacco contro le riserve petrolifere iraniane, temendo che ciò avrebbe potuto spingere l’Iran a colpire altre infrastrutture energetiche nel Golfo in rappresaglia. Nonostante gli avvertimenti, Israele ha proceduto con l’attacco alle riserve una settimana fa, provocando vasto incendi e un’impennata dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali. Secondo fonti della Casa Bianca, il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe agito anche per ottenere “scene drammatiche di Teheran avvolta dal fumo nero della distruzione”.

1:50 – TRUMP CHIEDE ALLA NATO AIUTO PER LO STRETTO DI HORMUZ E CRITICA LA GRAN BRETAGNA

Il presidente degli Stati UnitiDonald Trump, ha lanciato un appello agli alleati della NATO affinché contribuiscano alla riapertura dello Stretto di Hormuz, via marittima strategica per il petrolio globale, al centro della tensione con Iran. In un’intervista al Financial Times, Trump ha definito la situazione “molto negativa” e ha sottolineato come la chiusura dello stretto abbia provocato un’impennata dei prezzi dell’energia.

Secondo Trump, così come gli Stati Uniti hanno sostenuto l’Ucraina contro la Russia, anche gli alleati europei dovrebbero impegnarsi attivamente per garantire la sicurezza del corridoio strategico. Ha avvertito: “Se non ci sarà alcuna risposta o se la risposta sarà negativa, penso che sarà molto negativo per il futuro della NATO”.

Il tycoon ha anche espresso la propria frustrazione per la risposta della Gran Bretagna. Durante un colloquio con il premier Keir Starmer, Trump ha detto di aver chiesto l’invio di navi nel Golfo per garantire la sicurezza dello stretto, ma di aver ricevuto un rifiuto: “Il Regno Unito potrebbe essere considerato l’alleato numero uno, quello con la storia più lunga e così via: eppure, quando ho chiesto loro di intervenire, si sono rifiutati. E non appena abbiamo praticamente annullato la capacità di minaccia dell’Iran, loro hanno detto: ‘Beh, allora invieremo due navi’. Io ho risposto: ‘Abbiamo bisogno di queste navi prima di vincere, non dopo aver vinto’”.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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