“Donne invisibili. La Resistenza femminile nella Bassa modenese” di Fabio Montella. Un’indagine che intreccia documenti d’archivio e testimonianze dirette (Bibliotheka)
Dopo la caduta di Mussolini, decine di donne della Bassa modenese aderiscono alla Resistenza e si mobilitano per aiutare disertori della Repubblica Sociale, renitenti alla leva, ebrei, soldati alleati in fuga dai campi di concentramento del regime. Hanno età e istruzione diverse: sono braccianti e mondine, ma anche lavoratrici a mezzadria, maestre, studentesse, suore. Molte conoscono l’arresto, il carcere, le percosse, le torture. Sette perdono la vita, fucilate o uccise per rappresaglia. Anche se non mancano donne che prendono parte ad azioni armate, la partecipazione femminile alla Resistenza, pagina finora poco considerata dagli studi storici, consiste in gran parte nel procurare cibo, vestiti, scarpe, coperte, medicine. E, soprattutto, nel tenere i collegamenti tra i gruppi e con i comandi portando ordini, messaggi, armi, munizioni, esplosivi. L’attività di “staffetta” evoca compiti ancillari, ma è in realtà estremamente rischiosa. In genere le partigiane percorrono chilometri a piedi o in biciletta su strade accidentate, sentieri di campagna o lungo gli argini. Viaggiano con il freddo, il fango e la neve, a volte anche di notte, sempre con il rischio di essere fermate da repubblichini o tedeschi. Nascondono biglietti, stampe e volantini in mutandoni sotto la gonna, in pancere che simulano la gravidanza, nei reggiseni, nelle trecce dei capelli. Una Resistenza disarmata, ma efficace, rimasta per troppo tempo ai margini del discorso pubblico e delle ricostruzioni storiche che qui viene portata alla luce grazie a documenti d’archivio inediti e testimonianze in presa diretta. Fabio Montella non si è limitato a consultare documenti e materiali d’archivio, ma ha raccolto le storie dalla viva voce delle protagoniste o dei discendenti, incontrandoli nel corso di numerose occasioni
Fabio Montella, ricercatore indipendente e giornalista professionista, collabora con l’Istituto Storico di Modena ed è assegnista di ricerca (Research Grant Klaus Voigt) all’Istituto Storico Germanico di Roma. Fa parte del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Fossoli. Studioso della storia politica e sociale delle due guerre mondiali e del fascismo, da qualche anno gira l’Italia frequentando archivi, alla ricerca di nuove storie da narrare. Per le sue ricerche ha ottenuto il Premio “Cesare Mozzarelli” a Mantova, il premio “Ricerca di storia locale” dal Comune di Olgiate Molgora (Lecco), il Premio Premio Gen. De Cia e, per due volte, il premio letterario “Tralerighe Storia” a Lucca.

