L’appello lanciato dalla SIN durante gli Stati Generali della Dialisi Peritoneale
- Report HTA Altems: Dialisi Peritoneale (DP) più efficace, costa il 43% in meno dell’emodialisi e rappresenta la scelta di prima linea per i pazienti con Malattia Renale Cronica (MRC) in stadio avanzato, rispetto all’emodialisi ospedaliera (HD)
- Paradosso clinico: in Italia il 37% delle Unità Operative di Nefrologia e Dialisi non prescrive la DP, mentre il 22% tratta meno di 10 pazienti con tale modalità, con una prevalenza di utilizzo inferiore al 10% rispetto al 20% o più osservato in diversi Paesi europei ed extra europei
- Luca De Nicola, Presidente SIN: “Obiettivo SIN quello di raddoppiare i pazienti in DP entro i prossimi 5 anni. Ambizioso, ma raggiungibile”
- Il messaggio della Giornata Mondiale del Rene (12 marzo): inclusività e terapie domiciliari, guardando alla conservazione del pianeta terra, il tema di quest’anno
La Società Italiana di Nefrologia promuove un cambio di paradigma a favore della dialisi peritoneale, una terapia senza rivali in termini di qualità della vita, costi e sostenibilità ambientale.
Il rapporto HTA ALTEMS lo conferma: la dialisi peritoneale è più efficace, costa il 43% in meno dell’emodialisi per paziente all’anno e rappresenta la scelta di prima linea per i pazienti con Malattia Renale Cronica (MRC). Non solo costi inferiori, dunque, ma efficacia superiore misurata in termini di Quality Adjusted Life Year-QALY (qualità di vita): la dialisi peritoneale (DP) raggiunge il valore di 1,20 contro 0,94 dell’emodialisi ospedaliera (HD). I risultati dello studio ALTEMS, pubblicati a ottobre sul Giornale Italiano di Nefrologia (GIN), hanno dato il via al dibattito nel corso dell’evento “Stati Generali della Dialisi Peritoneale”, tenutosi oggi a Roma in occasione della Giornata Mondiale del Rene. L’evento, promosso dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN) in collaborazione con Fondazione Italiana del Rene (FIR), Associazione Nazionale Emodializzati – Dialisi e Trapianto (ANED), FORUM Nazionale Associazione Trapiantati e ALTEMS – Università cattolica del Sacro Cuore, e con il supporto non condizionante di Emodial, Fresenius Medical Care, Vantive e Vivisol, ha riunito alcuni tra i principali attori del sistema salute italiano con la volontà di dare il via a una nuova era di domiciliarità delle cure.
“Il messaggio è inequivocabile: la dialisi peritoneale è il trattamento dialitico di prima linea, sia dal punto di vista clinico che economico, per i pazienti con MRC in stadio avanzato. È quanto sostiene Luca De Nicola, Presidente della Società Italiana di Nefrologia e Professore Ordinario di Nefrologia, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Pazienti che ci auguriamo possano essere sempre meno, grazie a prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti tempestivi. Le opzioni terapeutiche oggi disponibili, assunte in tempi adeguati, possono infatti ritardare sensibilmente la progressione della malattia e l’ingresso in dialisi”.
Nonostante le evidenze, in Italia persiste un paradosso clinico:
- La DP è utilizzata solo nel 9,5% dei pazienti dializzati
- Il 37% delle Unità Operative di Nefrologia e Dialisi non prescrive DP
- Il 22% dei centri tratta meno di 10 pazienti con questa modalità
- L’utilizzo di DP in Italia rimane inferiore al 10%, mentre si attesta al 20% o più in diversi Paesi europei ed extraeuropei
Questo divario non è giustificato da ragioni cliniche, ma da barriere organizzative, informative e di sistema che la SIN intende abbattere.
“L’analisi HTA rappresenta il gold standard di valutazione delle tecnologie sanitarie in Italia come nel resto del mondo”. Lo sottolinea Marco Oradei, Responsabile del Laboratorio HTA ALTEMS, Università Cattolica del Sacro Cuore. “Nel caso della dialisi peritoneale, questa metodologia ha fornito le evidenze più robuste mai prodotte finora. La DP emerge come una tecnologia che crea valore per tutti gli attori del sistema: per i pazienti in termini di salute e qualità della vita, per il SSN in termini di risparmio economico, e per la società in termini di sostenibilità ambientale. È una vera win-win strategy”.
I dati ALTEMS certificano quello che la comunità nefrologica sostiene da anni: la dialisi peritoneale è una terapia superiore per costi ed efficacia clinica, con una migliore tollerabilità rispetto alla emodialisi nel centro.
“Non è una questione di opinione, ma di evidenza scientifica”, spiega De Nicola, Presidente SIN -. “Oggi la SIN è impegnata a trasformare questa evidenza in pratica clinica diffusa, abbattendo le barriere organizzative e culturali che ancora limitano l’accesso a questa straordinaria opportunità terapeutica. Il nostro obiettivo di raddoppiare i pazienti in DP entro cinque anni è ambizioso ma realizzabile, e rappresenta il nostro impegno concreto verso i pazienti con Malattia Renale Cronica”.
In linea con questo orientamento, il documento di Linea di Indirizzo AGENAS per le Regioni italiane, realizzato in collaborazione con SIN, fissa proprio questo obiettivo: incrementare progressivamente l’implementazione della DP in tutte le Regioni, portando l’Italia in linea con gli standard europei. Il documento fornisce alle Regioni le indicazioni operative per implementare questo cambio di paradigma in modo strutturato e sostenibile.
“Non solo. Al di là dei dati economici e di efficacia clinica, la DP – spiega Massimo Morosetti, Presidente della Fondazione Italiana del Rene e Direttore Unità Operativa nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Grassi di Roma – offre vantaggi significativi anche in termini di sostenibilità ambientale: riduce consumi di acqua, energia elettrica e rifiuti ospedalieri, allineandosi agli obiettivi globali di conservazione del pianeta sottolineati nel World Kidney Day 2026 il cui slogan quest’anno è Salute Renale per tutti. Vicini alle Persone. Attenti al Pianeta”.
La dialisi peritoneale incarna perfettamente questo messaggio: è inclusiva e accessibile, anche per i pazienti che vivono lontani dai centri di emodialisi o con difficoltà ad uscire di casa, garantendo equità nell’accesso alle cure e migliorando concretamente la qualità della vita.
“Dal punto di vista dei pazienti, la dialisi peritoneale, quando clinicamente indicata e condivisa con pazienti e caregiver, rappresenta da sempre la scelta terapeutica preferibile. Essendo una terapia domiciliare, garantisce maggiore autonomia e una migliore continuità lavorativa e sociale rispetto all’emodialisi ospedaliera. Consente infatti di integrare il trattamento nella vita quotidiana, senza viverlo come un’interruzione – sottolinea Giuseppe Vanacore, Presidente ANED. I pazienti adeguatamente informati sui benefici clinici e sulla libertà che questa metodica offre la richiedono sempre più spesso. Per questo auspico che, nel prossimo futuro, i reparti di nefrologia ne favoriscano una diffusione più ampia, anche alla luce delle evidenze cliniche e dei dati economici favorevoli”.
L’evento ha riunito i principali attori del sistema sanitario italiano – Istituzioni, clinici, Associazioni di pazienti, rappresentanti di ALTEMS e mondo dell’Industria – per definire una strategia condivisa di diffusione e implementazione della dialisi peritoneale nel nostro Paese, con l’intento di promuovere questi contenuti anche attraverso i media per sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori politici.
