Distrutte 8.000 case. Sale il rischio ambientale per gli effetti delle bombe su acqua e terreni
Un gruppo di manifestanti di origine iraniana si è data appuntamento davanti alla sede delle Nazioni Unite a Teheran, Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Irna, vicina alle autorità della Repubblica islamica. Secondo l’agenzia, si tratta di avvocati, giuristi ed esperti legali che denunciano all’Onu la violazione della Carta delle Nazioni Unite da parte di Israele e Stati Uniti, che per primi hanno attaccato l’Iran lo scorso 28 febbraio, innescando un’escalation di conflitto in tutto il Medio oriente.
Stamani, l’ambasciatore iraniano all’Onu Amir Saeid Iravani ha ribadito la violazione dell’obbligo di non aggressione da parte dei Paesi membri dell’Onu e affermato che gli attacchi al Bahrein “non sono contro la sovranità o l’itergrità” dello stato del Golfo, ma conseguenza del “brutale e illegale attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran.
PIÙ DI 1.300 VITTIME CIVILI, DISTRUTTE QUASI 8.000 CASE
In queste ore è salito da entrambe le parti il bilancio delle vittime, all’undicesimo giorno dallo scoppio della guerra in Medio Oriente: mentre gli Stati Uniti piangono il settimo marine ucciso ieri nei combattimenti, in Israele fonti ufficiali parlano di undici vittime, con il secondo operaio raggiunto da un attacco iraniano ieri a Tel Aviv che stamani non è sopravvissuto alle ferite. Ma è in Iran la stima più pesante. All’Onu l’ambasciatore Iravani ha indicato “oltre 1.332 civili uccisi e la distruzione di 9.669 obiettivi civili, tra cui 7.943 abitazioni, 1617 centri commerciali e per i servizi, 35 tra ospedali, farmacie e centri sanitari, 9 edifici della Mezzaluna rossa iraniana e 63 scuole” attraverso “200 città” in tutto il Paese. Dati che ieri, secondo il ministero della Salute iraniano, comprendevano 200 minori e undici operatori umanitari. La vittima più giovane aveva otto mesi, la più anziana 88.
ANCORA BOMBE SULL’IRAN
Nella capitale, dalla notte scorsa i bombardamenti hanno continuato ad essere intensi, mentre ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump affermava che “la guerra finirà in fretta” e che, nonostante sia “ancora presto per parlarne”, la possibilità di sequestrare il petrolio iraniano “non è da escludersi”.
All’emittente Al Jazeera il viceministro della Salute Ali Jafarian ha indicato inoltre il 12mila il numero dei feriti e avvertito anche delle conseguenze negative per la salute degli abitanti di Teheran, su cui fino a ieri pomeriggio ha gravato una densa nuvola di fumo nero, risultato dei bombardamenti di sabato contro i depositi petroliferi di Aghdasieh e Shahran e contro una raffineria, tutti siti prossimi alla capitale. Israele ha rivendicato i raid, sostenendo che tali depositi di carburante fossero indispensabili all’approvvigionamento dei mezzi militari.
I RISCHI DELLE BOMBE SONO ANCHE AMBIENTALI
Secondo Jafarian, “non è una questione militare ma un obiettivo militare”, evidenziando che oltre ai danni alle vie respiratorie a cui i civili potrebbero andare incontro respirando le sostanze chimiche sprigionate dagli incendi, la nuvola tossica inquinerà anche le falde acquifere e i terreni. Attacchi si registrano parallelamente anche contro lo Stato di Israele e la Cisgiordania occupata, con le difese antimissilistiche israeliane che lavorano a pieno regime per fermarei colpi iraniani.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

