La lectio magistralis del presidente della Repubblica a Firenze per la laurea honoris causa
L’Università degli studi di Firenze ha conferito al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la laurea magistrale honoris causa in “Politica, Istituzioni e Mercato”. La cerimonia si inserisce nell’ambito delle celebrazioni dei 150 anni della Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” e si è svolta al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.
L’evento è stato aperto dal saluto della Rettrice Alessandra Petrucci, cui hanno fatto seguito gli interventi del Direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, Alessandro Chiaramonte, e del Presidente della Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri”, Andrea Lippi. La Presidente del corso di laurea in Politica, Istituzioni e Mercato, Maria Grazia Pazienza, ha pronunciato la Laudatio.
La Lectio Doctoralis del Presidente
“Avverto l’alto onore che mi viene fatto con il conferimento della Laurea Honoris Causa in Politica, Istituzioni e Mercato ed esprimo la mia riconoscenza al Consiglio di Corso di laurea. Centocinquanta anni fa, la Scuola di Scienze sociali – di cui qui sono presenti i diretti discendenti – nacque con il proposito di formare la dirigenza dell’Italia da poco unificata. L’obiettivo era quello di conferire ai giovani disponibili a dedicarsi alla vita pubblica una moderna preparazione, con la confluenza di studi giuridici, storici, economici, sociali. Una formazione non rivolta al passato, ma con lo sguardo alla contemporaneità.
Finalità dell’insegnamento era quella di fornire ai giovani, chiamati a svolgere compiti di dirigenza, strumenti di interpretazione e di capacità di iniziativa nella vita sociale. Quella di dotarli di spirito critico, di capacità di ragionamento, orientata alla soluzione dei problemi, in grado di affrontare le sfide del tempo, di ogni tempo. La Cesare Alfieri in questi centocinquanta anni ha rispettato quell’impegno” dice Mattarella.
“Vorrei cogliere l’occasione – prosegue – di sottolineare come la nostra Assemblea Costituente si giovò in grande misura del contributo di uomini di cultura, di studiosi di diverso orientamento che ne entrarono a far parte, accanto alla componente più schiettamente politica. La cultura e la scienza sono per loro autentica natura aperte all’interlocuzione, non pretendono di possedere verità assolute, sono inclini a trovare punti di incontro, a raggiungere mediazioni, senza rinunciare ad affermare principi e valori. Questo rese possibile la nostra Costituzione: una collaborazione autentica e profonda, tra studiosi e rappresentanti politici, nel porre le basi per la rinascita dell’Italia nel segno della democrazia. I padri costituenti si rivelarono capaci di indicare a un popolo devastato dalla guerra, sofferente e disorientato, una prospettiva di futuro, una società aperta da realizzare insieme, nella condivisione dei diritti fondamentali, nella libertà, nel pluralismo delle istituzioni, promuovendo un’economia libera e orientata all’utilità sociale, la cooperazione e la pace come obiettivo delle relazioni internazionali. Negli anni Ottanta, una serie di fortunate circostanze portò alla Cesare Alfieri esponenti di rilievo dell’economia pubblica.
Contemporaneamente vi insegnarono Fausto Vicarelli, Ezio Tarantelli – ucciso dalle Brigate Rosse per il suo impegno nell’accordo tra governo e sindacati per modificare la scala mobile – e un giovane Mario Draghi, che ebbe a Firenze la sua prima cattedra e che tra qualche settimana riceverà ad Aquisgrana il Premio Carlo Magno. Fu sempre qui che, all’alba dell’avvento della società della televisione, Giovanni Bechelloni – scomparso poche settimane addietro – e Milly Buonanno hanno compreso e documentato il potere sociale e politico dell’intrattenimento. Il contributo di tutte queste personalità alla vita italiana non è stato soltanto di carattere tecnico. Vi è stato sovente un servizio alle Istituzioni improntato all’approfondimento e, al contempo, al dialogo, al confronto, alla ricerca di soluzioni condivise, superando steccati e pregiudizi.
Da questa Università è venuto anche un forte contributo agli studi dei rapporti tra Stato e Chiesa. La Cesare Alfieri ha contribuito alla definizione delle relazioni fra le due sponde del Tevere nonché alla loro reciproca comprensione e feconda collaborazione per il bene dell’Italia. Vanno ricordati i lavori di Spadolini – nei cui confronti nutro un ricordo carico di riconoscenza – e quelli di Margiotta Broglio – cui rivolgo i miei auguri -, che ha fornito un importante contributo alla revisione del Concordato nel 1984.
Consentitemi di aggiungere un ricordo personale, perché, nel corso dei miei impegni istituzionali, ho avuto con loro, con entrambi, occasione di incontri, sempre proficui e collaborativi. Sulla scorta degli ambiziosi obiettivi affidati, sin dalla sua nascita, alla Cesare Alfieri, un’esperienza di grande significato per il progetto di formazione di dirigenti è stato, ed è, il Seminario di studi e ricerche parlamentari. Il Seminario ha fornito dirigenti che sono andati a irrobustire le nostre istituzioni, non soltanto quelle parlamentari, e ha alimentato anche professionalità presenti nella società, dal mondo dell’economia a quello del giornalismo.
Il fondatore della Cesare Alfieri esortava i docenti a dare ai giovani “buone vettovaglie” e di fornirli di ”buone armi per tutta la campagna della vita militante”.
Questo proposito appare oggi quanto mai essenziale perché la contemporaneità sta imponendo sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli assetti e sugli ambiti istituzionali.
I social hanno modificato il modo di comunicare, cambiando relazioni sociali e modo di operare anche nella vita politica. L’intelligenza artificiale sta modificando forme e modalità di lavoro e innumerevoli e ancora indefiniti aspetti della vita nel mondo. Un contributo fondamentale, in questo quadro, a una convivenza più giusta e più libera deve vedere protagonisti il mondo della cultura e istituzioni come la Cesare Alfieri. La tecnologia e la scienza sembrano avere oggi bisogno soprattutto di un nuovo e vigoroso apporto di carattere umanistico. Di una nuova ricomposizione dell’unicità del sapere, sempre più avvertita e concretamente sviluppata da discipline che un tempo apparivano estranee le une alle altre.
Vi è l’esigenza di rimettere al centro la persona, i valori umani e universali, il senso di comunità che accresce il valore delle relazioni tra le persone, del rispetto e del reciproco riconoscimento di dignità e di diritti.
Occorre, come hanno fatto tanti di coloro che hanno operato in questa Scuola, in questo Ateneo, dedicarsi allo studio con passione, nei diversi ambiti della conoscenza affinché i nuovi confini del sapere possano essere esplorati e coltivati per realizzare il benessere collettivo che muove dalla centralità della persona – ripeto -, di ciascuna persona, dei suoi diritti e dei suoi doveri”.
