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Crosetto smentisce Il Fatto: “Nessun affare Indonesia, ora azioni legali”

guido crosetto

La replica del Ministero della Difesa dopo la pubblicazione dell’articolo ‘Crosetto, l’uomo di Dubai e il ricco affare indonesiano’ riportato oggi sul quotidiano

‘In relazione all’articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 7 marzo 2026 a firma del giornalista Marco Lillo, dal titolo ‘Crosetto, l’uomo di Dubai e il ricco affare indonesiano’, si rende necessario ristabilire con chiarezza i fatti e smentire una ricostruzione costruita su insinuazioni, interpretazioni arbitrarie di documenti e una rappresentazione gravemente fuorviante della realtà’. Così il ministero della Difesa in una nota. ‘Il titolo dell’articolo- prosegue il ministero- accosta in modo suggestivo il nome del Ministro alla formula ‘affare Indonesia’ e alla figura dell’uomo di Dubai’, costruendo nel lettore l’idea di un coinvolgimento del Ministro in vicende improprie o opache. Tale accostamento non ha alcun riscontro nei fatti. La narrazione proposta dall’articolo si fonda principalmente su una lettera proveniente dalla controparte indonesiana, datata 25 settembre 2025, utilizzata impropriamente per suggerire l’esistenza di accordi o meccanismi decisionali che non sono mai esistiti né sono mai stati accettati dall’Italia. Non esiste infatti alcun ‘affare Indonesia’ riconducibile al Ministro della Difesa né al Ministero. Non esistono atti o decisioni assunte dal Ministro che possano essere interpretati in tal senso. Le procedure di procurement della Difesa non coinvolgono il Ministro nelle decisioni tecniche e amministrative, che sono invece di competenza delle strutture amministrative competenti’.

LA REPLICA DEL MINISTERO

Per il ministero della Difesa, quindi, ‘è necessario chiarire alcuni punti in modo inequivocabile. Primo. NESSUNO dei contenuti della citata lettera è stato accettato, recepito o fatto proprio dal Ministero della Difesa italiano. Le ipotesi e le modalità prospettate unilateralmente dalla controparte indonesiana non hanno mai trovato alcuna adesione da parte italiana. Secondo. I soli documenti negoziati tra le parti – Letter of Intent e Joint Statement – hanno esclusivamente la funzione di ricondurre ogni eventuale cooperazione tra i due Paesi nel pieno rispetto della legislazione nazionale italiana e della normativa europea. In tali documenti non è stato recepito alcuno dei contenuti della lettera citata nell’articolo, né è stato previsto alcun ruolo nelle modalità ipotizzate’.

E ancora: ‘Terzo. È inoltre necessario ricordare che la Letter of Intent e il Joint Statement non costituiscono accordi internazionali ratificati e non producono alcun effetto giuridico o finanziario vincolante. Si tratta di strumenti preliminari di natura esclusivamente programmatica. Quarto. La lettera richiamata nell’articolo non ha ricevuto alcun riscontro da parte del Ministero della Difesa italiano, neppure una risposta di mera cortesia, proprio perché i contenuti prospettati non sono stati ritenuti ricevibili o compatibili con il quadro normativo vigente. Quinto. Di conseguenza le Commissioni parlamentari non sono state investite della questione, semplicemente perché nessuno dei contenuti della citata lettera è stato accettato o recepito nel quadro dei rapporti istituzionali tra i due Stati. Paradossalmente, avrebbe avuto più rilievo informare le Commissioni di un eventuale biglietto di auguri ricevuto dalla controparte indonesiana, al quale almeno è stata data risposta di cortesia’.

Prosegue il ministero della Difesa: ‘Sesto. Stupisce inoltre che un giornalista esperto non abbia ritenuto opportuno verificare adeguatamente le informazioni ricevute. L’intera ricostruzione dell’articolo si basa infatti su una lettera ricevuta via email, che non è stata neppure trasmessa attraverso i canali diplomatici o istituzionali ordinariamente utilizzati, quali ad esempio l’Addetto militare o altri canali ufficiali tra le amministrazioni competenti. Proprio per questa ragione tale comunicazione non ha mai assunto alcun carattere di ufficialità ed è stata conseguentemente ignorata, non essendo stata ritenuta un documento idoneo ad avviare alcun processo formale o negoziale. Un semplice confronto con i documenti ufficiali già disponibili presso la Commissione Difesa sarebbe stato sufficiente per constatare con immediatezza la totale infondatezza delle tesi sostenute nell’articolo, evitando di costruire un presunto scoop su un documento privo di qualsiasi valore istituzionale’.

‘Settimo. Colpisce inoltre che nell’articolo venga più volte citato il Ministro della Difesa Guido Crosetto, lasciando intendere un suo coinvolgimento nelle vicende descritte. Il giornalista sa perfettamente che tutte le procedure di procurement della Difesa non coinvolgono il Ministro, che infatti non compare in alcuno dei documenti citati o richiamati. Il riferimento al Ministro appare dunque funzionale esclusivamente a costruire un collegamento suggestivo nel titolo’. Il giornalista, dice ancora il ministero della Difesa nella nota, ‘ha dovuto ammettere che i dati reali dimostrano esattamente il contrario di quanto si tentava di rappresentare e cioè che i dati dimostrano che, purtroppo per la società DRASS, alla nomina del Ministro Crosetto è corrisposto un calo verticale, nell’ordine del 99% del fatturato delle commesse di DRASS con la Marina Militare Italiana. Ottavo. È inoltre opportuno ricordare che già nella giornata del 6 marzo la medesima testata giornalistica aveva pubblicato un ulteriore articolo fondato su tesi non verificate e prive di riscontro, rispetto al quale è già stata avviata un’azione legale. Nono. Duole constatare che anche in questa occasione si renda necessario procedere nello stesso modo, soprattutto alla luce di un comportamento giornalistico caratterizzato da accanimento e continue azioni disturbatorie, consistite in decine di telefonate e messaggi indirizzati agli uffici competenti ed al Ministro anche durante attività parlamentare, fino ad arrivare a ultimatum serali all’Ufficio stampa della Difesa – come quello inviato nella serata di venerdì alle ore 19:00 – con cui si ‘concedevano’ due ore di tempo all’ufficio stampa per fornire risposte’.

Alla luce di quanto sopra, tutte le domande poste nell’articolo trovano una sola risposta possibile: NO. No, i contenuti della lettera non sono stati accettati. No, non sono stati recepiti negli accordi bilaterali. No, non è stato attribuito alcun ruolo operativo nelle modalità ipotizzate. No, non vi è stato alcun coinvolgimento delle Commissioni parlamentari su tali contenuti’. ‘L’articolo si fonda quindi su un documento privo di qualsiasi effetto politico, amministrativo o giuridico, trasformato artificiosamente in un presunto ‘caso’ attraverso una ricostruzione che non trova alcun riscontro nei fatti. Tenuto conto dell’annunciata interrogazione parlamentare relativa alla cessione della nave Garibaldi alla Marina Militare indonesiana, il Ministro della Difesa Guido Crosetto sarà ben lieto di inviare alle Camere una risposta dettagliata, informando compiutamente il Parlamento e facendo piena luce sui fatti, anche presso le competenti Commissioni parlamentari, dove – come noto – è attualmente in corso la procedura per l’autorizzazione alla cessione, così da evidenziare le congetture e le illazioni diffamatorie che sono state strumentalmente costruite ai danni del Dicastero e dei suoi vertici’. Inoltre, conclude il ministero, ‘è importante sottolineare che la scelta di sottoporre la procedura di cessione di nave Garibaldi al vaglio parlamentare è stata espressamente adottata dalle strutture tecniche competenti dell’Amministrazione della Difesa proprio per garantirne la massima trasparenza. La procedura, pertanto, non è stata avviata né condotta in modo opaco o riservato, ma è stata formalmente trasmessa alle Camere per l’esame previsto dall’ordinamento. Tenuto conto dei continui articoli dichiaratamente, come dimostrato, falsi e diffamatori pubblicati su Il Fatto Quotidiano, il Ministero della Difesa e le persone oggetto delle affermazioni diffamatorie tuteleranno il proprio operato, la propria reputazione e la correttezza dell’azione istituzionale nelle opportune sedi legali’.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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